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    Sula Vineyards – presentazione e risultati 2023

    Curiosando qua e là durante le vacanze di Natale sono incappato in questa azienda indiana che produce vino che si è quotata un paio di anni fa: Sula Vineyards. Prima di entrare nei dettagli bisogna fare una premessa corposa sull’India, perché è una nazione fuori dal nostro contesto. Potrei partire parlandovi della dinamica e dimensione demografica, 1% di crescita della popolazione annua circa (ma oltre il 2% quella della popolazione urbana) per 1.5 miliardi di persone – ossia una nuova Lombardia ogni anno -; potrei menzionarvi un mercato delle bevande alcoliche da 1.2 miliardi di casse dove il vino contribuisce soltanto 4 milioni; infine, devo spiegarvi come “danno i numeri” gli indiani, visto che usano una unità di misura “INR crore” – che usiamo in tutti i grafici – che significa “10 milioni di Rupie”. Quindi quando leggete vendite di 609 INR Crore, state leggendo 609 decine di milioni di Rupie, ossia 6,090 milioni di Rupie, che sono poi 6.09 miliardi di Rupie che diviso il cambio con l’euro di circa 90 fanno circa 68 milioni di euro.
    Se vi interessa l’articolo continua…

    Fatte queste premesse, passiamo a Sula, che produce 1.1 milioni di casse di vino che… considerando le 4 che fa tutto il mercato sono tante. Essenzialmente Sula probabilmente rappresenta il 25-30% del mercato totale e, si legge nel bilancio, oltre il 60% del vino prodotto localmente.
    A differenza di quanto succede dalle nostre parti, il vino è in forte crescita e di moda, in un mercato dominato dagli spiriti e dalla birra. Sula non vende solo vino (“own brands”) ma fa anche “wine tourism”, per circa il 10% del fatturato. La quota di vini che loro chiamano “Elite&Premium” è in costante crescita, dal 68% al 75% del fatturato in qualche anno.
    L’azienda si è quotata alla borsa locale un paio di anni fa e ha un valore in borsa di circa 335 milioni di euro; considerando il debito di circa 25 milioni di euro, si arriva a 360 milioni di valore d’impresa. Confrontati con i 20 milioni di EBITDA che ha realizzato nel 2023 (marzo 2024), margine del 30%, tratta a 18 volte l’EBITDA, ossia un multiplo ormai sconosciuto dalle nostre parti. Come mai? L’azienda cresce, ha margini alti… è in India.

    Venendo ai numeri, come vedete le dimensioni sono piuttosto modeste rispetto alla dimensione potenzialmente gigantesca del mercato, dicevamo circa 13 milioni di bottiglie, con un buon valore per bottiglia (4.5 euro) escludendo la parte del turismo, che danno un fatturato di circa 60 milioni di euro. Il fatturato diventa poi 67 includendo proprio la parte turismo, dove comunque non scherzano con oltre 100 camere, 435mila visitatori nelle cantine e 172mila degustazioni.
    I margini sono eccellenti, frutto anche di una buona integrazione nella parte agricola (1120 ettari, probabilmente a coprire tra la metà e i due terzi della produzione di vino), oltre che della domanda in crescita che porta a dei buoni prezzi di vendita. Quindi il margine sulla produzione viaggia intorno al 70%, l’EBITDA al 30% e l’utile operativo al 20%. Utile netto 2023 di 93 INR Crore, che sono poi 10 milioni di euro, pari al 15% del fatturato.
    Per concludere, struttura finanziaria ribilanciata dopo la quotazione in borsa, con un debito che sta intorno a 1.2 volte l’EBITDA.

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco LEGGI TUTTO

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    Norvegia – importazioni di vino 2024

    Il mercato del vino norvegese è calato del 5% nel 2024 a 461 milioni di euro, pur mostrando un recupero dei volumi importati, cresciuti del 7% a 979mila ettolitri. Come vedete dal grafico si tratta del primo “passo falso” di un paese che è sempre cresciuto, anche nell’anno orribile del 2020. L’aspetto più importante di questo post però non sono tanto i numeri assoluti o la posizione dell’Italia sulla Francia, ma un dato nascosto, che va ricavato e che mostra il calo continuo della quota di mercato del prodotto italiano in Norvegia – passato dal 36% al 25% – , con una forbice praticamente perfetta rispetto alla Francia, che dal 29% del 2015 è cresciuta fino al 38% del 2024.
    Anche nel 2024 l’Italia ha perso terreno, con un calo dell’8% delle spedizioni in Norvegia a fronte del -5% del mercato, pur mantenendo la leadership dei volumi, che peraltro sono stati in crescita del 10%.
    Ulteriori approfondimenti nel resto del post.

    Le importazioni di vino in Norvegia sono calate del 5% nel 2024 a 461 milioni di euro, con una riduzione abbastanza omogenea tra le categorie: -4% per i vini fermi in bottiglia a 291 milioni di euro, -6% per i vini sfusi a 89 milioni e -7% per i vini spumanti a 81 milioni di euro.
    Nel 2024 la valuta norvegese è stata praticamente invariata contro l’euro, il che significa che il calo in valuta locale è stato del 4% a 5.3 miliardi di corone norvegesi.
    La Francia ha una leadership crescente nel mercato, superando il 38% del totale, 177 milioni di euro, con un calo del 4%, guidato soprattutto dai vini spumanti, -6%, dove la quota di mercato supera il 60%.
    Per l’Italia un altro anno di riduzione, -8% a 115 milioni di euro e una quota di mercato scesa dal 26% al 25%. I vini fermi in bottiglia sono scesi del 9% a 74 milioni, nei vini sfusi rimaniamo davanti a tutti con 23 milioni (-4%), mentre gli spumanti per quanto poco rappresentati scendono dell’8% a 18 milioni di euro.
    I vini tedeschi sono i terzi per importazione nel mercato con 41 milioni di euro e un dato stabile, ma comunque sul livello massimo mai raggiunto, mentre la Spagna subisce un calo del 5% a 35 milioni di euro (di cui soltanto 5 sono relativi a vini spumanti).
    La presenza di vini del nuovo mondo resta molto limitata nel mercato norvegese, con gli USA stabili a 23 milioni di euro, il Cile a 10 milioni di euro e l’Australia in calo dell’11% a 9 milioni.

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    Purcari Wines – analisi di bilancio 2023

    Introduciamo oggi una nuova azienda vinicola quotata nel raggio di azione del blog. Si tratta di Purcari Wines, attiva in Est Europa con base principale in Romania, quotata nel mercato locale da qualche anno, con un fatturato atteso di circa 400 milioni di RON locali (80 milioni di euro) e un utile netto di 60 (12 milioni di euro). La sua valutazione borsistica è oggi intorno ai 600 milioni di RON (120 milioni di euro), che corrispondono a circa 10 volte gli utili attesi 2024 e 5.5 volte l’EBITDA.
    La ragione per analizzarla è che è un’azienda in forte crescita (fenomeno raro nel settore del vino…), che cercherà nei prossimi anni di uscire dai suoi confini (attualmente circa il 70% delle vendite è concentrato in Romania e Moldavia) per aggredire i mercati internazionali. L’ambizione di crescita è stata delineata lo scorso ottobre in un evento dedicato agli investitori in cui sono stati dai gli obiettivi al 2027, dopo che l’azienda ha dismesso una linea di attività non vinicola che rappresentava l’8% delle vendite e il 4% degli utili: vendite in crescita a circa 600 milioni di RON (quindi il 50% in più in 3 anni), utile netto previsto raddoppiare a 120 milioni di RON con un EBITDA di 210-230 milioni di RON dai 100 attesi nel 2024.
    Bene, passiamo a una breve analisi dei dati con grafici e tabella riassuntiva.

    Le vendite di Purcari Wines sono cresciute del 22% nel 2023 e in media del 16% dal 2019 al 2023. La Romania è stata la principale area di crescita, con un incremento annuo del 24% dal 2019 che l’ha portata a rappresentare quasi il 60% del fatturato totale e a costruire una quota di mercato del 13%. La Moldavia è il secondo mercato, con un peso del 16% del totale.
    Purcari lavora con 4 marchi. Purcari, che rappresenta il 56% delle vendite, Bostavan e Crama Ceptura il 15% circa ciascuno, Divin Baldar al 10%, oltre a un piccolo marchio Angel’s Estate che copre il 3%.
    L’azienda ha nel corso degli anni sacrificato i margini industriali per crescere. Si vede bene dalla tabella come il margine è calato dal 50% circa del 2019 al 42% del 2023. A livello di EBITDA e utile operativo è successo più o meno lo stesso, con l’EBITDA passato dal 33% al 27% e l’utile operativo dal 27% al 20%. Vero è che la crescita delle vendite è stata importante e dunque in valore assoluto l’EBITDA è passato da 65 a 100 milioni di RON tra il 2019 e il 2023, l’utile operativo da 55 a 74 e l’utile netto da 43 a 60.
    A livello finanziario il commento principale riguarda l’esplosione del capitale circolante, passato da meno di 100 milioni prima del Covid ai 260 milioni attuali, che ha assorbito la generazione di cassa. A fine 2023, Purcari Wines aveva un debito netto di circa 140 milioni, corrispondenti a 1.4 volte l’EBITDA.
    Le previsioni per il 2024 sono per una crescita delle vendite del 5-10% (15-20% per la divisione vino, cui si deve dedurre l’interruzione dell’attività non più critica) e un margine netto del 14-16%.

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    Le superfici vitate bio nel mondo – dati 2022 FiBL & IFOAM

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.
    È tempo di aggiornare i dati sulla viticoltura biologica nel mondo, che secondo il rapporto FiBL & IFOAM ha raggiunto i 562mila ettari nel 2021 (+10%, ivi comprese le aree in conversione), con una decisa accelerazione rispetto al 2021, quando invece si era registrato un dato stabile. Considerando il graduale calo della superficie vitata mondiale, il rapporto tra superficie bio e superficie totale sale all’8.3% dal 7.5% dell’anno precedente.
    La seconda notizia che traiamo dal rapporto è che per la prima volta la superficie bio francese supera quella spagnola (157mila ettari contro 150mila) e diventa la prima nazione del mondo in questa categoria.
    L’Italia nel rapporto viene accreditata di 128mila ettari. Dai dati del SINAB che analizziamo ogni anno sappiamo che questo dato è in realtà riferito al 2021 e non al 2022, anche se si tratta di una grandezza piuttosto accurata, visto che nel 2022 erano cresciuti soltanto marginalmente a 135mila ettari (e a 135mila erano rimasti anche per l’anno successivo).
    Passiamo a una breve analisi dei dati, con la tabella riassuntiva (anche nella sezione Solonumeri) e i grafici.

    La superficie bio mondiale nel 2022 è cresciuta del 10% circa a 562mila ettari secondo il rapporto pubblicato da FiBL & IFOAM.
    La nazione con la maggior superficie bio è diventata la Francia con 157mila ettari, corrispondenti al 21% della superficie totale (136mila ettari e 18% nel rapporto del 2021).
    La Spagna è passata al secondo posto con 150mila ettari e il16% del totale, quando nel 2021 era a 142mila ettari e il 15% del totale.
    La terza grande nazione è l’Italia, con 127mila ettari e una quota del 18% sul totale (103mila e 15% nel rapporto 2021). Nella classifica vengono poi Cina e USA. Il dato americano è piuttosto strano, essendo passato da 27mila a 17mila ettari nel giro di un anno…
    Se ci concentriamo soltanto sull’area convertita e escludiamo quelle in conversione la classifica cambia in modo piuttosto radicale (vedere grafico annesso), in quanto la Spagna torna davanti con 113mila ettari, l’Italia diventa seconda con 104mila e la Francia diventa terza con 90mila ettari.
    I dati sulle vigne in conversione sono piuttosto incompleti. Se guardiamo il potenziale, la Francia ha 67mila ettari in conversione contro il 26mila della Spagna e il 24mila dell’Italia.
    In termini di penetrazione sul totale della superficie vitata, se escludiamo Belgio e Polonia che per valori assoluti non fanno testo, dobbiamo segnalare che è l’Austria la nazione con la superficie bio più significativa in termini relativi (21%) davanti alla Francia e alla Svizzera.
    Vi lascio alla tabella e ai grafici.

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    La produzione di vino nel mondo 2024 – prima stima OIV

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.
    La produzione mondiale di vino 2024 scende tra l’1% e il 4% secondo i dati pubblicati da OIV a un livello di 227-235 milioni di ettolitri. Se i dati saranno confermati (mi pare non ci possano essere grandi sorprese a questo punto), si tratterebbe dell’annata meno produttiva probabilmente di sempre, o almeno dal 2001 a questa parte, ossia la serie di dati che ho a disposizione. Sulla media degli ultimi 10 anni significa l’11% in meno. I paesi che più contribuiscono a questo calo sono certamente la Francia, l’Italia e, in misura leggermente minore l’Italia, tutti tra il 10% e il 15% sotto la media storica, mentre nell’emisfero sud vanno segnalati i dati molto negativi del Cile e dell’Australia.
    Non è tutto negativo: visto l’andamento discendente dei consumi di vino una produzione di vino gradualmente calante dovrebbe consentire di mantenere l’equilibrio del mercato, soprattutto nella fascia dei vini di più bassa qualità. Purtroppo i dati di OIV sul consumo di vino sono aggiornati soltanto nella sessione di Aprile, dobbiamo quindi aspettare. Per ora occupiamoci dei dati che abbiamo a disposizione, con tabelle e grafici nel resto del post.

    OIV stima una produzione di vino 2024 tra 227 e 235 milioni di ettolitri (abbreviato a 231 nei nostri grafici), con un calo dell’1-4% sul 2023, già sotto media. La media produzione degli ultimi 10 anni (2024 compreso) è stata di circa 260 milioni di ettolitri e siamo quindi l’11% sotto.
    L’Europa a 27 ha prodotto second OIV 139 milioni di ettolitri, in calo del 3% e del 12% sotto la media storica. Spiccano i dati di Francia e Italia. In Francia la vendemmia è prevista a 37 milioni di ettolitri, il 23% in meno del 2023 e il 15% sotto la media.
    Per l’Italia OIV usa i dati previsti da Assoenologi che a sua volta fa riferimento alle dichiarazioni di produzione raccolte da Agea (ma dichiareranno tutti tutto? ISTAT ha delle stime molto più elevate…). Per l’Italia si prevedono 41 milioni di ettolitri, +7% sul 2023 ma il 14% sotto media. Un po’ meglio in Spagna dove i 33.6 milioni di ettolitri previsti sono il 18% sopra il terribile 2023 e il 10% sotto la media storica.
    Il resto del mondo vede gli USA in leggero calo ma in linea con la media storica e dei dati piuttosto negativi per tutto l’emisfero australe, dove i dati sono invece molto più “stabili”, avendo vendemmiato durante la nostra primavera. Il resto del mondo è a -1% sul 2023 e il 10% sotto la media storica. Sono molto negativi i dati dell’Australia a 10 milioni di ettolitri per il secondo anno del 16% sotto la media storica, mentre il Cile scende a 9.3 milioni di ettolitri, -15% e il 19% sotto la media storica.
    Vi lascio alle tabelle mentre vi ricordo che i dati finali del 2024 sono previsti ad aprile 2025.

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    Svezia – importazioni di vino 2023

    Dopo un periodo incredibilmente lungo (ben oltre 10 anni) di crescita ininterrotta, le importazioni di vino in Svezia sono calate del 4% nel 2023 in euro a 746 milioni di euro. Il ritmo di crescita sugli ultimi 5 anni resta positivo del 2-3% ma comunque si tratta di una novità soprattutto considerando l’andamento dei volumi, che come per molti altri mercati è negativo, -6% nel 2023 a 1.96 milioni di ettolitri (non si scendeva sotto 2 dal 2011) e -1% annuo dal 2018 a questa parte. A mitigare la cattiva notizia interviene la svalutazione della corona svedese, pari a circa l’8% dopo il 5% sofferto nel 2022 che “raddrizza” il conto se visto in valuta locale, che invece cresce del 4% a 8.6 miliardi di corone.
    Detto questo, bisogna dire che gli svedesi bevono meno ma bevono… europeo. Ossia, se prendiamo Francia Italia e Spagna, notiamo un costante incremento della loro quota. Nel passato, diciamo 2010-2011, oltre il 50% dell’import svedese era “extra Fra-Ita-Spa”, nel 2017 era sceso sotto il 40%, nel 2022 era del 37%, nel 2023 è al 33.4%. Quindi la crescita strutturale fino al 2022 è stata moltiplicata per noi europei. La Francia continua a guidare il mercato con una quota del 32% e export calato del 3%, l’Italia fa meglio nel 2023, +1% a 173 milioni, ma viene da 10 anni di andamento piuttosto deludente se confrontato con la Francia. La Spagna ha un anno decisamente positivo, +10% (anche grazie agli spumanti), ma resta molto distante dall’Italia. Passiamo a un’analisi più dettagliata con grafici e tabelle, ricordandovi che tutti i dati sono disponibili in formato scaricabile nella sezione Solonumeri del blog.

    Le importazioni svedesi di vino sono calate del 4% a 746 milioni per un volume importato di 1.96 milioni di ettolitri, ossia -6% sul 2022. Su un orizzonte di 5 anni il valore delle importazioni cresce del 2.4% annuo, il volume cala dell’1%.
    I vini fermi in bottiglia sono 428 milioni di euro, -6%. Di questi 121 milioni vengono dalla Francia (-5% sul 2022 ma +4% annuo dal 2018), 108 milioni dall’Italia (-2% e +3% rispettivamente), 38 milioni dalla Spagna (+11% e +1% rispettivamente).
    La quota dei vini spumanti è piuttosto limitata (22% sul totale), 163 milioni anche se strutturalmente in crescita. La Francia ha circa metà del totale, 77 milioni di euro ma cala del 5% sul 2022. Gli spumanti spagnoli sembrano avere un buon periodo, essendo cresciute del 12% a 39 milioni di euro. Noi italiani siamo decisamente indietro…

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    Belgio – importazioni di vino – aggiornamento 2023

    Le importazioni di vino del Belgio calano del 5% tornando leggermente sotto il miliardo di euro (974 milioni per la precisione), a fronte di un calo corrispondente dei volumi a circa 2.5 milioni di ettolitri. Se allarghiamo lo sguardo abbiamo una visione migliore: le importazioni sono stabili a valore e calano del 5% all’anno in media a volume, a dimostrazione di una tendenza a bere meno e meglio che troviamo in molti mercati. Grazie all’andamento positivo dei nostri spumanti (in un mercato dove gli spumanti sono importantissimi) l’Italia sta guadagnando quote di mercato nel paese a spese dei prodotti spagnoli che comunque restano davanti ai nostri in valore (fatto abbastanza inusuale). La Francia continua a dominare, per vicinanza geografica e culturale, rappresentando il 55% delle importazioni totali e oltre il 60% di quelle di spumanti. Nel resto del post trovate tabelle e ulteriori commenti.

    Il Belgio ha importato 974 milioni di euro di vino per un volume di 2.51 milioni di ettolitri, in calo del 5% sul 2022 (che per valore aveva segnato il massimo storico).
    Di questi, 624 milioni sono di vini fermi in bottiglia (-7% nel 2023 e stabili sui 5 anni), 66 milioni sono di vino sfuso (+10% nel 2023 ma -7% annuo dal 2018 a questa parte) e 282 milioni sono di vino spumante, anch’esso in calo del 4% sul 2022 ma in realtà in leggera crescita sui 5 anni (2% annuo).
    La Francia domina tutte le categorie come dicevamo, con un totale di 536 milioni di euro, -8% sul 2023 e stabile sui 5 anni soprattutto a causa dei vini fermi.
    L’Italia è passata a numero due del mercato superando la Spagna nel 2020 e da quell’anno ha allargato il gap. Le nostre esportazioni sono in realtà cresciute del 3% nel 2023 a 124 milioni di euro, contro un calo del 9% per la Spagna a 91 milioni. Calcolato sugli ultimi 5 anni, il nostro ritmo di crescita è chiaramente migliore degli altri (+7% contro 0% della Francia e -3% della Spagna) e questo si deve a tutte le categorie ma in particolare agli spumanti, che crescono del 10% annuo per l’Italia contro il +2% della Francia e il -5% della Spagna.
    Infine, uno sguardo ai volumi, che sono strutturalmente in calo. La Francia è a 1.1 milioni di ettolitri, e cala leggermente più della media, mentre la Spagna si mantiene seconda in volume a 370mila ettolitri. L’Italia è il terzo esportatore in volume con 325mila ettolitri e l’unico del tabellone allegato con un percorso di crescita coerente (salvo l’Olanda che però ovviamente riesporta, sporcando un po’ l’analisi).

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    Brasile – importazioni di vino 2023

    Fonte: UN Comtrade
    Il Brasile è un altro mercato in cui l’Italia nel 2023 ha fatto particolarmente fatica, per occupiamo una posizione di secondo piano, essendo il mercato dominato dai paesi vicini, Cile e Argentina e in ambito europeo dai vicini portoghesi, con cui condividono la lingua. Nel 2023 le importazioni di vino sono rimaste stabili, sia se espresse in euro che in valuta locale, dato che il Real è stato in media allineato al 2022, dopo una fortissima svalutazione degli anni scorsi. Il Cile domina, ma con un calo delle esportazioni vicino al 10% e dunque un calo delle quote di mercato, che scende al 36% del totale importato di 464 milioni di euro e al 39% degli 1.6 milioni di ettolitri di volume. Come potet trovare nel resto del post, i dati sono quais altrettanto negativi per l’Argentina mentre guadagnano quote, oserei dire in modo “strutturale”, sia il Portogallo che la Francia. Niente da fare ancora per l’Italia che ha avuto un anno stabile e si mantiene al quinto posto tra gli esportatori nel paese. Passiamo a qualche dato di dettaglio.

    Il Brasile ha importato vino per 464 milioni di euro o 2.5 miliardi di Real nel 2023, praticamente uguale al 2022 in entrambe le definizioni. Se misurato sui 5 ultimi anni le importazioni sono cresciute del 13% annuo in valuta locale e dell’8% annuo se tradotte in euro, denotando dunque un mercato in crescita.
    Le importazioni in volume sono state 1.6 miliardi di ettolitri, in crescita del 5% nel 2023 e del 7% annuo dal 2018 a questa parte. Questo mette in luce anche un po’ il mix del prodotto, che è inferiore ai 3 euro al litro, quindi denotando un prodotto piuttosto “basico”.
    Il Cile è il primo esportatore con 167 milioni e un calo del 10%, anche se il dato si legge su un 2022 eccezionalmente positivo. L’Argentina è il secondo esportatore con 83 milioni e un calo dell’8%. Anche in questo caso si può dire che la discesa è da un livello molto elevato che era stato raggiunto.
    Sono invece positivi i dati sia del Portogallo, 71 milioni e +9% e della Francia, 49 milioni e +24%.
    Diciamo che questi 4 paesi sono quelli che guidano la crescita del vino nel paese nell’arco degli ultimi 5 anni.
    Il discorso è ben diverso per l’Italia che viaggia sui 37 milioni, stabile sul 2022 e con una crescita annua del 2% nei 5 anni, contro il +6% del Cile, il +12% dell’Argentina, il +9% del Portogallo e il +10% della Francia.
    Nel segmento degli spumanti, che cresce nel 2023 del 40% (!) e nel 2018-23 del 10% annuo, dopo il solito dominio francese (circa il 50% del totale), non ci siamo noi ma gli spagnoli con 10 milioni di euro dei 40 totali. Per l’Italia una posizione irrilevante con 3.5 milioni di euro.

     

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