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    La Malvasia Gilli si rinnova con il tappo a vite: praticità e freschezza in chiave contemporanea

    Cascina Gilli annuncia che la sua Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC Gilli, tra i vini maggiormente rappresentativi dell’azienda, sarà proposta con tappo a vite a partire dalla vendemmia 2024. Una scelta che unisce praticità di consumo, attenzione alle nuove tendenze di mercato e volontà di rinnovamento da parte della cantina piemontese che dal 1985 ha fatto della valorizzazione dei vitigni autoctoni la sua missione.«Da sempre Cascina Gilli si pone l’obiettivo di dare nuova forza espressiva ai vitigni autoctoni del Monferrato, rendendoli attuali, accessibili e attraenti per le nuove generazioni di appassionati» dichiara Davide Gasperini, Owner & Business Director dell’azienda. «Abbiamo scelto di adottare il tappo a vite per uno dei nostri prodotti più iconici perché riteniamo sia comodo, sicuro e perfetto per un vino giovane, aromatico e dalla beva immediata come la nostra Malvasia. Crediamo che innovare la forma – senza alterare la sostanza – sia il modo migliore per far continuare a vivere vitigni unici come la Malvasia di Schierano».
    Questa novità permette di assaporare la stessa Malvasia aromatica, delicatamente effervescente e dalla bassa gradazione alcolica di sempre, con una chiusura più pratica e smart.
    Dalla vigna alla bottiglia: la Malvasia di Schierano
    La Malvasia di Schierano è un vitigno autoctono piemontese a bacca rossa, coltivato in particolare nella zona dell’Alto Monferrato, tra Castelnuovo Don Bosco e il piccolo borgo di Schierano, da cui prende il nome. Per lungo tempo la Malvasia di Schierano è stata utilizzata per la produzione di vini da dessert destinati a un consumo locale e familiare, vinificata spesso con metodi artigianali.
    La Malvasia Gilli attinge dalla tradizione del territorio, elevandola attraverso un processo di produzione meticoloso, pensato per esaltare l’integrità aromatica del vitigno. Le uve, raccolte a mano dopo un’accurata selezione nei vigneti collinari di proprietà a Castelnuovo Don Bosco, vengono diraspate e pigiate delicatamente. Segue una breve macerazione a contatto con le bucce, con l’obiettivo di estrarre colore senza incrementare il tenore alcolico.
    Il mosto ottenuto viene quindi filtrato e conservato a bassa temperatura, così da preservare intatti i profumi varietali e la freschezza. La fermentazione alcolica avviene in autoclave con lieviti selezionati, fino a raggiungere la tipica vivacità e la moderata alcolicità che contraddistinguono questo vino. L’imbottigliamento avviene solo dopo una microfiltrazione accurata, indispensabile per evitare fermentazioni spontanee degli zuccheri residui e garantire una perfetta stabilità del prodotto in bottiglia.
    Malvasia Gilli: fresco, aromatico, dissetante, perfetto per l’estate
    La Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC Gilli si presenta con un colore rosso rubino brillante con riflessi porpora e spuma delicata, e al naso sprigiona un bouquet intenso e fragrante di frutti rossi e petali di rosa. Il sorso è dolce, vivace, leggero e rinfrescante, con una moderata alcolicità (5,5% gradi alcolici) e un’effervescenza delicata che la rende particolarmente adatta ai mesi estivi.
    Ideale con dolci da forno, crostate di frutta, cioccolato fondente, ma anche con taglieri di salumi, la Malvasia Gilli è una compagna versatile per aperitivi, dessert o brindisi serali all’aperto. Grazie al tappo a vite, può essere aperta e richiusa facilmente, mantenendo intatta la sua freschezza anche dopo l’apertura.
    Cascina Gilli
    Dal 1983, Cascina Gilli si dedica alla valorizzazione di una selezione di vitigni autoctoni del Monferrato, a partire dalla Freisa, varietà poliedrica e contemporanea. La tenuta si trova a Castelnuovo Don Bosco, nel Monferrato Astigiano, una delle zone del Piemonte ancora tutta da scoprire. Qui vengono coltivati 12 ettari di vigneti di proprietà, impiantati a barbera, malvasia, freisa e bonarda, distribuiti tra le colline argillose delle Marne di Sant’Agata.
    Dopo quarant’anni di attività, l’azienda sceglie di evolversi e rinnovarsi. Paolo Vergnano, figlio del fondatore Gianni, assume la guida affiancato da due nuovi soci, Davide Gasperini e Federico Mussetto. Una squadra che porta nuove competenze e l’intento di valorizzare un territorio e vitigni unici, anche attraverso il recupero di un luogo storico: una cascina del ’700, trasformata in spazio di incontro e centro di promozione della cultura locale.
    Tra i vini più rappresentativi si annoverano la Freisa d’Asti DOC – raffinata, elegante, profumata – e la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC, aromatica e senza tempo. Nel solco di una filosofia produttiva autentica, queste etichette diventano oggi espressione concreta del lavoro di custodia e valorizzazione del patrimonio viticolo autoctono. More

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    Vino, sondaggio UIV: per le imprese dazi al 10% avranno impatto “alto” sul settore

    Nessun brindisi al possibile accordo sui dazi al 10% per le imprese del vino italiano, che destinano verso gli Stati Uniti il 24% del proprio export per un valore, nel 2024, di 1,94 miliardi di euro. Secondo un sondaggio dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) tra le principali imprese del Paese, il danno stimato sul fatturato d’oltreoceano si attesterebbe infatti in una forchetta tra il 10 e il 12%, su cui influisce anche il cambio euro/dollaro. Il motivo è chiaro, per il 90% delle imprese intervistate (il cui giro d’affari aggregato supera i 3,2 miliardi di euro), i consumatori non sarebbero in grado di assorbire l’extra-costo allo scaffale determinato dal dazio al 10%. Da qui l’opinione condivisa in larga maggioranza dal panel che l’impatto per le imprese sarebbe complessivamente rilevante nel 77% dei casi: “medio alto” per il 61% e “molto alto” per il 16%.
    “Occorre ricordare – ha detto il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi – come il settore del vino sia tra i maggiormente esposti all’aumento delle barriere, in primo luogo perché la quota export statunitense arriva al 24%, contro una media del made in Italy che supera di poco il 10%, ma anche perché il vino è un bene voluttuario quindi con una maggior propensione alla rinuncia all’acquisto. Il danno ci sarebbe eccome – ha concluso Frescobaldi -, per le nostre imprese ma anche per la catena commerciale statunitense, che per ogni dollaro investito sul vino europeo ne genera 4,5 a favore dell’economia americana. In Italia saranno penalizzate in particolare le piccole imprese – molte di esse destinano oltreoceano fino al 50% del proprio fatturato – o le denominazioni bandiera negli Usa, come il Moscato d’Asti, il Pinot grigio, il Chianti, il Prosecco, il Lambrusco e altri”. More

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    Appius: dove il vino incontra l’arte e abita il tempo

    C’è un nuovo spazio nel cuore dell’Alto Adige, e non è solo una cantina: è una dichiarazione d’intenti, un gesto estetico, un invito alla contemplazione. La Cantina San Michele Appiano ha dato forma a un sogno che aveva preso vita più di dieci anni fa nella mente del suo storico enologo Hans Terzer: Appius, la cuvée simbolo di eleganza e visione, ha oggi il suo “tempio”.

    Inaugurata tra il 2023 e il 2024, la nuova cantina dedicata ad Appius è molto più di un luogo produttivo. È un ambiente immersivo, pensato per accogliere e raccontare, dove l’architettura si intreccia con la filosofia di un vino che guarda sempre avanti, ma senza mai perdere il senso del tempo. Un tempo lungo, profondo, fatto di affinamenti, di attese, di dettagli.

    Hans Terzer

    Il progetto, firmato dall’architetto Walter Angonese, si sviluppa a partire da spazi preesistenti, trasformati con rigore e sensibilità in una sala di circa 270 metri quadrati dominata da geometrie pulite e colori netti. Le pareti nere, rivestite in piastrelle ceramiche, dialogano con i riflessi caldi dei 14 serbatoi tronco-conici in acciaio satinato color bronzo: forme disegnate su misura, ispirate all’eleganza della bottiglia di Appius, ma con una funzione precisa – aumentare il contatto con i lieviti durante l’affinamento.

    Al centro, come un cuore silenzioso, una sala degustazione di 30 metri quadrati riceve la luce naturale da una finestra zenitale: qui, il contrasto tra il nero e il rovere chiaro racconta di equilibrio e profondità. Tutto intorno, le bottiglie delle annate precedenti disposte come opere d’arte: nero e oro, vetro e luce, tempo e materia.

    «Abbiamo voluto creare uno spazio che fosse ispirante – spiega Jakob Gasser, attuale enologo della cantina – dove il vino potesse dialogare con il tempo e con la bellezza, in modo discreto ma intenso».

    Appius. Arte. Amore. Alto Adige.

    Non poteva mancare il gesto artistico. Una volta terminato il progetto architettonico, è nata l’idea di rendere ancora più forte il legame tra estetica e vino attraverso un’opera d’arte. La scelta è ricaduta su Robert Pan, artista bolzanino noto per le sue creazioni astratte in resina e pigmenti. Il suo linguaggio visivo – stratificato, vibrante, luminoso – ha offerto la chiave per un racconto parallelo, una “traduzione” dell’anima di Appius.

    L’opera realizzata per la cantina è stata scomposta in dieci frammenti, diventati etichette in resina per un’edizione limitata e speciale di Appius 2019. Un connubio tra vino e arte contemporanea che va oltre la funzione e si fa esperienza sensoriale e culturale.

    In un mondo che spesso corre veloce, la nuova cantina di Appius è un invito a rallentare, ad ascoltare, ad assaporare. Un esempio raro di come l’architettura possa tradurre un’idea di vino in uno spazio vivo, dove ogni dettaglio – dai serbatoi alle luci, dalle bottiglie all’opera d’arte – racconta la coerenza di un’identità.

    Un’identità fondata su una convinzione semplice e assoluta, che a San Michele Appiano si tramanda da più di un secolo: la qualità non conosce compromessi. More

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    Appius: dove il vino incontra l’arte e abita il tempo

    C’è un nuovo spazio nel cuore dell’Alto Adige, e non è solo una cantina: è una dichiarazione d’intenti, un gesto estetico, un invito alla contemplazione. La Cantina San Michele Appiano ha dato forma a un sogno che aveva preso vita più di dieci anni fa nella mente del suo storico enologo Hans Terzer: Appius, la cuvée simbolo di eleganza e visione, ha oggi il suo “tempio”.

    Inaugurata tra il 2023 e il 2024, la nuova cantina dedicata ad Appius è molto più di un luogo produttivo. È un ambiente immersivo, pensato per accogliere e raccontare, dove l’architettura si intreccia con la filosofia di un vino che guarda sempre avanti, ma senza mai perdere il senso del tempo. Un tempo lungo, profondo, fatto di affinamenti, di attese, di dettagli.

    Hans Terzer

    Il progetto, firmato dall’architetto Walter Angonese, si sviluppa a partire da spazi preesistenti, trasformati con rigore e sensibilità in una sala di circa 270 metri quadrati dominata da geometrie pulite e colori netti. Le pareti nere, rivestite in piastrelle ceramiche, dialogano con i riflessi caldi dei 14 serbatoi tronco-conici in acciaio satinato color bronzo: forme disegnate su misura, ispirate all’eleganza della bottiglia di Appius, ma con una funzione precisa – aumentare il contatto con i lieviti durante l’affinamento.

    Al centro, come un cuore silenzioso, una sala degustazione di 30 metri quadrati riceve la luce naturale da una finestra zenitale: qui, il contrasto tra il nero e il rovere chiaro racconta di equilibrio e profondità. Tutto intorno, le bottiglie delle annate precedenti disposte come opere d’arte: nero e oro, vetro e luce, tempo e materia.

    «Abbiamo voluto creare uno spazio che fosse ispirante – spiega Jakob Gasser, attuale enologo della cantina – dove il vino potesse dialogare con il tempo e con la bellezza, in modo discreto ma intenso».

    Appius. Arte. Amore. Alto Adige.

    Non poteva mancare il gesto artistico. Una volta terminato il progetto architettonico, è nata l’idea di rendere ancora più forte il legame tra estetica e vino attraverso un’opera d’arte. La scelta è ricaduta su Robert Pan, artista bolzanino noto per le sue creazioni astratte in resina e pigmenti. Il suo linguaggio visivo – stratificato, vibrante, luminoso – ha offerto la chiave per un racconto parallelo, una “traduzione” dell’anima di Appius.

    L’opera realizzata per la cantina è stata scomposta in dieci frammenti, diventati etichette in resina per un’edizione limitata e speciale di Appius 2019. Un connubio tra vino e arte contemporanea che va oltre la funzione e si fa esperienza sensoriale e culturale.

    In un mondo che spesso corre veloce, la nuova cantina di Appius è un invito a rallentare, ad ascoltare, ad assaporare. Un esempio raro di come l’architettura possa tradurre un’idea di vino in uno spazio vivo, dove ogni dettaglio – dai serbatoi alle luci, dalle bottiglie all’opera d’arte – racconta la coerenza di un’identità.

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    Appius: dove il vino incontra l’arte e abita il tempo

    C’è un nuovo spazio nel cuore dell’Alto Adige, e non è solo una cantina: è una dichiarazione d’intenti, un gesto estetico, un invito alla contemplazione. La Cantina San Michele Appiano ha dato forma a un sogno che aveva preso vita più di dieci anni fa nella mente del suo storico enologo Hans Terzer: Appius, la cuvée simbolo di eleganza e visione, ha oggi il suo “tempio”.

    Inaugurata tra il 2023 e il 2024, la nuova cantina dedicata ad Appius è molto più di un luogo produttivo. È un ambiente immersivo, pensato per accogliere e raccontare, dove l’architettura si intreccia con la filosofia di un vino che guarda sempre avanti, ma senza mai perdere il senso del tempo. Un tempo lungo, profondo, fatto di affinamenti, di attese, di dettagli.

    Hans Terzer

    Il progetto, firmato dall’architetto Walter Angonese, si sviluppa a partire da spazi preesistenti, trasformati con rigore e sensibilità in una sala di circa 270 metri quadrati dominata da geometrie pulite e colori netti. Le pareti nere, rivestite in piastrelle ceramiche, dialogano con i riflessi caldi dei 14 serbatoi tronco-conici in acciaio satinato color bronzo: forme disegnate su misura, ispirate all’eleganza della bottiglia di Appius, ma con una funzione precisa – aumentare il contatto con i lieviti durante l’affinamento.

    Al centro, come un cuore silenzioso, una sala degustazione di 30 metri quadrati riceve la luce naturale da una finestra zenitale: qui, il contrasto tra il nero e il rovere chiaro racconta di equilibrio e profondità. Tutto intorno, le bottiglie delle annate precedenti disposte come opere d’arte: nero e oro, vetro e luce, tempo e materia.

    «Abbiamo voluto creare uno spazio che fosse ispirante – spiega Jakob Gasser, attuale enologo della cantina – dove il vino potesse dialogare con il tempo e con la bellezza, in modo discreto ma intenso».

    Appius. Arte. Amore. Alto Adige.

    Non poteva mancare il gesto artistico. Una volta terminato il progetto architettonico, è nata l’idea di rendere ancora più forte il legame tra estetica e vino attraverso un’opera d’arte. La scelta è ricaduta su Robert Pan, artista bolzanino noto per le sue creazioni astratte in resina e pigmenti. Il suo linguaggio visivo – stratificato, vibrante, luminoso – ha offerto la chiave per un racconto parallelo, una “traduzione” dell’anima di Appius.

    L’opera realizzata per la cantina è stata scomposta in dieci frammenti, diventati etichette in resina per un’edizione limitata e speciale di Appius 2019. Un connubio tra vino e arte contemporanea che va oltre la funzione e si fa esperienza sensoriale e culturale.

    In un mondo che spesso corre veloce, la nuova cantina di Appius è un invito a rallentare, ad ascoltare, ad assaporare. Un esempio raro di come l’architettura possa tradurre un’idea di vino in uno spazio vivo, dove ogni dettaglio – dai serbatoi alle luci, dalle bottiglie all’opera d’arte – racconta la coerenza di un’identità.

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    Consorzio Asti DOCG: al via la prima sperimentazione sulle varietà aromatiche resistenti (PIWI) in piemonte

    Individuare soluzioni innovative per mantenere la produzione di qualità e tipicità coniugandole con la sostenibilità ambientale. È questo l’obiettivo del progetto sperimentale avviato dall’Istituto di Istruzione Superiore Umberto I di Alba in collaborazione con il Consorzio Asti Docg. Lo studio mira a valutare le potenzialità viticolo-enologiche di varietà aromatiche resistenti alle principali malattie fungine, con un approccio rispettoso dell’ambiente e, al tempo stesso, dell’identità produttiva territoriale.
    “I cambiamenti climatici ci impongono di ripensare l’intero approccio produttivo anche nel nostro settore – afferma Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg –. In Piemonte, finora, non erano mai state studiate varietà aromatiche resistenti. Come Consorzio, abbiamo quindi deciso di partecipare attivamente a questo progetto, mettendo a disposizione il nostro know-how sul vitigno Moscato Bianco. Solo attraverso la ricerca possiamo infatti individuare soluzioni tecniche innovative per una viticoltura sempre più avanzata e sostenibile.”
    L’attività di ricerca contempla la coltivazione di un campo di proprietà dell’Istituto individuato nel comune di Alba e uno di proprietà di un’ azienda socia dell’ente consortile. In entrambi i siti sarà presente il Moscato Bianco come varietà di riferimento, affiancato da varietà resistenti selezionate per la sperimentazione. La prima ad essere introdotta sarà il Muscaris (mediante la tecnica di sovrainnesto T-bud) mentre sono al vaglio studi per l’eventuale inserimento di altre varietà resistenti aromatiche. Dal 2026 e per tre anni, saranno eseguiti rilievi fenologici settimanali (dal germogliamento alla filloptosi), analisi produttive (fertilità in fioritura, produzione media per ceppo e peso medio dei grappoli) e rilievi fitosanitari per monitorare la resistenza a peronospora, oidio, botrite, giallumi infettivi e fitoplasmosi. Ogni varietà sarà testata su 50 piante sovrainnestate, con aggiornamenti annuali delle schede tecniche e della planimetria sperimentale. La vinificazione sarà condotta secondo un protocollo standard per vino bianco fermo, al fine di valutare le caratteristiche organolettiche delle varietà in prova.
    Al termine del progetto e sulla base di risultati ottenuti, si potrà procedere con la presentazione della domanda di iscrizione dei vitigni resistenti aromatici tra quelli eventualmente autorizzati alla coltivazione in Piemonte. More

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    Bererosa 2025, quattordicesima edizione di Bererosa per celebrare i rosati italiani

    Torna Bererosa nei suggestivi spazi aperti di Villa Appia Antica, la location che da cinque anni celebra i grandi vini rosati fermi e con le bollicine del Belpaese, una produzione che fa dell’aspetto qualitativo e identitario i suoi punti di forza. Appuntamento martedì 1 luglio dalle 17 alle 23 per conoscere, tra alberi secolari e vestigia della Roma antica, una selezione di oltre 130 etichette in rappresentanza delle migliori produzioni rosé dal nord al sud della Penisola, alla scoperta dei vini rosati più iconici di ogni regione.“I vini rosa a indicazione geografica nel 2024 hanno contato un milione e 450 mila ettolitri prodotti – racconta Francesco D’Agostino direttore di Cucina & Vini – perdendo circa ottantamila ettolitri rispetto al 2021 (5,3%), di cui quasi sessantamila da ascrivere alla Doc Prosecco, le cui variazioni hanno origine diverse, legate e movimenti di mercato globali. Infatti, resta largamente la regione leader con circa 460.000 ettolitri prodotti, seguita da Emilia Lambrusco Igt vicina a 135.000 ettolitri. Per quanto riguarda il complesso dei vini rosati nel 2024 abbiamo prodotto vini rosa per circa due milioni e centocinquantamila ettolitri, registrando una riduzione del 7,6 % sul 2021. In sostanza la produzione di origine certificata tiene, mentre continua il processo di riduzione delle produzioni più semplici che non dichiarano l’origine”.
    Come ogni anno, Bererosa si svolgerà con la formula del Walk Around Tasting, che permetterà al pubblico di degustare etichette di assoluto pregio, passeggiando liberamente nell’incantevole Villa Appia Antica, abbinandole a una grande selezioni di proposte food.  Dalle specialità di mare di Pescaria, la catena di ristoranti made in Puglia, con i loro panini con il pesce, tutti disponibili anche in versione vegetariana, e i cartocci di fritti sia di pesce che di verdure, all’immancabile pizza romana farcita con la mortadella del food truck Sfornaio.
    Ci saranno inoltre le Cosmic Crisp, le mele del futuro nate dall’incrocio tra le varietà Enterprise e Honeycrisp, da conoscere anche con un giro sulla mongolfiera Cosmic Crisp. Non mancherà uno spazio dedicato agli oli extravergini di oliva selezionati da Olives Road e, inoltre, l’intero percorso degustazione sarà supportato dall’utilizzo dei calici di altissimo livello di VDGlass.
    COLPO D’OCCHIO
    Bererosa 2025Martedì 1 lugliodalle 17 alle 23Parco dell’Appia AnticaVia Pompeo Licinio, 87Roma
    Biglietteria onlineBiglietteria disponibile anche alla manifestazioneInfo: [email protected]; 0698872584 More

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    Enoturismo in Alto Adige: cosa fare d’estate tra cantine, natura e sport

    L’Alto Adige non è solo una terra di paesaggi mozzafiato, ma anche patria di vini eccellenti e di esperienze enoturistiche uniche. Con l’estate, le dolci colline e i pendii soleggiati si trasformano in un mosaico di vigne e profumi: un invito a esplorare, gustare e lasciarsi ispirare.La novità per l’estate 2025 è la Wine&Bike Alto Adige Collection, un progetto realizzato dal Consorzio Vini Alto Adige in collaborazione con IDM Südtirol, che unisce cicloturismo ed enologia. Otto tour tematici, più di 100 cantine coinvolte, degustazioni, esperienze tra i vigneti e percorsi personalizzati consultabili tramite l’app Komoot. I percorsi hanno ognuno un tema particolare ed il turista può scegliere quello che preferisce: Vino & architettura lungo la Strada del Vino dell’Alto Adige; Tour del Pinot Bianco nell’Oltradige: da Caldaro ad Appiano; Sulle tracce di un grande classico dell’Alto Adige: le colline di Santa Maddalena; Dal Gewürztraminer al Pinot Nero: lungo la Strada del Vino dell’Alto Adige; Fascino mediterraneo: tra i vigneti della conca di Merano; La zona vinicola più settentrionale a sud delle Alpi: un tour in Valle Isarco; Un itinerario circolare in Val Venosta: aspra, secca, spettacolare; Castelli, vigneti e cantine prestigiose: lungo la Valle dell’Adige tra Bolzano e Merano.
    Il territorio vinicolo dell’Alto Adige offre ai ciclisti una rete ben articolata di piste ciclabili che attraversa tutta la regione e, inoltre, essendo una regione vinicola relativamente piccola, le distanze tra le zone di produzione, le cantine e i luoghi d’interesse sono brevi e facili da percorrere; gli itinerari sono adatti a tutti i livelli di preparazione fisica. Dall’applicazione Komoot si può facilmente accedere alla Wine&Bike Alto Adige Collection e scegliere il percorso che si preferisce.
    Photo Credits: IDM Südtirol-Alto Adige/Alex Filz
    Per le esperienze in bicicletta c’è anche la possibilità di farsi guidare da uno dei Bike Wine Ambassador selezionati insieme all’Associazione Guide Mountain Bike Alto Adige: dei conoscitori del vino che accompagnano gli enoturisti in ciclo-tour personalizzati in tutte le aree vinicole dell’Alto Adige.
    Ad arricchire l’esperienza, la cucina locale propone piatti raffinati e autentici, perfettamente abbinati ai vini della regione. L’ospitalità incontra la cultura del vino e ogni anno viene celebrata con il Premio Alto Adige per la Cultura del Vino, attribuito a quelle realtà che sanno eccellere in capacità di abbinamento, selezione e servizio dei vini.
    Vivere l’enoturismo in Alto Adige significa abbracciare un viaggio lento e consapevole, dove ogni sorso racconta una storia. Qui il vino non si degusta solo a tavola: è cultura, paesaggio e architettura. Per scoprire l’anima autentica di questa regione si può camminare tra filari centenari, pedalare lungo itinerari panoramici e visitare cantine dal design sorprendente, dove tradizione e progetti innovativi si incontrano.
    Per scoprire ed essere sempre aggiornati sulle migliori esperienze enoturistiche e sugli appuntamenti enogastronomici in Alto Adige si può consultare il sito del Consorzio Vini Alto Adige www.vinialtoadige.com. More