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Santa Maddalena: romantica collina, seducente vino

di Luciano Pavesio

Risalendo l’Alto Adige in direzione Austria, costeggiando in statale l’ondulare scorrere del fiume Adige, non appena oltrepassato l’abitato di Bolzano, inevitabilmente l’occhio volge lo sguardo a destra per ammirare estasiati l’assolata e romantica collina di Santa Maddalena. Nel centro si erge un piccolo borgo vitivinicolo di poche centinaia di ettari, da dove nasce l’omonimo vino, meglio noto in etichetta come St. Magdalener.

Questo nobile uvaggio bolzanino è ottenuto da uve Schiava di diversi cloni, principalmente Schiava Grossa, Schiava Grigia e Schiava Piccola o Gentile, caratterizzate da acini grandi con un basso rapporto tra buccia/polpa, unite a un massimo di 15% di uve Lagrein, ricche al contrario di resveratrolo e tannino che conferiscono colore, struttura e complessità.  Entrambi i vitigni sono spesso coltivati nello stesso vigneto e le uve vengono raccolte e vinificate insieme, seppur il Lagrein normalmente ha una maturazione posteriore di circa una settimana, tradizione che è stata mantenuta anche nei nuovi impianti, che hanno conservato anche la coltivazione con il sistema a “pergola” che, oltre ad essere più confacente alle necessità della Schiava, contribuisce al panorama fatato di questa collina. La denominazione Santa Maddalena è piuttosto recente.

Leopold Larche

Nel corso di una piacevole passeggiata in compagnia di Leopold Larcher, “innamorato della Schiava” e grande conoscitore di questo territorio, apprendo che storicamente il territorio bolzanino era fonte di vino bianco, prodotto e consumato in larga parte dal Clero: basti pensare che attorno all’anno 1000 in questa zona si contavano ben 25 proprietà vescovili.

Nel periodo medievale su questa collina, denominata “Prazöll” ovvero “piccolo piazzale pianeggiante”, dove ancora oggi sorge la chiesetta di stile romanico ricoperta al suo interno da pregiati e significativi affreschi raffiguranti la Passione di Cristo e diverse scene di vita della Maddalena, si produceva il “Leitacher”, considerato il miglior vino bianco di Bolzano.

Tra il XVI e il XVII secolo si assistette a un deciso cambio di tendenza, con il vitigno Schiava che via via si diffuse fino a diventare la coltivazione principe di questa regione. Un fenomeno però che a partire dal 1983 ha seguito un andamento inverso, considerando che da 470 ettari vitati si è arrivati a soli 200 ettari nel 2013 per tornare a lasciare spazio a vitigni a bacca bianca, prediligendo altitudini medio alte, dai 400 fino ai 1.000 metri per contrastare le bizze climatiche degli ultimi 15 anni.

Un fenomeno eccezionale che conversando con Larcher si è però già verificato nel corso dei secoli: in base alle sue ricerche sulle vicende storiche legate al mondo enologico in Alto Adige, apprendo che nel 1070 si coltivava la vite sul Renon ad oltre 1.000 metri per contrastare il gran caldo di quel periodo, con casi limite di una vendemmia nel 1195 operata a giugno in seguito alla fioritura della vite a fine gennaio!

Grappoli di Schiava

Al contrario il 27 settembre del 1579 una grande nevicata distrusse tutte le pergole, freddo glaciale registrato anche agli inizi del 1700, intervallato nel 1752 da condizioni climatiche particolarmente favorevoli che portarono a una mega produzione di uva. Altro evento singolare nel 1816, quando un inverno particolarmente lungo, con freddo intenso e parecchia neve, fece slittare la fioritura ad agosto con conseguente produzione di uva pressoché nulla.

Le prime testimonianze del vino Santa Maddalena, al pari del Santa Giustina e del Leitach, risalgono all’inizio del XIX° secolo, definendolo come “vino pregiato e costoso del Tirolo meridionale”. Per salvaguardare la qualità e l’origine del vino di fronte alle crescenti contraffazioni, nel 1923 i vignaioli bolzanini, divenuti più autonomi nei loro masi per anni di proprietà di monasteri e nobili della Germania meridionale e dell’Austria, fondarono il Consorzio di Tutela del Santa Maddalena. Il territorio tutelato inizialmente, sotto forti pressioni del mercato, si estese, comprendendo anche le zone di Santa Giustina, Costa, San Pietro e San Genesio, fino al paesino di Settequercie, come venne sancito nel disciplinare della Doc emanato nel 1971.

Il St Magdalener secondo la Weingut Plonerhof

Dagli ultimi dati di produzione si evince che nell’attuale zona disciplinata una quarantina di aziende producono circa 7.600 ettolitri nei 160 ettari di Santa Maddalena D.O.C. Classico (che corrisponde al 3 % dell’intera superficie vitata in Alto Adige), mentre da un altro centinaio di ettari scaturiscono 9.200 hl di Alto Adige Santa Maddalena D.O.C.

Degustazioni

Al termine della nostra escursione una serie di degustazioni ci ha permesso di verificare l’attuale ottimo stato dei vini di questo territorio, a cominciare da un fresco e fruttato Alto Adige St. Magdalener Classico prodotto quasi esclusivamente con uve schiava, vinificato ed affinato solo in acciaio, della cantina Wassererhof di Fiè allo Sciliar, di recente costituzione grazie all’apporto dei gemelli Christoph e Andreas Mock che hanno ristrutturato i vecchi masi di famiglia Mumelterhof in località Costa a Bolzano e l’Hof zu Wasser (“Maso presso la sorgente”) fatto costruire in Valle d’Isarco nel 1366 dai Signori di Liechtenstein.

Christian Plattner della tenuta Ansitz Waldgries ci ha servito uno strutturato, morbido e piacevole St. Magdalener “Antheos”, una speciale selezione che annovera diversi cloni storici di schiava, pazientemente ripiantati nel vigneto per permettere la raccolta e la vinificazione delle uve insieme con una piccola parte di Lagrein, massa che viene successivamente affinata in botte grande per alcuni mesi per levigare ed addolcire il tannino.

Christoph Mock – Wassererhof

Molto attiva in questa zona anche la Cantina sociale di Bolzano che propone ben tre versioni di St. Magdalener. Questa cooperativa di ben 220 soci fu costituita nel 2001 dalla fusione tra le storiche Cantina Gries e la Cantina Santa Maddalena, la prima realtà associativa che nel 1930 raccolse le uve di 18 vignaioli per cercare di estendere e perfezionare la vinificazione e commercializzazione di questo vino. Nel 2018 l’azienda si trasferisce nel quartiere di San Maurizio, nei pressi dell’ospedale di Bolzano, nella nuova spettacolare cantina, un cubo rilucente costruito a ridosso della collina dove ogni dettaglio è stato costruito per essere al servizio della qualità del vino, dal conferimento delle uve da parte dei soci alla vinificazione sfruttando i diversi livelli dell’edificio fino al silenzioso caveau di affinamento, tutto sotto la regia attenta dell’enologo Stefan Filippi.

La versione “base” di Sudtirol St. Magdalener Classico viene prodotto in diverse centinaia di migliaia di bottiglie mantenendo pulizia, tipicità e facilità di beva. La complessità e la persistenza aumentano decisamente degustando la selezione Huck am Bach, frutto di uve schiava e lagrein provenienti dall’omonimo maso.

Da un paio d’anni la linea di Santa Maddalena si è arricchita della selezione Moar, dove la percentuale di lagrein sfiora il 15% regalando maggior corpo e rotondità al vino, con aromi di frutta fresca croccante per nulla intaccati dall’affinamento in botti grandi di rovere.

Molti sono i giovani, quasi sempre figli di viticoltori che fino a pochi anni fa conferivano le uve alle cantine sociali, che spinti dagli studi enologici hanno affrontato la sfida di mettersi in proprio per confrontarsi con l’intera filiera enologica, dalla vite alla commercializzazione. Tra di loro ho particolarmente apprezzato la speziata selezione “Rondel” di Franz Gojer e di suo figlio Florian, frutto di una lunga fermentazione in botte grande di rovere e la pepata versione Classico della tenuta Weingut Plonerhof della famiglia Geier.

Colpisce la balsamicità, con note di liquirizia dolce, della selezione Reisegger della Tenuta Egger Rahmer, da un vigneto misto di schiava e lagrein fino al massimo del 15% coltivata nel cuore della collina bolzanina, e nel Classico della storica azienda Obermoserhof di Heinrich e Thomas Rottesteiner.

Ingresso dell’azienda Erbhof Unterganzner

Nitido e netto il Classico con leggeri torni affumicati e di spezie fini della tenuta Erbhof  Unterganznerhof, gestito da più di 25 anni da Josephus Mayr, uomo che ha speso molti anni della sua esistenza a favore della sua regione.

Sentori di frutta rossa e piccoli frutti di bosco, lampone e more, nei freschi e invitanti St. Magdalener dell’azienda Untermoserhof di Georg Ramosere degli storici masi Kandlerhof di Martin e del figlio Hannes Spornbergere Pfannenstielhof  di Johannes Pfeifer,confinanti con la chiesetta dedicata a Santa Maddalena, uno dei luoghi simbolo di uno dei tesori dell’inestimabile e ineguagliabile patrimonio enologico della nostra Penisola.

credit photo: la foto di Christoph Mock è tratta dalla pagina Facebook di Wassererhof


Fonte: http://www.lastanzadelvino.it/feed/


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