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    Il valore del tempo: Cavazza presenta la sua nuova Cicogna

    Cavazza, storica realtà vitivinicola vicentina e punto di riferimento dei Colli Berici e del Gambellara, continua il rinnovamento della sua identità visiva e presenta il restyling dell’immagine della linea Cicogna, che racchiude i grandi vini rossi dell’azienda.“La linea Cicogna è il frutto di un progetto di viticoltura volto alla ricerca della qualità e della valorizzazione del terroir dei Colli Berici che va avanti da oltre trent’anni – spiega Stefano Cavazza, alla guida dell’azienda insieme ai cugini Andrea, Elisa e Mattia. Durante il percorso di rebranding intrapreso negli ultimi anni, abbiamo capito che volevamo dare ancora più risalto all’anima autentica e alla qualità della nostra linea premium, ma senza snaturare quel logo che negli anni è diventato un’icona di Cavazza. Ecco allora che l’immagine rinnovata riprende e valorizza i tratti originari delle prime etichette realizzate alla fine degli anni ’80, recuperandone le linee e le suggestioni in chiave moderna, diventando un ritorno alle radici capace di unire storia, territorio e visione futura.”
    Il nome Cicogna affonda le sue radici nella storia dei Colli Berici e richiama l’antica casata veneziana che scelse queste colline come luogo di villeggiatura e rifugio stagionale. Nei secoli passati, infatti, i nobili veneziani erano soliti possedere dimore tra i rilievi berici, dove trascorrevano i mesi invernali per sfuggire all’umidità e all’aria stagnante della laguna. La rete di canali che collegava Venezia all’entroterra rendeva questi luoghi facilmente raggiungibili e ne accresceva il fascino, trasformandoli in un rifugio privilegiato, tanto da far nascere l’usanza dello “svernare in collina”.
    Col tempo, il cognome Cicogna si è così trasformato in toponimo, dando il nome a questa zona di Alonte e lasciando tracce tuttora visibili nelle antiche mappe post-napoleoniche risalenti a oltre due secoli fa.
    Nel 1987 la famiglia Cavazza, già da oltre cinquant’anni interprete autorevole della Garganega a Gambellara, decise di raccogliere l’eredità di questo luogo ricco di storia acquisendo Tenuta Cicogna. Ne intuì da subito il potenziale straordinario dato dai terreni calcarei e da un microclima capace di regalare ai vini struttura, eleganza e longevità.
    Qualche anno più tardi, un artista vicentino vicino alla famiglia trasformò quella identità in segno visivo, creando i disegni che avrebbero caratterizzato le prime etichette Cicogna e che oggi ispirano il restyling. Il logo non è dunque un semplice aggiornamento grafico, ma un segno di continuità, la naturale evoluzione di un racconto che unisce memoria storica, radici territoriali e la volontà di innovare nel segno dell’eccellenza.
    “Il restyling dell’etichetta porta più luce ed essenzialità alla nostra linea. L’immagine della cicogna, ingrandita e fedele all’originale, torna protagonista in omaggio alla prima versione storica e con dei colori ancora più vividi. Abbiamo scelto poi di mantenere il nome del varietale –  Merlot, Cabernet Sauvignon o Syrah – per sottolineare la grande espressione che questi vitigni trovano sui Colli Berici” conclude Stefano Cavazza.
    A conferma dell’attenzione dedicata alla linea Cicogna, Cavazza ha recentemente presentato un listino interamente riservato alle vecchie annate, frutto di un lungo lavoro di archiviazione iniziato con la terza generazione e oggi valorizzato dalla quarta. Una scelta inedita che sfida le consuetudini locali e che interpreta l’invecchiamento non come un limite, ma come un’opportunità per esaltare il territorio e i suoi vini. Con questa iniziativa l’azienda si posiziona tra le proposte di più alto livello, offrendo a professionisti e appassionati l’occasione di scoprire autentici gioielli enologici che risalgono fino alla fine degli anni ’80. More

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    Dalla Lessinia al Reno: il Monti Lessini DOC Metodo Classico protagonista al “Wein Festival” di Basilea

    Il Monti Lessini DOC sarà protagonista al Wein Festival Basel, la prestigiosa rassegna enologica che animerà la città di Basilea dal 25 ottobre al 2 novembre presso la Messe Basel. L’iniziativa, promossa dall’Ufficio ICE di Berna, mira a creare una piattaforma dedicata all’“Italian Bubbles” per rafforzare la presenza della tipologia “Metodo Classico italiano” in un mercato strategico come la Svizzera.Il Wein Festival di Basilea si conferma appuntamento di assoluto interesse grazie alla sua posizione strategica: ogni anno si registrano in media 20.000 visitatori molto profilati, provenienti non solo dalla Svizzera nord-occidentale (il secondo bacino d’utenza più grande del Paese, con oltre 1,1 milioni di abitanti), ma anche dalle limitrofe regioni franco-tedesche di Alsazia e Baden.
    «Abbiamo accolto con entusiasmo l’invito dell’ICE – evidenzia Gianni Tessari, Presidente del Consorzio di tutela – riconoscendo il valore del mercato elvetico per le nostre bollicine. Dati alla mano, la Svizzera è uno dei mercati di sbocco più interessanti per questa tipologia di vino. A tale riguardo abbiamo colto l’occasione per presentare il nostro Monti Lessini Metodo Classico accanto ad altre denominazioni spumantistiche italiane più famose».
    Nato dall’uva autoctona Durella, coltivata in alta collina tra le province di Verona e Vicenza, la DOC Monti Lessini è l’unica denominazione veneta riservata esclusivamente alla produzione di uno spumante metodo classico. Le sue bollicine sono il risultato di un terroir unico, caratterizzato da suoli di origine vulcanica che conferiscono al vino una peculiare freschezza, una forte verticalità e una spiccata mineralità.
    La partecipazione al festival sarà l’occasione per raccontare la spiccata vocazione di questo territorio per la produzione di spumanti di qualità. Le degustazioni guidate mireranno a evidenziare non solo la piacevolezza del Monti Lessini, ma anche il suo notevole potenziale di affinamento, conferitogli dalla marcata acidità che lo rende un vino da conservare nel tempo, in attesa di sorprendenti evoluzioni.
    Il Consorzio
    Il Consorzio di Tutela Vini Lessini Durello viene riconosciuto dal Ministero nel novembre del 2000 al fine di valorizzare le denominazioni da esso gestite.
    L’area di pertinenza del Consorzio è di circa 600 ettari, vitati ad uva Durella, distribuiti sulla fascia pedemontana dei monti della Lessinia, tra Verona e Vicenza; attualmente le aziende associate al Consorzio di tutela sono 34.
    Due sono le Denominazioni di origine gestite: quella del Monti Lessini DOC Metodo Classico di cui ogni anno vengono prodotte circa 400.000 bottiglie; e quella del Lessini Durello DOC Metodo Charmat di cui invece vengono prodotte ogni anno circa 700.000 bottiglie.  More

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    Il vino italiano tra crisi e rinascita: la visione di Vitaliano Tirrito (Gruppo Terra Moretti)

    Il mondo del vino vive un periodo di profonde trasformazioni. Tra crisi economiche cicliche, cambiamenti climatici, nuove abitudini di consumo e mercati internazionali sempre più complessi, il settore si trova oggi di fronte a una sfida cruciale: innovare senza perdere …
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    Marilisa Allegrini: racconti newyorkesi

    New York non dorme mai. Brilla, respira, inghiotte e restituisce sogni come un organismo vivo, sospeso tra memoria e desiderio. C’è chi la attraversa di corsa, chi la osserva dall’alto di un grattacielo, chi la cammina piano per non perdersi il respiro delle sue strade. A ogni passo, la città racconta un frammento del Novecento: le promesse delle grandi migrazioni, le ferite della modernità, la febbre dell’arte, la nostalgia del jazz. È un teatro di luci e di destini, dove tutto sembra possibile e dove l’illusione stessa diventa parte del paesaggio.

    Caterina Mastella Allegrini, Marilisa Allegrini con Tom e Sara Matthews

    Eppure, dietro la vertigine delle insegne e il brusio costante dei taxi, resta intatto un sentimento di umanità. È quella vibrazione che si riconosce negli occhi di chi arriva da lontano e sente, all’improvviso, di appartenere a questo luogo senza tempo. Forse è per questo che il vino – simbolo universale di incontro – trova qui una risonanza speciale: perché a New York ogni storia, per quanto personale, diventa collettiva.

    Marilisa Allegrini e Christian Coco

    È in questo scenario che Marilisa Allegrini, ambasciatrice nel mondo della cultura del vino italiano, ha portato la sua voce e il suo sorriso. A pochi mesi dai venticinque anni di Poggio al Tesoro, la cantina bolgherese che con coraggio e visione ha trasformato un sogno in realtà, la sua presenza alla Wine Experience di Wine Spectator è apparsa come un naturale approdo di un lungo viaggio iniziato nel segno della passione e della famiglia.

    Sotto le luci della Grande Mela, il Dedicato a Walter – Cabernet Franc in purezza, tributo a un legame fraterno e a un’intuizione condivisa – ha conquistato i riflettori del Critics’ Choice Grand Tastings. Due giornate intense, il 16 e 17 ottobre, tra brindisi, volti amici e nuove scoperte, dove il pubblico americano ha potuto incontrare non solo un vino, ma la storia di chi lo ha immaginato.“Essere qui – ha raccontato Marilisa – è un’emozione che tocca corde profonde. Ogni calice alzato è un pensiero per mio fratello Walter, per la visione che abbiamo condiviso e per il lungo cammino che ci ha portato fin qui.”

    New York, in fondo, è anche questo: una città che restituisce senso al viaggio di chi ha osato partire. E per Marilisa Allegrini, che con l’America intrattiene da sempre un dialogo di fiducia e affetto, la partecipazione alla Wine Experience ha rappresentato un ritorno simbolico, un riconoscimento che va oltre il successo commerciale.“Il vino – spiega – si racconta con le persone, non solo con le etichette. Chi ci sceglie cerca autenticità, vuole sentire la vita che c’è dietro a una bottiglia. È questo che rende un vino interessante, umano, vero.”

    Il viaggio statunitense – iniziato a Chicago, con l’annuncio della selezione tra le cantine di Opera Wine 2026 – è stato anche un’occasione per riflettere su un mercato in cambiamento, dove i dazi e le tensioni economiche non hanno intaccato la ricerca della qualità. “Ho visto carte dei vini con oltre il 45% di etichette di alto profilo – osserva – segno che il pubblico americano, pur acquistando forse meno, continuerà a scegliere l’eccellenza. È su questo terreno che dobbiamo continuare a confrontarci.”

    Tra i grattacieli e le luci che si specchiano sull’Hudson, Marilisa ha condiviso l’esperienza con parte della sua squadra, ricordando a tutti che il vino è, prima di tutto, un racconto collettivo: “È fatto di persone, di passione, di curiosità. Bisogna essere sempre disposti a imparare, a meravigliarsi ancora.”

    E forse è proprio questo il segreto dei venticinque anni “eroici” di Poggio al Tesoro: la capacità di conservare lo stupore. Quello di chi, davanti a una città come New York o a un bicchiere di vino, sente che il futuro può ancora profumare di sogno.

    Marilisa Allegrini: New York Stories

    New York never sleeps. It shines, breathes, swallows, and gives back dreams like a living organism suspended between memory and desire. Some cross it in a rush, some watch it from the top of a skyscraper, others walk it slowly so as not to lose the rhythm of its streets. At every step, the city tells a fragment of the twentieth century: the promises of great migrations, the wounds of modernity, the fever of art, the nostalgia of jazz. It is a stage of lights and destinies, where everything seems possible and even illusion becomes part of the landscape.

    And yet, behind the vertigo of the neon signs and the constant hum of the taxis, a sense of humanity remains untouched. It’s the vibration you recognize in the eyes of those who come from afar and suddenly feel they belong to this timeless place. Perhaps that’s why wine — the universal symbol of encounter — finds a special resonance here: because in New York, every story, however personal, becomes collective.

    It is within this scene that Marilisa Allegrini, an ambassador of Italian wine culture, brought her voice and her smile. Just months away from celebrating the 25th anniversary of Poggio al Tesoro, the Bolgheri winery that turned audacity into destiny, her participation in the Wine Spectator Wine Experience felt like the natural landing of a long journey rooted in family and passion.

    Under the lights of the Big Apple, the Dedicato a Walter — a pure Cabernet Franc and tribute to a fraternal bond — took the spotlight at the Critics’ Choice Grand Tastings. Two intense days, October 16 and 17, filled with toasts, familiar faces, and new encounters, where the American audience discovered not just a wine, but the story of the woman who imagined it.“Being here,” Marilisa said, “is an emotion that touches something deep. Every raised glass is a thought for my brother Walter, for the vision we shared, and for the long path that brought us here.”

    New York, after all, is also this: a city that gives meaning back to the journey of those who have dared to begin. And for Marilisa Allegrini, who has always maintained a bond of trust and affection with America, the Wine Experience represented a symbolic return — a recognition that goes far beyond commercial success.“Wine,” she explains, “is told through people, not just through labels. Those who choose us seek authenticity — they want to feel the life behind a bottle. That’s what makes a wine interesting, human, real.”

    The U.S. trip — which began in Chicago, with the announcement of Poggio al Tesoro’s selection among the Opera Wine 2026 wineries — also offered a chance to reflect on a changing market, where tariffs and global tensions haven’t diminished the pursuit of quality. “I saw restaurant wine lists where more than 45% of the wines are high-end,” she noted. “It means that American consumers, though perhaps buying less, will keep choosing excellence. That’s where we must continue to challenge ourselves.”

    Amid the skyscrapers and lights reflected on the Hudson, Marilisa shared the experience with part of her team, reminding everyone that wine is, above all, a collective story: “It’s made of people, passion, curiosity. We must always be ready to learn — to keep being amazed.”

    And perhaps this is the true secret of Poggio al Tesoro’s twenty-five ‘heroic’ years: the ability to preserve wonder. The wonder of those who, standing before a city like New York — or a glass of wine — can still believe the future smells like a dream. More

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    “16 File” e “30 File”: i due nuovi Cru di Ampeleia. Cabernet Franc in purezza, espressione dell’Alta Maremma

    Alcuni cercano di piegare la terra alla propria volontà, altri scelgono di collaborare con lei, di ascoltarla, di divertirsi tra i filari. Ampeleia appartiene a questa seconda categoria e oggi lo dimostra con i nuovi Cru di Cabernet Franc “16 File“ e “30 File“, nati nella vigna La Rocca a 550 metri d’altitudine, nel cuore gentile e autentico delle Colline Metallifere.
    Tra i filari, anno dopo anno, il vignaiolo Marco Tait ha colto piccole differenze: il portamento dei germogli, il gusto degli acini, le erbe spontanee sotto le viti. Segnali di una identità propria che meritava di emergere. Così la scelta di vinificare separatamente. Il risultato? Due vini che parlano la stessa lingua, ma con accenti diversi: «distinti ma complementari, che riflettono con precisione le caratteristiche dei suoli da cui provengono.» racconta Marco Tait. «Uno più sottile ed elegante, quasi sensuale; l’altro più materico, con una presenza più ampia al palato: note mediterranee, frutto scuro, una trama più stratificata. Entrambi mantengono le impronte di freschezza e finezza tipiche del Cabernet Franc a Roccatederighi, restituendo due interpretazioni autentiche del nostro territorio.»
    Prodotti in tiratura limitata – meno di 1500 bottiglie complessive – i Cru mostrano la ricchezza del terroir di Ampeleia, l’umiltà e l’ambizione della cantina toscana. Qui, maturità ed eccellenza si esprimono anche con la capacità di ascoltare, collaborare e creare vini sorprendenti con leggerezza e gioia.
    Con “16 File” e “30 File” i Cabernet Franc in purezza di Ampeleia diventano quattro: i Cru vanno infatti ad affiancare “Cabernet Franc”, da vigne con maggiore presenza di argilla nel suolo, e il portabandiera “Ampeleia”. Tutti questi monovarietali provengono dagli 8 ettari dedicati a questa uva: un cammino che si compone filare dopo filare, annata dopo annata. A guidare ogni passo, la stessa filosofia gentile di sempre.
    Fare vino per Ampeleia è questo: un atto consapevole, un modo eroico e appassionato di restituire al bicchiere tutta l’autenticità di un territorio ancora incontaminato, sorprendente e selvaggio. More

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    Le famiglie Cavagna di Gualdana e Piccinelli acquisiscono la Tenuta del Pizzolo in Oltrepò Pavese

    Le famiglie Cavagna di Gualdana e Piccinelli hanno recentemente perfezionato l’acquisizione della Tenuta del Pizzolo, realtà consolidata nel panorama vitivinicolo dell’Oltrepo pavese, situata nell’omonima frazione del comune di Santa Giuletta (PV).Condotta sino ad ora con passione e dedizione da Emilio Moroni e dalla sua famiglia, la Tenuta del Pizzolo si estende su 16 ettari e ospita una ricca varietà di vitigni internazionali che spaziano dal pinot nero allo chardonnay e al merlot, accanto a vitigni autoctoni come la croatina e l’uva rara e il moscato. Negli anni l’azienda ha saputo distinguersi non solo a livello locale, ma anche nazionale, per la qualità e l’autenticità dei suoi vini, espressione fedele del territorio.
    La felice posizione nelle prime colline, l’esposizione ottimale e la ricchezza dei vitigni hanno costituito il motivo dell’investimento delle famiglie Cavagna di Gualdana e Piccinelli in questa realtà.
    Con l’unione delle competenze portate dai Cavagna di Gualdana, da generazione agricoltori alla Gualdana presso Voghera – Giuseppe Cavagna è stato di recente presidente di Confagricoltura Pavia – e dai Piccinelli, già proprietari di una prestigiosa cantina in Chianti, si apre un nuovo capitolo per la Tenuta del Pizzolo come interlocutore di riferimento per il territorio e protagonista della rinascita dell’Oltrepò.
    “Intendiamo innovare nella tradizione. Crediamo nel grande potenziale dell’Oltrepò e dei suoi vini e la Tenuta del Pizzolo è un ottimo esempio” ha infatti dichiarato Gilberto Cavagna “la mia famiglia è originaria di questo territorio, ne riconosciamo le opportunità e abbiamo voluto impegnarci in prima persona, con passione e competenza, per produrre anche noi grandi vini di qualità, a partire dal pinot nero, eccellenza di questa zona, nel solco del lavoro svolto da Emilio Moroni”.
    “Questa operazione rafforza il legame della nostra famiglia, già attiva in pianura con aziende agricole, con il territorio, in un settore contiguo di interesse, anche per le possibili sinergie con il nostro agriturismo La Duronetta a Voghera” ha aggiunto Giuseppe Cavagna.
    “Questa non è una semplice acquisizione, ma l’incontro di due filosofie che pongono al centro la qualità del prodotto e il rispetto per il terroir. Il nostro impegno sarà quello di custodire l’eredità storica di questa cantina, investendo al contempo in un percorso di crescita sostenibile” ha continuato Paolo Emilio Piccinelli.
    Emilio Moroni, rimasto durante il passaggio di proprietà per facilitare l’acquisizione di tradizioni e conoscenze, ha curato le vigne anche quest’anno. A collaborare con i nuovi proprietari anche l’agronomo Claudio Giorgi, figura di riferimento per molte aziende vitivinicole del territorio; Mario Maffi, enologo riconosciuto a livello nazionale, ha prestato qualche consiglio in amicizia, in questa fase di avvio.
    La vendemmia 2025 si preannuncia di ottima qualità; i primi vini, attesi sul mercato nel 2026, saranno un pinot nero, uno chardonnay e un passito da uve di moscato.
    A seguire arriveranno vini più strutturati, affinati in barriques, e una “riserva” frutto di un blend di uva rara e croatina. Non mancherà uno spumante metodo classico, “chiamato Voloire dal nome di battaglia del Reggimento Artiglieria Cavallo in cui diversi membri delle famiglie Cavagna e Piccinelli hanno servito in passato” come ha aggiunto Pier Paolo Piccinelli, attualmente in affinamento sui lieviti e che sarà pronto per prossime celebrazioni.
    L’operazione è stata seguita dallo studio legale Bipart di Milano e dallo studio notarile Muzio di Voghera. More

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    Terre Margaritelli, nuovi riconoscimenti per un’eccellenza sostenibile dell’Umbria

    La Cantina Terre Margaritelli di Torgiano (PG) conferma il proprio ruolo di protagonista nel panorama vitivinicolo italiano grazie a una serie di premiazioni ottenute nelle guide, che ne consacrano la qualità, la visione sostenibile e la straordinaria identità territoriale.Tre vini, tre riconoscimenti unici.
    Sono tre etichette premiate dalle principali guide italiane negli ultimi tempi. Con l’annata 2025-2026 che segna un momento di particolare prestigio per la cantina.
    Per il Greco di Renabianca c’è il Premio “Top Wine – Vino Slow” Slow Food 2026: premiato per la sua autenticità e per la capacità di raccontare il territorio con purezza e trasparenza. Un vino dal carattere minerale e sincero, prodotto da viticoltura biologica certificata, in perfetta armonia con la filosofia slow e sostenibile della cantina.
    Inoltre, al Pictoricius 2019 va il Premio “Vini Rari d’Italia” Gambero Rosso 2026: inserito nella prestigiosa selezione dei “Vini Rari d’Italia” (unico vino Umbro inserito tra i 50 da tutta Italia), il Pictoricius è un rosso complesso e profondo, frutto di un lungo affinamento in legni pregiati provenienti dai boschi di proprietà della famiglia Margaritelli. Un riconoscimento che ne sottolinea l’unicità e la capacità di emozionare anche i degustatori più esigenti.
    In precedenza, il Freccia degli Scacchi 2020 si era aggiudicato il Premio “Tre Bicchieri” Gambero Rosso 2024: un vino simbolo dell’Umbria contemporanea, elegante e profondo, che rappresenta l’equilibrio tra territorio e savoir-faire. Il riconoscimento dei Tre Bicchieri ha consacrato questa etichetta come una delle migliori espressioni dell’enologia umbra.
    Dal bosco alla barrique: la filiera del legno firmata Margaritelli
    Tra gli elementi che rendono Terre Margaritelli un caso unico in Italia, spicca l’uso esclusivo di barrique provenienti dalla tonnelerie, Atelier Centre France, azienda del gruppo Margaritelli in Francia. I tronchi selezionati nella Foresta di Bertrange in Borgogna vengono stagionati e lavorati secondo una tradizione secolare. Questo permette alla cantina di controllare ogni fase della filiera del legno, garantendo un’affinatura naturale, rispettosa e coerente con l’identità dei vini. Un approccio che unisce artigianalità, sostenibilità e ricerca, trasformando il legno in un elemento vivo del racconto del vino.
    Una visione sostenibile e coerente
    La filosofia produttiva di Terre Margaritelli si fonda su viticoltura biologica certificata, biodiversità e rispetto dei cicli naturali. Già insignita del Premio “Cantina Sostenibile” Gambero Rosso 2024, l’azienda prosegue nel suo impegno per una produzione responsabile e trasparente. Ogni etichetta è il risultato di una visione integrata: il legno, il terreno, la vigna e il tempo dialogano per restituire vini autentici, capaci di raccontare la bellezza dell’Umbria con voce contemporanea.
    Un futuro radicato nella tradizione
    I successi conseguiti negli anni ed in particolar modo quest’anno consolidano Terre Margaritelli tra le più autorevoli espressioni della nuova enologia umbra. Dal rispetto della natura al controllo diretto delle materie prime, dalla ricerca sul legno alla qualità certificata in bottiglia, la cantina di Torgiano continua a dimostrare che innovazione e tradizione possono convivere in perfetto equilibrio.
    Per info: www.terremargaritelli.com More

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    Cantina Tollo Group ottiene il Premio Industria Felix ESG

    Cantina Tollo Group ha ottenuto il Premio Industria Felix ESG – L’Italia che compete: il riconoscimento è stato assegnato al gruppo teatino da Industria Felix Magazine, trimestrale in supplemento a Il Sole 24 Ore fondato e diretto da Michele Montemurro, grazie alla volontà dell’azienda di fare della sostenibilità una scelta strategica, concreta e misurabile. La consegna è avvenuta mercoledì 15 ottobre a Roma, nell’Aula Giulio Cesare di Palazzo Senatorio di Roma. Oltre a Cantina Tollo Group, sono state premiate altre 6 realtà abruzzesi, 94 in tutta Italia.“La sostenibilità ambientale, economica e sociale, la sperimentazione e la ricerca, la valorizzazione dei vitigni autoctoni e l’attenzione al lavoro dei soci rappresentano i punti cardine di Cantina Tollo Group – spiega il Direttore Generale Sandro Ciavattella –. Siamo onorati di essere stati insigniti del Premio Industria Felix ESG: un risultato importante ottenuto grazie alla cultura aziendale dei nostri dipendenti e al lavoro dei nostri soci, che ogni giorno con tenacia si impegnano per preservare il territorio nel quale operano, seguendo pratiche virtuose e all’avanguardia. Il nostro compito, come Cantina Tollo Group, è quello di adottare un comportamento quotidiano etico e sociale che rispetti l’ambiente: grazie al lavoro costante dei nostri collaboratori ogni anno miglioriamo i nostri asset in termini di sostenibilità aziendale”.
    Il Premio è stato un’occasione di confronto tra imprese, istituzioni e partner sui criteri ESG (Environmental, Social e Governance) e sulle strategie di crescita sostenibile del sistema produttivo italiano. I dati delle aziende insignite del riconoscimento sono stati analizzati dal Cerved Rating Agency (CRA), che ne ha valutato i parametri ESG.
    Sempre nel segno della sostenibilità, Cantina Tollo Group è stata partner anche della sesta edizione dei Food&Wine Awards Italia, la cui cerimonia si è tenuta lunedì 13 ottobre a Roma, a Palazzo Ripetta. In particolare il gruppo abruzzese ha premiato per la categoria Innovazione nel Cibo il progetto Chefs for Innovation – Basque Culinary Center, mentre per la Responsabilità Sociale nel Cibo a ottenere il riconoscimento è stata la Cooperativa agricola Co.r.ag.gio. I premi sono stati assegnati da un board composto dalla redazione di Food&Wine Italia, che ha organizzato l’evento, e da autorevoli giornalisti, blogger ed esperti di comunicazione e design.
    Chefs for Innovation è un’iniziativa globale del Basque Culinary Center che mette in contatto chef di diversa estrazione per promuovere la collaborazione, l’innovazione e il potere trasformativo della gastronomia. Questa rete mira ad affrontare le sfide del settore ​ unendo le competenze e creando soluzioni congiunte, portando la gastronomia a nuovi livelli.
    La cooperativa agricola Co.r.ag.gio è un’impresa sociale sperimentale, che crea lavoro, cibo e servizi fruibili dalla comunità, curando il territorio e la qualità della vita attraverso pratiche agricole ecologiche su terre pubbliche. Dal 2015 gestisce la tenuta di Borghetto San Carlo: 22 ettari sui terreni di Roma Capitale sulla via Francigena, nel Parco di Veio. La piazza verde è dedicata a produzione biologica e multifunzionalità (formazione, agricoltura sociale, fruibilità, tutela della biodiversità, educazione ambientale). More