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    Vinessa: vini nati dal vento

    Sulle sponde del Lago di Garda, alle pendici del Monte Baldo, un vento burrascoso soffia con forza: è la Vinessa (o la spùrca o la nèta), un vento costante proveniente da Est Sud-Est che attraversa la sponda veronese fino a quella bresciana. Questo elemento naturale, potente e simbolico, dà il nome a un progetto vitivinicolo unico, che intreccia saperi radicati nel tempo, visione contemporanea e attenzione all’ambiente: Vigneti Vinessa.

    Dietro a questa realtà c’è la famiglia Bonatti, le cui radici affondano nel mantovano, terra del poeta Virgilio e del lambrusco. Negli anni ’90, il trasferimento nel veronese segna l’inizio di una nuova avventura imprenditoriale nel settore dell’agricoltura di precisione, dove Mauro Bonatti e il figlio Leonardo sviluppano tecnologie per una coltivazione più sostenibile. Questo profondo legame con la natura e la terra li spinge, nel 2015, a concretizzare un sogno: coltivare vigneti biologici di montagna in un territorio straordinario e incontaminato. Così nasce Vigneti Vinessa.

    Un territorio unico e la scelta dei vitigni Piwi

    Dopo una lunga ricerca, la famiglia Bonatti individua a Lumini di San Zeno, sul Monte Baldo, il luogo ideale per avviare la viticoltura di montagna. A 800 metri sul livello del mare, in un contesto impervio e roccioso, i vigneti trovano riparo in un ecosistema naturale e intatto. La decisione di piantare esclusivamente vitigni Piwi  rappresenta un passo fondamentale. Queste varietà, frutto dell’ibridazione tra vite europea e asiatica, garantiscono resistenza alle malattie fungine e riducono al minimo l’uso di prodotti chimici. Questo approccio consente di preservare l’ambiente, riducendo consumi idrici, emissioni di CO₂ e il compattamento del suolo.

    Tra le varietà coltivate spiccano quattro a bacca bianca (bronner, johanniter, muscaris, solaris) e tre a bacca rossa (cabernet cortis, merlot khantus, prior). La scelta di questi vitigni, insieme all’altitudine e alle pendenze estreme, definisce una viticoltura eroica, capace di produrre vini complessi e autentici.

    Un’agricoltura biologica e olistica

    La filosofia di Vigneti Vinessa si basa su un approccio integrato, che considera il vigneto come parte di un ecosistema più ampio. Attraverso pratiche come il sovescio, l’utilizzo di letame bovino e humus di lombrico, e l’inerbimento controllato, l’azienda favorisce l’equilibrio naturale del terreno e previene l’erosione. La potatura e altre tecniche agronomiche sono pensate per ottimizzare la resa per ceppo, mantenendo le piante sane e bilanciate.

    Dal vigneto alla bottiglia: una qualità senza compromessi

    La qualità dei vini di Vigneti Vinessa è il risultato di un’attenta gestione agronomica e di un lavoro meticoloso in cantina. La vendemmia tardiva, resa possibile dall’ottima salute delle uve, garantisce vini di grande complessità, capaci di raccontare le peculiarità di un territorio straordinario.

    Vinessa: un vento di innovazione

    Vigneti Vinessa è molto più di un’azienda agricola: è un progetto che unisce passione, rispetto per la natura e una visione orientata al futuro. La scelta dei vitigni Piwi, l’impegno per una viticoltura biologica e la valorizzazione di un territorio unico rendono questa realtà un modello di innovazione sostenibile. Qui, tra il Lago di Garda e il Monte Baldo, soffia un vento nuovo, quello di una viticoltura eroica e consapevole.

    I vini

    Ad oggi i vini di Vigneti Vinessa sono due: Divento e Controvento.

    Divento, è un bianco fermo ottenuto da un blend di johanniter e bronner. Le varietà resistenti da cui nasce questo vino sono coltivate con metodo biologico tra 720-760 m s.l.m., su terrazzamenti esposti a sud con terreno argilloso-limoso caratterizzato da un’elevata presenza di roccia calcarea tipica delle prealpi veronesi. La vendemmia avviene manualmente tra fine settembre e inizio ottobre, periodo in cui l’escursione termica elevata caratterizza le fasi finali della maturazione degli acini. La selezione manuale dei grappoli per ottenere la massima qualità porta le rese a circa 50/60 q.li/ha. Il successivo trasporto in cassette basse e il raffreddamento delle uve per una notte conserva intatti i grappoli prima della pressatura soffice. Il mosto successivamente svolge le fermentazioni in botti di legno di rovere da 10 hl e, successivamente, affina nelle stesse per dieci mesi con battonage due volte a settimana. Dopo l’imbottigliamento il vino affina ulteriormente per almeno ulteriori sette mesi.  Il risultato è un vino di grande eleganza, sicuramente tra i Piwi più espressivi che mi sia capitato di assaggiare, suadente e ampio con una nota sapida finale davvero intrigante.

    Un vino di montagna a tutti gli effetti, con un grande potenziale evolutivo, che negli anni affinerà ulteriormente, diventando ancora più complesso. 2105 bottiglie numerate per l’annata 2022.

    Controvento, è un vino bianco dolce, ottenuto da uve muscaris. La varietà resistente da cui nasce questo vino è coltivata con metodo biologico tra 780-810 m s.l.m., su un terreno in pendenza esposto a sud caratterizzato dalla massima presenza di roccia calcarea e argilla. La vendemmia avviene manualmente a fine settembre, volutamente in anticipo rispetto alla completa maturazione degli acini. L’estrema selezione manuale dei grappoli per ottenere la massima qualità, porta le rese a 40 q.li/ettaro. Successivamente le uve sono collocate in graticci in un locale a temperatura e umidità controllata per poter effettuare il graduale appassimento. Raggiunta la concentrazione ideale negli acini, le uve sono pressate a grappolo intero e il mosto è riposto in acciaio per svolgere le fermentazioni fino a 10 gradi alcol. Il vino affina sempre in acciaio per dieci mesi e, dopo l’imbottigliamento in bottiglie da 0,375 L, riposa ulteriormente per almeno due mesi.

    Anche per Controvento i risultati sono sorprendenti, un vino bianco dolce di grande equilibrio e soprattutto capace di stupire in abbinamenti non scontati, ovvero evitando la concordanza del dolce su dolce. 325 bottiglie numerate.

    È attualmente in barrique il primo rosso di Vigneti Vinessa che sarà disponibile dopo il periodo di affinamento e invecchiamento in bottiglia. Con la vendemmia 2024 saranno avviati i progetti di vinificazione di un bianco fermo riserva e di uno spumante. LEGGI TUTTO

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    Fèlsina: 12 Sangiovese al 12 Apostoli

    In una Verona uggiosa di battistiana memoria, il 23 ottobre 2024 ha avuto luogo un evento destinato a lasciare il segno nel mondo dell’enogastronomia. La storica cantina Fèlsina ha scelto un palcoscenico d’eccezione per presentare il suo ambizioso progetto “Materia Prima”: la nuova Casa Perbellini – 12 Apostoli, guidata dallo chef pluristellato Giancarlo Perbellini.

    Giancarlo Perbellini

    Il ristorante, simbolo della tradizione culinaria veronese, ha subito un restyling rispettoso e raffinato grazie alla maestria dell’architetta Patricia Urquiola. Con il trasferimento della brigata dalla precedente sede di Piazza San Zeno al civico 3 di Vicolo Corticella, Perbellini è tornato alle radici della sua carriera: proprio al 12 Apostoli, ancora diciottenne, aveva mosso i primi passi in cucina. Questo ritorno è stato il preludio di un nuovo importante capitolo per lo chef, culminato il 5 novembre 2024 con l’assegnazione della terza stella Michelin, consacrazione del suo talento e della sua dedizione.

    Ma qualche giorno prima della storica premiazione, al 12 Apostoli si era già respirata aria di eccellenza grazie a Fèlsina. La cantina di Castelnuovo Berardenga ha svelato “Materia Prima”, un progetto enologico che rappresenta un tributo al legame tra il Sangiovese e il terroir.

    Dodici vini, dodici storie narrate attraverso altrettanti suoli, con il vitigno simbolo della Toscana a fare da interprete fedele della terra da cui nasce. Una filosofia che affonda le sue radici nella tradizione contadina, fatta di saperi tramandati ma anche di ricerca.

    Sotto la guida dell’enologo Franco Bernabei e con il contributo scientifico dell’Università di Firenze, è stato infatti identificato il “lievito Fèlsina”, uno dei tanti frutti di questa meticolosa indagine.

    “Ogni vino rappresenta un’esperienza unica,” ha spiegato Giovanni Poggiali, oggi alla guida dell’azienda, “il Sangiovese è il nostro ‘genius loci’, e ogni terroir contribuisce a creare un’identità irripetibile.”

    I dodici Sangiovese del progetto “Materia Prima” sono Pozzi 2019, Quadri 2019, Quercione 2019 situati a Pagliarese e Casale 2019, Fornace 2019, Malena 2019, Mandorli 2019, Ruzzatoio d’Ombrone 2019, Ruzzatoio Lago 2019, Sambra 2019, Santa Maria 2019, Villa del Lago 2019 che incarnano perfettamente la ricchezza dei suoli di Fèlsina.

    Ogni vino segue le stesse pratiche di cantina, fermentazione con lieviti indigeni, stesso periodo di macerazione delle uve, fermentazione malolattica in tonneaux da 500 litri e un affinamento in legno di 18 mesi ma è il lavoro in vigna a fare la differenza, esaltando le peculiarità uniche di ciascun terreno.

    La giornata di presentazione si è conclusa con una degustazione che ha fatto dialogare il terroir toscano con l’eleganza della cucina di Perbellini, creando un connubio indimenticabile. Qualcuno ha sussurrato, quasi con scaramanzia, che il progetto “Materia Prima” abbia portato fortuna allo chef, un preludio perfetto al suo trionfo Michelin.

    Con questa doppia celebrazione – il ritorno di Perbellini al 12 Apostoli e la nascita di “Materia Prima” – Verona si è confermata ancora una volta crocevia di eccellenze.

    Fèlsina

    La cantina Fèlsina nasce nel 1966 a Castelnuovo Berardenga grazie a Domenico e al figlio Giuseppe Poggiali. A entrambi fu da subito chiara la grande vocazione enologica di questo territorio di confine, tra le colline del Chianti Classico e quelle dei Colli Senesi, dove il Sangiovese trova grandissime espressioni.

    Mappa dei Cru di Fèlsina

    Con l’ingresso in azienda di Giuseppe Mazzocolin e dell’enologo Franco Bernabei si delinea ancor meglio il profilo che l’azienda mantiene tuttora e che dagli anni ’90 è portato avanti con successo da Giovanni Poggiali, terza generazione di viticultori e oggi alla guida di Fèlsina: una costante ricerca di autenticità in vigna e in cantina, tra natura e tecnica, in 500 ettari di terreno, di cui 72 dedicati alle vigne a conduzione biologica. www.felsina.it LEGGI TUTTO

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    Valle di Mezzane: Un territorio, 13 Vignaioli, un Obiettivo

    di Patrizia Vigolo

    L’obiettivo del Gruppo dei Vignaioli di Mezzane è ben definito: dare un forte stimolo e un impegno costante per il processo di definizione delle “Vallate della Valpolicella” come future sottozone, oltre a valorizzare le migliori aree di produzione del Soave.

    13 produttori con ciascuno la sua storia, le proprie origini e uno stile unico, accomunati da due elementi fondamentali: provengono tutti dalla Valle di Mezzane e sono aziende agricole che vinificano esclusivamente uve di loro produzione:

    Roccolo Grassi

    Massimago

    Le Tre Talestri

    Le Guaite di Noemi

    Le Cesette

    Ilatium Morini

    Il Monte Caro

    I Tamasotti

    Grotta del Nifeo

    Falezze

    Carlo Alberto Negri

    Benini Alessandro

    Camerani Marinella

    Da qui nasce il desiderio di unirsi per raccontare il proprio territorio e approfondirne la conoscenza al fine di valorizzarlo. “La conoscenza porta al miglioramento” queste le parole di Camilla Rossi Chauvenet, titolare dell’azienda Massimago.

    Conoscere e studiare i suoli della Valle di Mezzane è anche un messaggio e uno stimolo che questi vignaioli vogliono rivolgere al Consorzio di Tutela Vini della Valpolicella, affinché vengano definite le Sottozone.

    Valle di Mezzane, una futura Sottozona della Valpolicella?

    Lo studio delle Sottozone è attualmente al centro delle attività della “Commissione Vallate” dello stesso Consorzio di Tutela Vini della Valpolicella.

    Il tema delle Sottozone non è sicuramente nuovo. Basti pensare che esso risale alla fine dell’Ottocento, quando Giovanni Battista Perez, nel suo libro La provincia di Verona ed i suoi vini, pubblicato nel 1900, descrisse le peculiarità della produzione vinicola di ciascuna vallata della Valpolicella, inclusa quella di Mezzane.

    Lo studio dei suoli aziendali fu commissionato all’inizio del 2023 lo studio dei suoli aziendali al pedologo Giuseppe Benciolini. Il risultato di questo grande lavoro è una Carta dei Suoli della Vallata e tredici carte dei suoli di dettaglio dei vigneti di ogni singola azienda. E’ uno strumento fondamentale che supporterà i vignaioli nel fronteggiare i cambiamenti climatici e aprirà la strada alla ricerca di caratteristiche che accumunano i vini della Valle di Mezzane.

    I suoli della Valle di Mezzane

    La Valle di Mezzane, come le altre vallate delle colline veronesi situate tra la Val d’Adige e il confine orientale della provincia, rappresenta un piccolo universo unico.

    Dal punto di vista geo-pedologico, riflette appieno le peculiarità dell’areale dei bassi Lessini, pur conservando, come ogni vallata, una propria identità distintiva e originale.

    La Vallata di Mezzane presenta tutte le rocce della serie stratigrafica che caratterizza i bassi Lessini; i suoli che derivano dall’alterazione e dal modellamento di queste rocce ne riflettono le caratteristiche e coprono il territorio della vallata con un mosaico variegato e originale: suoli moderatamente profondi ed estremamente o molto calcarei in corrispondenza delle formazioni geologiche calcaree dominanti, suoli argillosi e non calcarei dove affiorano i basalti vulcanici, terreni molto profondi a granulometria variabile in pianura.

    Le tredici aziende che hanno sostenuto questo progetto incarnano, ciascuna a modo suo, i diversi aspetti di questa varietà: alcune si distinguono per la predominanza dei suoli più tipici e diffusi della Vallata; altre racchiudono, in pochi ettari, l’intera variabilità delle denominazioni locali; altre ancora si caratterizzano per la presenza di suoli “rari”, meno comuni nell’area e nella denominazione, ma altamente distintivi, capaci di riflettersi in maniera unica nelle loro produzioni.

    Degustazione “Nero su bianco”

    La degustazione “nero su bianco” è stata ideata proprio per questa ricerca, richiamando i colori dei suoli vulcanici e calcarei che caratterizzano la Valle di Mezzane e riflettendo il desiderio del Gruppo di catturare e valorizzare queste peculiarità nei loro vini.

    “Il percorso verso le Sottozone per i vini Valpolicella – ha raccontato Christian Marchesini, presidente del Consorzio – è partito tempo fa ed è stato più recentemente ripreso con uno studio pedologico che ha messo in luce delle difficoltà di definizione delle aree. Abbiamo, inoltre, già una sottozona, la Valpantena, peraltro poco rivendicata, che ha la sua storicità e quindi definendo altre 11-12 sottozone-vallate dovremo tenere presente i diritti acquisiti. Quindi esistono aspetti politici complessi da affrontare puntando alla condivisione e all’inclusione. Si sta discutendo nelle diverse Vallate e spero che questo fermento si estenda per arrivare a un progetto unitario e siamo convinti che le Sottozone ci daranno un’opportunità in più di raccontare i vini Valpolicella”.

    Il lavoro di definizione territoriale nella doc Soave tramite le UGA ha già qualche anno alle spalle, ma pretende ulteriori specifiche. “Abbiamo 33 UGA, alcune delle quali coincidono con cru storici, ma siamo agli inizi e stiamo lavorando per definirle ulteriormente – ha sottolineato Cristian Ridolfi, presidente del Consorzio Vini Soave. Non è facile raccontarne le specificità anche perché non sono sancite specificatamente dal disciplinare e per definirle mi piacerebbe andare oltre gli aspetti pedoclimatici evidenziando le tradizioni produttive anche perché si prestano al racconto. Esistono tanti luoghi belli in tutto il mondo, ma a fare la differenza è il lavoro dell’uomo”.

    Sono cauti nel voler attivarsi fin da subito in voli pindarici: “piedi per terra, consapevolezza e conoscenza. Serve conoscersi come gruppo per fare i passi giusti per crescere insieme” le parole di Marco Sartori, titolare dell’azienda agricola Roccolo Grassi.

    Ai 13 vignaioli va riconosciuto l’amore per questa Valle, anche se il percorso che li attende sarà complesso ma sicuramente ricco di soddisfazioni. Lavorare in gruppo non è mai semplice, ma un obiettivo chiaro e condiviso sarà la chiave per il successo del progetto?

    I vini in degustazione

    1- Soave Balinda 2023, Benini Alessandro; 2- Soave Fienile 2023, Camerani Marinella; 3- Soave 2021, Carlo Alberto Negri; 4-Soave Broia 2022, Roccolo Grassi.

    5-Valpolicella Superiore 2020, Grotta del Ninfeo; 6-Valpolicella Superiore Determinazione 2021, Talestri;   7- Valpolicella Superiore Sol Aria 2020, Il Monte Caro; 8- Valpolicella Superiore Profasio 2020, Massimago.

    9-Valpolicella Superiore 2018, Falezze;
10- Valpolicella Superiore 2014, Le Guaite di Noemi; 11- Valpolicella Superiore Prognài 2017, Ilatium Morini; 12- Valpolicella Superiore 2016, Le Cesete;
13- Valpolicella Superiore 2018, I Tamasotti. LEGGI TUTTO

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    Cantina Roeno: una famiglia, tante anime

    di Patrizia Vigolo

    La Terradeiforti sta a Roeno come Roeno sta alla Terradeiforti. Una corrispondenza che non sempre si ritrova quando si parla di cantine che parlano di territorio e di unicità.

    Approcciarsi ai vini della cantina Roeno vuol dire entrare in un caleidoscopio di chiaroscuri dove ogni vino racchiude un microcosmo tutto suo ma allo stesso tempo si lega agli altri con un fil rouge, a volte invisibile, a volte estremamente chiaro.

    Questo territorio, la Terradeiforti, è stato per molto tempo ignorato dal pubblico e anche dalla stampa. Quanti di voi conoscono questa zona? Spero in molti ma non credo sia così.

    Cantina Roeno: la famiglia Fugatti

    È in questa zona che la famiglia Fugatti ha deciso di dedicare la sua vita al vino. C’è chi produce vino per il mercato e c’è chi produce vino per il territorio. Loro fanno parte di questa seconda categoria.

    A Brentino Belluno nasce l’azienda vitivinicola fondata da Rolando Fugatti e sua moglie Giuliana dal Fior. Da oltre 50 anni, Roeno è il simbolo della passione e dell’impegno per una terra ricca di storia, che si trova tra le province di Verona e Trento.

    Attualmente, Cantina Roeno è supportata da un gruppo di professionisti altamente qualificati che affiancano la famiglia Fugatti: Giuseppe Fugatti, direttore di produzione; Alessandro Corazzola e Mirko Maccani, enologi; Roberta Fugatti, addetta all’accoglienza; Matilde Peres, responsabile dell’ospitalità; Nonna Giuliana, cuoca presso la Locanda; Cristina Fugatti, responsabile commerciale; Luca D’Arcano, sales manager; e Martina Centa, responsabile marketing e comunicazione.

    Così come i loro vini, anche la famiglia Fugatti racconta diverse storie, usando linguaggi e approcci diversi.

    Cristina Fugatti, responsabile commerciale, una donna solare, che parla dei suoi vini con enorme rispetto e fa trasparire l’amore e le grandi aspettative per questo percorso intrapreso.

    Giuseppe Fugatti, direttore di produzione, che quando parla delle varie fasi produttive cerca gli occhi del suo team tecnico, Mirko Maccani e Alessandro Corazzola, perché, come dice lui, “sono loro che insieme a me fanno il vino”. Mirko e Alessandro, le due figure tecniche esterne alla famiglia ma che parlano dell’azienda come se fosse loro, con orgoglio e voglia di farla crescere.

    E poi la nuova generazione, Martina Centa che si occupa del marketing e della comunicazione. Lei che racconterà l’eredità della sua famiglia e che, come fa oggi, cercherà di farla conoscere in giro per il mondo alle generazioni più giovani.

    Filosofia aziendale

    Il nome Roeno nasce dall’unione di “ro”, che richiama il fondatore Rolando, e “enos”, termine greco che indica il vino e l’enologia. Un progetto che oggi continua grazie ai figli Roberta, Cristina e Giuseppe, che hanno saputo unire l’enoturismo con la coltivazione della vite e la produzione vinicola. La cantina è infatti accompagnata da un agriturismo e una locanda, spazi accoglienti dove i visitatori possono gustare piatti tipici trentino-veronesi accompagnati da una selezione di vini di alta qualità.

    La filosofia aziendale è ben rappresentata da questo mantra: “Non fermarsi. Sperimentare e osare“: evoluzione sempre, ma senza mai dimenticare le proprie radici.

    Perché scegliere Roeno se lo trovate in una carta dei vini al ristorante?

    Potrei raccontarvi di una verticale di Riesling Italico di ben 6 annate, dalla 2019 alla 2013. Vi potrei descrivere l’estrema complessità e longevità che la famiglia riesce a mantenere nei suoi vini grazie alla cura nella produzione e allo studio di ogni vitigno e alla sua zonazione, potrei raccontarvi della cura che l’azienda mette nella valorizzazione di vitigni autoctoni e rari ma non lo farò.

    Il motivo più forte per cui dovreste scegliere un loro vino, è il caleidoscopio di esperienze che potrete godere: vitigni autoctoni come l’Enantio e il Teroldego o vitigni non prettamente autoctoni come il Riesling renano. Molte anime in un calice, a voi la scelta: quella della montagna, il Monte Baldo e quella della Valdadige dove scorre il grande fiume Adige.

    Sentirete vini che raccontano di un passato, quello di agricoltori legati al proprio territorio e allo stesso tempo di un’azienda che parla di futuro e tecnologia.

    La tecnologia in cantina

    Succede poche volte che una cantina parli di tecnologia quando racconta i propri vini. Nella cantina Roeno invece la tecnologia, lo studio e l’approfondimento sono un vanto e un mezzo per riuscire a far emergere l’unicità del loro territorio.

    Studiare la zonazione dei vigneti, utilizzare una macchina selezionatrice ottica a getto d’aria X-tri che individua eventuali corpi estranei e difetti legati alla presenza di clorofilla: studiare e mettersi sempre in gioco per riuscire a dare voce a dei vitigni e a un terroir che merita di essere raccontato.

    “Non dobbiamo avere paura della tecnologia, soprattutto quando questa viene usata al servizio della qualità e dell’esaltazione di un territorio.” queste le parole di Giuseppe Fugatti

    La ricerca dei vitigni perduti

    Ciascun vino racconta un vitigno, ogni annata racconta una storia fatta di temperature, temporali estivi, a volte grandinate o gelate primaverili. Ogni vino è uno scrigno che racconta una storia.

    Sarebbe molto più semplice produrre vini da vitigni famosi, semplici da gestire. E invece il team della cantina Roeno ha deciso di fare dello studio il loro cavallo di battaglia.

    Enantio, un nome che sa di antico, ed effettivamente è un vitigno antico.

    Riesling renano, sicuramente non uno dei vitigni che metteremo nella top 10 dei vitigni più conosciuti italiani.

    Eppure eccoli qua, portati in palmo di mano e con risultati eccellenti dalla cantina Roeno.

    Riesling Renano collezione famiglia

    Dalla passione di Giuseppe Fugatti e Mirko Maccani nasce nel 2003 un progetto incentrato sul riesling renano, vitigno tipico della Mosella e dell’Alsazia. Un progetto nato da una passione e che quotidianamente si scontra con la necessità di studiare, ancora e ancora.

    Anni passati a studiare i vigneti, la posizione, la vinificazione, affinché si potesse creare un vino da un vitigno tipico delle regioni più a nord e che necessita ampie escursioni termiche tra il giorno e la notte e di un’ottima esposizione al sole.

    Dopo anni di sperimentazioni esce la prima annata 2009, Riesling Renano Preacipuus 2009. Un vino che fonde la freschezza, l’acidità e la sapidità tipiche delle regioni settentrionali con il calore, la ricchezza e la struttura di un terroir unico come quello della Valdadige.

    Non aspettatevi che vi parli dei classici sentori da idrocarburi e pietra focaia che solitamente ritroviamo nel riesling. La bravura di Cantina Roeno è quella di far emergere altri sentori, quelli più tipici di un vino cresciuto in queste zone: quando metterete il naso su un loro riesling renano aspettatevi un ventaglio di fiori e frutta che solamente in futuro si arricchiranno di note minerali, pietra focaia e grafite in primis.

    Il riesling sa essere un vino che sa ammaliare, intenso al naso ed estremamente aperto al palato. È un vino che noi del settore per qualche strano motivo abbiamo voluto dipingere come un vino difficile, per intenditori. In realtà un riesling ben fatto come quello della cantina Roeno è un vino che sa adattarsi al palato di chi lo beve. Saprà stupirvi se cercate corpo e profondità, vi accompagnerà se amate i vini che evolvono nei profumi e saprà anche essere un compagno gioviale per una bevuta immediata e amichevole.

    I vini degustati

    Collezione di Famiglia – Riesling renato: Annate 2013 – 2015 – 2016 – 2017 – 2018 – 2019

    Pinot Grigio Rìvoli 2021 –

    Pinot Grigio Rìvoli 2021

    Enantio Riserva 1865 Prefillossera 2019

    Solaris Repanda 2023

    Cristina Vendemmia Tardiva 2021 LEGGI TUTTO

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    “Camminando” il Roero

    di Luciano Pavesio

    L’apparentemente azzardata mossa perpetrata nel marzo del 2014 di costituire un autonomo Consorzio di tutela e valorizzazione dei vini e del territorio si sta sempre di più rivelando una mossa azzeccata per il Roero. Questo ente, presieduto con sapienza e passione dal produttore Massimo Demonte, vanta l’iscrizione di più del 50% dei viticoltori per oltre il 70% della produzione dei vini Roero DOCG (complessivamente più di 1.000 gli ettari vitati per un totale che supera i sei milioni di bottiglie prodotte tra Roero, vino rosso a base di uve nebbiolo, e il Roero Arneis, vino bianco a base delle omonime uve).

    Sulla scia dell’entusiasmo sono molteplici le occasioni e gli eventi organizzati ogni anno dal Consorzio oppure dall’Enoteca del Roero, l’associazione presieduta da Marco Perosino con sede a Canale che comprende i comuni di Canale, Castagnito, Castellinaldo, Govone, Guarene, Magliano Alfieri, Monticello d’Alba, Pocapaglia, Priocca, Santa Vittoria d’Alba, Vezza d’Alba e l’Associazione Vinaioli del Castellinaldo insieme a diverse altre associazioni o enti locali.

    L’Ecomuseo delle Rocche del Roero

    Un grande contributo alla scoperta di questo territorio lo sta fornendo l’Ecomuseo delle Rocche del Roero. Istituito dalla Regione Piemonte nel 2003, comprende i comuni di Cisterna d’Asti, Montà, S. Stefano Roero, Montaldo Roero, Monteu Roero, Baldissero, Sommariva Perno e Pocapaglia.

    Il suo obiettivo è documentare, tutelare e permettere lo sviluppo del particolare processo di antropizzazione sviluppatosi negli otto “borghi di sommità” siti nel contesto naturalistico e paesaggistico rappresentato dalle Rocche, che costituiscono l’ossatura di un territorio assolutamente unico: una labirintica e spettacolare dorsale di gole, nude pareti a picco, guglie e pinnacoli di sabbia che si estende per oltre 30 km da Pocapaglia a Cisterna d’Asti come risultato di un notevole fenomeno di erosione del fiume Tanaro in epoca glaciale.

    I “borghi di sommità” del Roero, situati sulla dorsale delle Rocche ed accomunati da caratteristiche ambientali ed antropiche proprie, sono abbarbicati con le loro torri e i loro castelli a sentinella dei ristretti passaggi consentiti dalle “rocche”.

    Massimo Damonte presidente Consorzio Tutela Roero

    Questi comuni dell’Ecomuseo delle Rocche del Roero segnano lo spartiacque tra due zone ben distinte: a ponente, quella appartenente al bacino del Tanaro, dai terreni di origine marina e abitata sin dall’epoca romana, regno della vite e delle piante da frutta, e quella di levante, degradante verso la pianura torinese, appartenente al bacino del Po, in cui prevalgono ancora vasti relitti dell’antica “silva popularis” (aree boschive).

    In questo contesto l’Ecomuseo opera attraverso svariate attività su più livelli e settori:

    l’allestimento e la manutenzione di una Rete di sentieri naturalistici tematici che portano ciascuno a scoprire un particolare aspetto di questo territorio ad alta biodiversità nonostante l’antropizzazione, e promuovono in chiave turistica le sue molteplici potenzialità;

    la ricerca scientifica sistematica mediante la pubblicazione di studi e volumi sulla storia e sull’identità territoriale locale e la creazione di un archivio multimediale di documentazione;

    progetti di didattica rivolti alle scuole del territorio ecomuseale, per contribuire alla costruzione del senso di appartenenza al territorio ed alla comunità nelle nuove generazioni, con particolare attenzione alla formazione degli insegnanti e alla realizzazione di laboratori didattici per bambini.

    rassegne di escursioni organizzate ed eventi culturali che mirano al recupero e alla riproposta dei momenti di festa legati al calendario rituale contadino

    Le Rocche

    Le Rocche

    L’elemento fondamentale che caratterizza il paesaggio dell’Ecomuseo è rappresentato dalle Rocche, un fenomeno geologico di erosione lungo ben 32 km, che ha origine nella notte dei tempi ma che continua ancora oggi, e che ha sensibilmente influenzato la vita dell’uomo.

    Circa 250.000 anni fa il Tanaro deviò il suo corso per opera di erosione di un altro fiume. Questo evento, che viene chiamato dagli studiosi “Cattura del Tanaro”, causò una serie di sconvolgimenti molto forti nelle vallate di scorrimento. I corsi d’acqua del Roero cominciarono ad arretrare verso la nuova valle del Tanaro, incidendo con gole profonde e pittoreschi calanchi i terreni sabbiosi dell’Astiano.

    Il risultato di questo fenomeno millenario è unico e ancora oggi osservabile nei comuni delle Rocche. Nelle dolci colline tipiche del Roero, si aprono improvvisamente profonde voragini che possono raggiungere anche dislivelli di centinaia di metri. Le pareti sabbiose della collina formano guglie dalle forme affascinanti e bellissime, anfiteatri naturali maestosi ed imponenti in cui ci si può avventurare seguendo i sentieri dei contadini.

    L’ecosistema delle Rocche è però molto delicato. Microclimi diversi coabitano in poche centinaia di metri di altitudine; pini e roverelle, tipici di una vegetazione secca, crescono in cima alle creste, mentre nel fondo dei burroni l’acqua stagnante crea habitat umidi e rigogliosi.Inoltre le Rocche sono formate da terreni sabbiosi che un tempo erano fondali marini; per questo è possibile trovare incastrati tra le pareti fossili di conchiglie, ricci e pesci.

    cartina dei sentieri del Roero

    I Sentieri del Roero

    Approssimandosi l’affascinante periodo autunnale della vendemmia, tra le opere di rilevante interesse realizzate nel Roero è senz’altro la stesura di chilometri di sentieri tematici, oltre 300 chilometri raccolti lungo due dorsali trasversali dalle quali si dipanano diversi percorsi ad anello.

    In questo modo si può “camminare” tutto il territorio (termine tanto caro al maestro Luigi Veronelli), consentendo al visitatore di addentrarsi nella sua grande varietà di paesaggi: nei boschi di pini silvestri, roveri, querce e giganteschi castagni secolari; negli orridi delle rocche con le loro pareti verticali di sabbie astiane; nei rii e negli umidi fondovalle incolti; nel mare di bricchi, di colline a vigneto, con le loro geometrie regolari interrotte da macchie ancora a frutteto.

    Una ragnatela gestita dall’Ecomuseo delle Rocche, che ne cura la manutenzione, la promozione e la fruizione attraverso indicazioni e pannelli, cartine, audioguide e accompagnatori naturalistici, animazioni e numerosi altri servizi collaterali.

    Tra i più percorsi i “Sentieri del vino”, progetto legato alle Menzioni Geografiche Aggiuntive della DOCG Roero istituite dalla vendemmia 2017, la terza denominazione italiana a raggiungere questo traguardo. Queste camminate partono da ciascun borgo fornendo la cartellonistica col quadro d’insieme e le informazioni utili a fornire al visitatore enogastronomo l’indicazione precisa del luogo di ogni specifico “Cru” del Roero. I sentieri proseguono quindi con frecce di percorso e culminano nei pannelli che precisano il punto di partenza e quello finale della menzione, disegnando un anello che riporta al punto d’avvio.

    Ciabot

    Altro percorso di notevole importanza e transito è “Il Grande Sentiero del Roero-S1” che attraversa per intero la dorsale delle Rocche e gli otto borghi di sommità sorti sui dirupi dopo l’anno Mille. Il Sentiero si snoda per circa 40 km dal paese di Bra a quello di Cisterna d’Asti, e permette di apprezzare la grande varietà paesaggistica del Roero e gli ambienti naturali più incontaminati, dove si ammirano una flora e una fauna ancora originarie.

    Di seguito una sintesi dei sentieri tematici attualmente fruibili suddivisi per comune:

    Montà d’Alba

    Sentiero dell’Apicoltura: attraverso l’habitat ideale per l’allevamento delle api, alla scoperta di antichi metodi di produzione del miele e dei ciabòt apiari, architetture rurali uniche in Europa.

    Dati tecnici: lunghezza  km 3.9 – durata: 1 ora 30 min –  dislivello 150 mt –  difficoltà E (escursionisti) – ciclabilità 80%

    Sentiero del Castagno:  un paradiso di contrasti, dalle colline coltivate a vigne e frutteti alle zone umide dei biotopi, attraverso castagneti storici e piloni votivi.

    Dati tecnici: lunghezza  km 9.2 – durata 3 ore 30 min –  dislivello 180 mt – difficoltà EE (escursionisi esperti)- ciclabilità 85%

    Sentiero Religioso: seguendo le orme degli antichi pellegrinaggi dal paese al Sacro Monte costruito in cima al colle, sui resti di un tempio pagano dedicato alla dea Diana. 

    Dati tecnici: lunghezza km 5.7 – durata 2 ore 15 min –  dislivello 170 mt –  difficoltà E (escursionisti) – ciclabilità 93%

    Sentiero del Tartufo: lungo le piste ombrose dei trifolao, i cercatori del pregiato tartufo bianco delle Rocche, risalendo lungo vigne aggrappate ai terreni sabbiosi e costellate da ciabòt di tutte le forme.

    Dati tecnici: lunghezza km 4.5 –  durata 2 ore –  dislivello 170 mt –  difficoltà EE (escursionisti esperti) – ciclabilità 75%

    Sentiero del Lupo: la via che serpeggia nell’antico bosco noto già ai tempi dei romani come silva popularis, lungo vallate di castagni secolari che fanno da sentinella alle borgate più isolate.

    Dati tecnici: lunghezza km 7 – durata 2 ore 30 min –  dislivello 140 mt –  difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 100%

    Monteu Roero

    Sentiero della Castagna granda: un agevole percorso che dal bosco raggiunge la radura della castagna granda, un vero e proprio albero monumentale di oltre 400 anni la cui circonferenza  supera i 10 metri.

    Dati tecnici: lunghezza  km 6 – durata 1 ore 20 min –  dislivello 160 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 100%

    Il Castello di Guarene

    Sentiero della Fossa dei Cinghiali: ripido zig zag che dall‘ambiente di cresta giunge al fondovalle ombroso delle Rocche, un ambiente umido ideale per la fauna che trova pozze e ristagni d’acqua per abbeverarsi.

    Dati tecnici: lunghezza  km 3.4 – durata 1 ora –  dislivello 200 mt – difficoltà EE (escursionisti esperti)- ciclabilità 70%

    Sentiero dei Fossili: un itinerario alla scoperta dei tesori nascosti tra le pareti sabbiose dei pendii, spingendosi al limitare della Cava Caudana, il giacimento di reperti fossili più ricco dell’area.

    Dati tecnici: lunghezza  km 6.1 – durata 1 ora e 40 min –  dislivello 140 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 100%

    Sentiero dell’Acqua: attraverso le terre rosse dell’altopiano a nord del paese, tra peschiere in cui sono allevate le tinche e la pianura circondata dalla corona alpina.

    Dati tecnici: lunghezza  km 10 – durata 2 ore e 30 min –  dislivello 150 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 95%

    Santo Stefano Roero

    Sentiero del Gioco:  un percorso naturalistico che parte dall’intatto centro storico del paese, adatto ai giochi tradizionali dei bambini e agli sport di piazza, costeggia ripidi anfiteatri di rocche e si apre su pregiati vigneti.

    Dati tecnici: lunghezza  km 5.2 – durata 1 ora e 30 min –  dislivello 260 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 100%

    Vezza d’Alba

    Sentiero del Tasso: immersi in una grande varietà paesaggistica, dalle vigne panoramiche alla vegetazione folta in cui si nasconde il silenzioso Santuario di Madonna dei Boschi, passando per la Val Tassera conosciuta per le sue tane di tasso.

    Dati tecnici: lunghezza  12.7 km – durata 3 ore e 30 min–  dislivello 720 mt – difficoltà EE (escursionisti esperti)- ciclabilità 100%

    Sentiero del Trifolao: un percorso panoramico che ripercorre i luoghi prediletti dai cercatori del tartufo, dai noccioleti alle piante tartufigene di fondovalle nei pressi della Tartufaia Valtesio.

    Dati tecnici: Lunghezza  5.6 km – durata 1 ora e 45 min–  dislivello 240 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 100%

    Sentiero del Torion: un agile sentiero lungo la pianura coltivata del rio Borbore conduce ai versanti impervi del bosco coltivato a ceduo, dove le vigne aggrappate lasciano il posto alla pineta del Torion.

    Dati tecnici: lunghezza  7 km – durata 1 ora e 50 min–  dislivello 290 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 100%

    Sentiero della Pera madernassa: un itinerario tra vallette coltivate a frutteto e morbide pianure che valorizza le produzioni di maggior pregio del Roero: la pera Madernassa e le profumate varietà di pesche locali.

    Dati tecnici: lunghezza  6.5 km – durata 1 ora e 30 min–  dislivello 160 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 100%

    A Vezza d’Alba è inoltre visitabile il Museo Naturalistico del Roero, che presenta gli ambienti tipici del Roero e la fauna che li abita.

    Sommariva Perno

    S2 – Sentiero degli Asfodeli: un percorso che si immerge nel cuore dell‘antica silva popularis, il bosco primigenio del Roero che a seconda delle stagioni offre profumati frutti di bosco, funghi, prati di pervinche, anemoni, mughetti e asfodeli.

    Dati tecnici: lunghezza  5.5 km – durata 1 ora e 50 min–  dislivello 115 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 100%

    Il Parco Forestale del Roero: oltre centosessanta ettari di bosco, per un terzo occupato da alberi quasi secolari, due laghetti (lago delle ginestre e lago degli aironi), sentieri con passerelle, strutture per la sosta ed il pic-nic, un percorso ginnico-sportivo con campo da calcio, giochi ed attrezzature per i più piccoli (info www.parcoforestaledelroero.it)

    L’itinerario cittadino della Bela Rosin: un percorso tematico che si sviluppa nel centro storico del paese, toccando i vari punti che furono teatro della vita di Rosa Vercellana, moglie morganatica del Re Vittorio Emanuele II.

    PocapagliaSentiero della Masca Micilina: intende far conoscere le storie e le tradizioni popolari che fino al secolo scorso contraddistinguevano i paesi delle Rocche. Storie di masche e streghe che ben si adattano a questo tipo di territorio impervio e pieno di mistero.

    Dati tecnici: lunghezza  4.5 km – durata 1 ora e 30 min–  dislivello 160 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 50%

    Sentiero botanico della Verna: un percorso che attraversa i tre tipi di ambienti del Roero con la grande varietà di specie botaniche che vi dimorano: da quelle dei fondovalle come l’ontano (verna)  a quelle che prediligono siti aridi ed elevati come il pino silvestre.

    Dati tecnici: lunghezza  4.8 km – durata 1 ora e 45 min–  dislivello 90 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 100%Sentiero della Rocca Creusa: si immerge nell’anfiteatro delle Rocche più scenografiche dell’area, dove la vegetazione nasconde la grotta in cui visse il leggendario personaggio dell’eremita.

    Dati tecnici: lunghezza  4 km – durata 1 ora e 15 min–  dislivello 150 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 100%

    sentiero della Rocca Creusa

    Montaldo Roero

    Sentiero Livio Venturino: un itinerario panoramico dove si alternano continui saliscendi, con spettacolari vedute delle Rocche di Montaldo Roero e Baldissero, e sui castelli di Monticello e Monteu Roero, tra boschi di pioppi e castagni secolari.

    Dati tecnici: lunghezza  6.5 km – durata 1 ora e 45 min–  dislivello 240 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 100%

    Sentiero della Rocca del Serro: partendo dalla piazzetta nel centro storico del paese si intraprende il sentiero, che attraversando boschi e castagneti secolari, si inoltra attraverso un ripido fianco sabbioso nella zona ombrosa del fondovalle della Rocca del Serro. Si risale infine verso l’abitato di Montaldo Roero, dove svetta l’antica torre di avvistamento.Dati tecnici: lunghezza  3.7 km – durata 1 ora e 10 min–  dislivello 130 mt – difficoltà E (escursionisti)- ciclabilità 95%

    Questa rete sentieristica del Roero è illustrata tramite cartine georeferenziate ed audioguide (scaricabili gratuitamente dal sito http://www.ecomuseodellerocche.it/it/audioguida.php oppure reperibili presso la sede dell’Ecomuseo in Piazzetta della Vecchia Segheria 2/B a Montà d’Alba (CN) ) con tutte le informazioni disponibili sulla menzione geografica, sui servizi aggiuntivi quali degustazioni, bio-picnic, animazioni o utilizzo dei “ciabot” presenti, piccoli edifici in muratura o rustici capanni utilizzati in passato come ricovero degli attrezzi di campagna che rappresentano oggi un prezioso patrimonio di architetture rurali come gli “infernot” o “crutin” sotterranei adibiti allo stoccaggio e conservazione del vino. LEGGI TUTTO

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    Oltrenero e l’Oltrepò Pavese: dinamismo e Pinot Nero

    di Patrizia Vigolo

    Oltrepò Pavese, una terra ricca che sa trasmettere la sua forza e la sua maestosità anche in una cupa giornata di pioggia. A circa 40 km da Milano, si trova una delle realtà più interessanti dell’Oltrepò Pavese, la cantina Oltrenero, a Zenevredo (Pv).

    Zenevredo è un’ottima meta per una gita fuori porta ma è anche un must per chi vuole conoscere l’Oltrepò Pavese. E’ un delizioso comune nella provincia di Pavia, il cui nome deriva dal latino “ginepretum”, richiamando le affascinanti bacche di ginepro che già nel Medioevo adornavano le colline circostanti. Le origini della Tenuta Oltrenero risalgono a quel periodo, quando i monaci benedettini ripristinarono il terreno dopo un lungo periodo di abbandono, facendo rifiorire i vigneti.

    Questa regione, nota anche come “Vecchio Piemonte”, ha visto la nascita della produzione di spumanti italiani alla fine del XIX secolo, grazie all’uso delle uve di Pinot Nero. Questo vitigno di alta qualità è particolarmente indicato per la vinificazione in bianco, dando vita a pregiati spumanti ottenuti con il metodo classico.

    Gruppo Zonin 1821 e l’Oltrepò Pavese

    La famiglia Zonin è proprietaria della Tenuta Oltrenero dal 1987 e, riconoscendo il valore di questo territorio, ha ampliato la superficie vitata dagli iniziali 30 ettari agli attuali 104 (di cui 84 vitati). Durante questa fase di espansione, la famiglia Zonin ha puntato sulla straordinaria ricchezza delle varietà autoctone, come la sorprendente Croatina e la Barbera, che qui raggiungono livelli qualitativi eccezionali. Tuttavia, il vero protagonista della tenuta e del territorio dell’Oltrepò è il Pinot Nero, vitigno nobile che da oltre due secoli esprime qui la sua classe e personalità. Non a caso, circa il 75% del Pinot Nero coltivato in Italia proviene dall’Oltrepò Pavese.

    Dinamismo e miglioramento

    Ciò che ci accoglie in tenuta è il simbolo di Oltrenero, un cerchio che rappresenta in sé la filosofia aziendale: Un movimento continuo ed armonico che si rigenera incessantemente, puntando costantemente alla perfezione. Il cerchio, da un lato, è una figura geometrica che richiama il simbolo della vita, espressione di completezza, uniformità e assenza di separazione. Dall’altro, il dinamismo che questo simbolo incarna riflette il desiderio costante di miglioramento e di crescita verso un ideale sempre più alto. Ne è prova il fatto che ogni anno l’azienda introduce novità e sperimentazioni, mirate a un perfezionamento continuo.

    Il movimento verso il miglioramento è una delle caratteristiche che si percepiscono chiaramente nelle parole di Paolo Tealdi, direttore ed enologo della tenuta dal 2021. La costante ricerca di esprimere al meglio il territorio, unita al desiderio di tutto lo staff e della famiglia Zonin di accogliere gli ospiti in Tenuta e farli uscire con la consapevolezza di aver veramente conosciuto questo luogo, è centrale nella filosofia aziendale.

    Sostenibilità e Ospitalità

    Oltrenero è un’azienda che punta alla sostenibilità, e questa parola si lega a doppio filo con la parola ospitalità. Porte aperte ad Oltrenero, come in tutte le altre tenute del gruppo Zonin 1821, a tutti gli ospiti che vogliono conoscere l’azienda e i suoi prodotti.

    Ed è proprio il fattore umano che diventa il fil rouge di questo incontro con Michele Zonin e Paolo Tealdi.

    “La tenuta è una piccola comunità, composta da persone che vivono in zona e conoscono bene la cultura e la storia dell’Oltrepò Pavese. Va ricordato, e lo sottolineiamo in ogni occasione, che ciò che si produce qui a Oltrenero è unico e si trova solo qui. A soli 30 km di distanza, si ottengono risultati completamente diversi. La nostra bottiglia, magari non colpisce subito per l’estetica, ma racchiude il lavoro di tante persone unite da un forte legame. Vogliamo trasmettere che il vino è cultura, e tutto riporta alle persone e al territorio” afferma Michele Zonin.  

    Oltrenero Cuvée EMME – 2018

    Il vino che ci ha colpito maggiormente?

    Il nome è la prima iniziale di Meunier, il “Pinot del Mugnaio”, che deve il suo nome al fatto che la parte inferiore della foglia di vite è ricoperta da una setosità bianca che fa apparire come fosse ricoperta di farina.

    Parliamo quindi di un balc de noirs. Un vino elegante, lineare. Intriga il sorso fresco ma al contempo profondo.

    Nessun abbinamento per lui, ci piace pensarlo come vino che basta a sé stesso. LEGGI TUTTO

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    Novità dalla Doc Colli Maceratesi, due nuove versioni per la Ribona

    Il gioiello della denominazione della DOC Colli Maceratesi, ma forse dell’intero Vigneto Marche, è sicuramente la tipologia Ribona noto anche come vitigno maceratino di cui compaiono tracce su alcuni bollettini ampelografici già a partire dal 1800.

    Grazie a un tessuto costituito prevalentemente da piccole aziende agricole a conduzione famigliare, è stato possibile fare un lavoro improntato sulla qualità e oggi la ribona è sicuramente uno dei vini bianchi italiani che merita la scoperta e, grazie anche a una caratteristica di particolare longevità, potrebbe divenire una delle vere e proprie eccellenze del Belpaese a carattere bianchista, al pari di altri areali altamente vocati, in primis Collio e Alto Adige. Il tempo consente infatti alla Ribona di sviluppare aromi sempre più complessi e avvolgenti e di raggiungere un’elegante espressività aromatica. Proprio in questi giorni è stato dato il via libera per la “Riserva” a 2 nuove tipologie della Doc Colli Maceratesi.

    i produttori

    È stata infatti pubblicata in Gazzetta ufficiale – dopo un iter di 3 anni proposto dall’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) e dal Comitato Colli Maceratesi – l’introduzione di 2 nuove versioni: la Colli Maceratesi Ribona Riserva e la Colli Maceratesi Ribona Spumante Riserva. Un upgrade verso prodotti premium a maggior longevità, in linea con gli obiettivi di sviluppo di Imt e dei 74 produttori e viticoltori dell’area.

    vigneto Ribona

    “La modifica del disciplinare della Doc Colli Maceratesi con l’introduzione dei due nuovi bianchi Riserva della Ribona nelle tipologie vino e spumante metodo classico, – ha detto il presidente Imt, Michele Bernetti – è coerente con il processo di aggiornamento di alcuni disciplinari delle nostre 16 denominazioni, nati circa 50 anni fa, che necessitano di essere attualizzati. Un’azione in linea con il percorso intrapreso dal Consorzio che punta a innalzare qualità e valore aggiunto delle produzioni. La notizia della pubblicazione in Gazzetta – ha concluso Bernetti – è il modo migliore per festeggiare i primi 25 anni di Imt”.

    Michele Bernetti

    Produzione massima contingentata (91 ettolitri per ettaro), procedimento di elaborazione di almeno 36 mesi per la Ribona Spumante Riserva con rifermentazione esclusivamente in bottiglia, immissione al consumo consentita solo dopo un affinamento di 12 mesi per la Ribona Riserva, costituiscono le principali norme per la vinificazione delle 2 nuove tipologie che saranno coltivate in provincia di Macerata e nel Comune di Loreto, in provincia di Ancona.

    Per il presidente del Comitato della Doc Colli Maceratesi, Filippo degli Azzoni: “Le due nuove Riserve introdotte grazie al lavoro fatto da Imt valorizzano il Colli Maceratesi Ribona, un prodotto con ottime potenzialità di crescita sul mercato, e sono in grado di rispondere a una domanda qualificata, capace di apprezzare le doti di longevità e di complessa eleganza che sono nel Dna del vitigno. Dopo anni di ricerca che hanno portato a questa scelta, si aprono ora delle opportunità per attivare nuovi canali di vendita, sia sul mercato interno sia estero; questo è molto positivo”.

    vigneto di Ribona

    Tra le altre disposizioni pubblicate in Gazzetta: l’eliminazione della tipologia novello per la versione rosso; sul fronte etichettatura e presentazione dei vini della Doc è prevista la possibilità per i produttori di riportare il nome geografico “Marche” (secondo indicazioni specifiche stabilite nel disciplinare).

    La Doc Colli Maceratesi ha un’estensione di 250 ettari per una produzione certificata equivalente a un potenziale di circa 600 mila bottiglie (0,75 litri). Quarantasei i viticoltori e 28 i produttori.

    Per un maggiore approfondimento sulla Ribona è possibile consultare il sito  https://ribona.it/ . LEGGI TUTTO

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    AD 13.21 Monti Lessini doc: l’audacia visionaria di Gianni Tessari

    di Patrizia Vigolo

    Gianni Tessari è un visionario ma con radici ben solide nella tradizione del suo territorio e delle uve che esso genera.

    Per Gianni Tessari la tradizione è il territorio stesso, mentre la tecnologia in cantina è uno strumento che gli permette di migliorare costantemente, garantendo un prodotto che parla sempre di più di lui, della sua famiglia e del suo percorso.

    Gianni Tessari

    Quando Gianni racconta la sua storia, lo fa con autenticità e passione. E’ diretto e carismatico. Ciò che gli riesce meglio è interpretare il vino e il territorio a modo suo o, come dice lui con grande umilità “almeno ci provo a farlo”. Coniuga la conoscenza acquisita in anni di esperienza e un occhio sempre attento ai mutamenti del mercato e ai gusti dei consumatori.

    Questo spirito visionario si riflette perfettamente nel suo ultimo vino: l’AD 13.21 Monti Lessini Doc.

    AD 13.21 Monti Lessini DOC: Un Durello Metodo Classico in edizione limitata

    AD 13.21 Monti Lessini DOC è un Durello Metodo Classico Dosaggio Zero in edizione limitata. Ne sono stati prodotti solamente 200 esemplari in formato magnum disponibili su assegnazione e sarà proprio il vignaiolo a decidere a chi assegnare il prezioso vino.

    L’origine del nome

    Il nome AD sta per Annata Doppia, mentre 13.21 si riferisce ai due millesimi selezionati per dare vita a un’etichetta nella quale la dimensione affettiva del ricordo si fonde con la raffinatezza stilistica.

    La 2013, oltre ad essere un’annata eccellente per la durella, coincide con l’anno di fondazione dell’azienda e la sua prima vendemmia.

    La 2021, invece, è stata scelta per la sua straordinaria freschezza e verticalità. Il risultato è una cuvée che sorprende per l’ampiezza aromatica e la vivacità sensoriale, promettendo un’eccellente evoluzione del tempo.

    “AD 13.21 nasce da una serie di intuizioni e sperimentazioni che mettono al centro la ricerca emotiva dell’eccellenza, un gioco in cui desideriamo coinvolgere chi il vino lo degusterà. Ho scelto, infatti, di unire i due millesimi dopo la fase di spumantizzazione anziché prima, come da prassi, per esprimere con maggiore precisione e sicurezza la mia visione del Metodo Classico, pensato per coloro che ricercano l’emozione nell’essenza di un grande vino.”” dice Gianni Tessari.

    L’audacia della sperimentazione

    Ciò che colpisce di Gianni Tessari è il desiderio di evolvere e di sperimentare. Questo vino è solo l’ultimo esempio messo sul mercato con lo scopo di accompagnare i palati in evoluzione ma senza mai rinunciare alla tradizione.

    L’umiltà di Tessari come vignaiolo è emersa anche durante la presentazione di questo vino, quando ha affermato:

    “AD. 13.21 non sarebbe mai nato senza il lavoro di squadra, della famiglia e di tutto lo staff. E’ stao un progetto ambizioso e nessuno ne sapeva il risultato. Unire due vini, anzi, due spumanti, è stato come fondere due anime e il legame che le unisce è l’impegno e la visione condivisa di tutti coloro che hanno collaborato al progetto, senza esclusioni.”

    La cantina Gianni Tessari

    L’azienda vitivinicola Giannitessari nasce nel 2013 dalla volontà dell’omonimo vignaiolo di esprimere la propria concezione del fare vino attraverso il confronto con tre diversi territori: Monti Lessini, Soave e Colli Berici. I vigneti dell’azienda si distribuiscono nelle tre DOC per un totale 35 ettari complessivi, mentre la Cantina, che ha sede a Roncà (Verona), si estende per circa 7.000 m² e produce circa 350.000 bottiglie l’anno. La produzione di vini di alta qualità, rinomata e riconosciuta a livello internazionale, si concentra sulle varietà autoctone, spaziando dal Tai Rosso dei Colli Berici, all’eccellenza bianchista del Soave, fino al Durello Spumante Metodo Classico dei Lessini, che negli ultimi trent’anni è stato al centro di un processo di riscoperta e valorizzazione. Oggi Giannitessari si afferma come una delle migliori firme del Lessini Durello Spumante Metodo Classico. LEGGI TUTTO