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    Vranken Pommery – dati di bilancio 2024

    Chiudiamo il giro dei risultati 2024 delle aziende dalla Champagne con Vranken Pommery, la quale, pur essendo il secondo produttore per volume dell’area è anche quello con i margini di profitto più limitati (utile operativo al 12% delle vendite rispetto al 19% di Lanson e al 27% di Laurent Perrier). SI tratta anche del produttore di Champagne con una qualche diversificazione: dei 304 milioni di vendite (-10% nel 2023), 263 sono relativi allo Champagne (-9%), 22 milioni sono relativi ai vini rosati della Camargue (-20%) e altre 18 si riferiscono al Porto e a altri vini (-13%).
    Nonostante la performance commerciale non sia stata soddisfacente, ci sono un paio di puntualizzazioni da fare: primo, il calo della divisione Champagne sarebbe stato il 6% senza la selezione distributiva che il gruppo ha fatto per eliminare i mercati meno profittevoli. Secondo, il 2024 come vedrete dalle tabelle è un anno di calo in valore assoluto di vendite e utili (l’utile netto è arrivato al pareggio…), ma si vede il lavoro di taglio dei costi e il risultato della selezione di cui sopra. Infatti, il margine operativo lordo e l’utile operativo sono stabili al 16% e 12% rispettivamente. Il problema resta il debito enorme dell’azienda che se da un lato è pienamente coperto dal valore delle scorte di Champagne, dall’altro è pur sempre pari a 13 volte l’EBITDA….
    Passiamo a un breve commento in dettaglio con grafici e tabelle allegate.

    Vranken Pommery chiude il 2024 con vendite in calo del 10% a 304 milioni. Della performance per tipo di prodotto abbiamo detto sopra, mentre per mercato succede il contrario che gli altri, forse per via della selezione della distribuzione: la Francia e il resto del mondo vanno male, -14% e -13% rispettivamente, il resto d’Europa cala ma molto meno, -3%.
    La selezione della distribuzione si vede sul margine sul costo del venduto (tipicamente fatto per la maggior parte di costi variabili) che sale dal 28% al 29% delle vendite, 89 rispetto a 95 milioni dell’anno precedente e che consente di assorbire l’impatto delle minori vendite sui costi fissi, talchè sia l’EBITDA che l’utile operativo restano stabili in termini relative e calano del 10% circa come le vendite.
    Il problema di Vranken Pommery sono i 654 milioni di debito, che se da un lato sono coperti dal valore delle scorte (658 milioni), dall’altro generano oneri finanziari importanti, 34 milioni di euro nel 2024 rispetto ai 29 del 2023 ma soprattutto rispetto ai 18-20 che si registravano quando i tassi erano più bassi. E tutto questo porta l’utile netto a 1 milione di euro rispetto ai 35 di utile operativo.
    Gli azionisti hanno ricevuto 7 milioni di euro di dividendo nel 2024: considerato che il debito è calato di 2 milioni significa che si sono distribuiti circa l’80% della cassa generata.

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco LEGGI TUTTO

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    Laurent Perrier – risultati e analisi di bilancio 2024

    Come ben sapete Laurent Perrier è la più profittevole, capitalizzata e performante tra le aziende quotate che si occupano di Champagne, ovviamente ad esclusione della portaerei di LVMH (di cui peraltro si continua a parlare di un possibile disimpegno). Eppure, il 2024 non è stato un buon anno nemmeno per LP, che ha sofferto il terzo calo consecutivo dei volumi (-6%, in linea con le spedizioni della denominazione per il periodo corrispondente (aprile2024-marzo2025). Dal picco di spedizioni di 12.3 milioni di bottiglie del 2021 siamo dunque scesi a 9.6 milioni nel 2024 (marzo 2025). La differenza di quest’anno è che il calo dei volumi non si accompagna a un miglioramento del prezzo-mix, che per la prima volta peggiora, con il peso dell’alta gamma che passa dal 44.6% al 42% dei volumi. Ne consegue un esercizio che vede un calo delle vendite del 7% (tutto concentrato in Europa), margini in decisa contrazione e debito in salita, anche per effetto del capitale circolante e dell’inizio di un piano di riacquisto di azioni. Ovviamente stiamo parlando di cali e “peggioramenti” che si confrontano gli anni d’oro post Covid. Se li confrontiamo con il pre-Covid 2019, il discorso cambia in modo radicale. Nel 2019 Laurent Perrier aveva un utile netto di 41 milioni, contro i 76 di oggi, e un debito di 277 milioni, contro i 216 (pre-IFRS16) di oggi.
    Le azioni di Laurent Perrier quotano circa il 18% sotto il prezzo di un anno fa nel momento in cui scrivo (5 luglio) e sono scese del 7% da inizio anno. Un risultato simile a Lanson BCC, di cui abbiamo recentemente analizzato i dati, e allineato a Vranken Pommery, di cui leggerete nei prossimi giorni.
    Passiamo a commentare i dati con grafici e tabelle.

    Le vendite annuali calano del 7% a 283 milioni, combinando un -17% nel primo semestre e un +4% nel secondo semestre (151 milioni). Il calo è concentrato nel resto d’Europa (-15%, 123 milioni), mentre la Francia cala soltanto del 3% e il resto del mondo è invece addirittura cresciuto del 2% a 105 milioni. La dinamica del secondo semestre nonostante la comparazione più facile vede sempre l’Europa perdere l’8%, mentre la Francia rimbalza del 16% e il resto del mondo accelera a +26%.
    I margini sono sotto pressione. Il margine sul costo del venduto scende dal 63% al 60% e nonostante il taglio dei costi operativi del 3-4%, l’utile operativo cala del 21% a 76 milioni per un margine che scende dal record storico del 2023 del 32% al 27% del 2024. Con oneri finanziari in leggera crescita e una tassazione stabile al 25% dell’utile pre-tasse l’utile passa da 64 a 48 milioni di euro.
    Dal punto di vista finanziario, il debito sale da 187 a 216 milioni dopo aver pagato 12 milioni di dividendi e aver ricomprato azioni per 6 milioni di euro. Quindi, dopo queste “uscite volontarie” l’anno si chiude con un deficit di 10-11 milioni di euro, essenzialmente guidato dal capitale circolante (in particolare il magazzino in salita di 35 milioni di euro).

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    LVMH – risultati primo semestre 2025

    I risultati del primo semestre 2025 della divisione vino e spiriti di LVMH mostrano ancora un calo sia delle vendite (-8%) che, soprattutto, dei margini di profitto (dal 27% al 20%, dopo aver toccato il 35% nel 2022). In questa generale “negatività”, ci sono però alcuni segnali di stabilizzazione soprattutto nel segmento dei vini e dello Champagne, dove i volumi sono quasi stabili (-1.5% per lo Champagne) o in leggera crescita (+2% per gli altri vini) e le vendite non sono calate, pur subendo un calo dei margini. Dove le cose sono ancora molto complicate è nella parte del Cognac e degli spiriti, dove il fatturato cala ancora a un ritmo del 15% con volumi in discesa tra il 6% e il 9%. I commenti del management di LVMH sono stati invece piuttosto speranzosi, facendo riferimento per il settore del lusso nel suo complesso a un potenziale miglioramento di qui in avanti dopo un periodo di forte contrazione. Come sempre LVMH non fornisce indicazioni quantitative dei suoi obiettivi futuri.
    Passiamo a un commento dei dati in dettaglio.

    La divisione vino e spiriti chiude il primo semestre 2025 con un fatturato di 2.59 miliardi di euro, -8%, di cui 1.19 miliardi di euro sono di Cognac e spiriti (-16%) e 1.4 miliardi di euro sono di Champagne e vini (+0.1%). L’impatto del cambio è stato negativo dell’1% e i volumi venduti sono stati nel complesso in calo del 4%, indicando quindi un “prezzo-mix” negativo del 3%.
    I volumi di Champagne nel semestre sono calati dell’1.5% a 25.2 milioni di bottiglie, mentre quelli degli altri vini crescono del 2% a 31.8 milioni, per un totale della divisione di 57 milioni e dunque un prezzo medio di 24.5 euro per bottiglia, stabile sull’anno precedente, quando invece per il Cognac si verifica ancora un calo dell’8%.
    Se il fatturato del vino tiene, i margini sono ancora in discesa, presumibilmente per il cambio di mix dallo Champagne ai vini. Nel semestre, l’utile operativo scende dal 25% al 19% per questa parte, ossia da 351 a 261 milioni di euro. Un calo ancora più marcato si verifica per il Cognac, il che porta il totale della divisione da 777 a 524 milioni di euro, -33%.
    Dal punto di vista finanziario, LVMH ha reagito con un deciso taglio degli investimenti, scesi a 115 milioni di euro, comunque il 5% del fatturato, mentre continuano a salire le giacenze di prodotti, arrivate a 8.4 miliardi di euro da 8.2 di fine anno.
    Vi lascio alle tabelle e ai grafici,

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    Portogallo – esportazioni di vino 2024

    Le esportazioni di vino portoghese sono tra le più stabili nel panorama europeo e anche nel 2024 è stato così. Se il totale è cresciuto del 4% per un valore totale di 966 milioni di euro, in nessuno dei principali 10 mercati si sono viste oscillazioni superiori al 10% (in realtà, 7%). L’unico dato fuori dal normale è il forte incremento delle esportazioni verso la Russia che è quasi triplicato, anche se su valori assoluti limitati, da 12 a 34 milioni di euro nel 2024, a rappresentare poco più del 3% del totale. Due altre considerazioni introduttive (e conclusive) prima di addentrarci nei dati: primo, il principale mercato, la Francia, ha un andamento leggermente negativo da ormai tre anni a questa parte; secondo, il mercato brasiliano sta diventando sempre più importante per il vino portoghese, ora subito dopo Francia e USA, e questo lo abbiamo visto anche nelle esportazioni di vino cileno.
    Passiamo ai dati con grafici e tabelle allegati.

    Il Portogallo ha esportato vino per 966 milioni di euro nel 2024, in crescita del 4% rispetto al 2023 e del 3% medio annuo dal 2019 a questa parte.
    Il Portogallo esporta sostanzialmente vino in bottiglia, 865 milioni di euro nel 2024, anche se negli ultimi anni il vino sfuso e i mosti sono cresciuti molto, toccando 47 milioni di euro, per una crescita del 15% annuo sugli ultimi 5 anni. Le esportazioni di spumante sono marginali, circa 12 milioni di euro.
    In termini di volume, il 2024 è stato un anno piuttosto importante, con 3.5 milioni di ettolitri spediti, il 9% in più del 2023.
    La Francia resta il primo mercato con 103 milioni, uno meno del 2023 e un calo del 2% annuo sui 5 anni. Gli USA crescono del 2% a 102 milioni in linea con il trend medio degli ultimi anni (+2/3%), mentre come dicevamo sopra è il Brasile il mercato che si sta “muovendo”. È cresciuto del 7% anche nel 2024 passando da 80 a 86 milioni di euro, mentre se ci guardiamo indietro la crescita annua 2019-24 è del 10%. Quarto mercato diventa il Regno Unito, che nel 2024 è calato del 5% a 84 milioni.
    In termini di volume il principale mercato è l’Angola con 360mila ettolitri, poi la Francia con 331mila, il Brasile con 286mila, la Spagna con 248mila (più che raddoppiati), seguita da USA e Regno Unito con 235mila e 226mila rispettivamente.

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    Vendite al dettaglio di vino (GDO Italia) – dati Circana, primo semestre 2025

    La tempistica delle festività Pasquali aiuta le vendite di vino nel secondo trimestre del 2025: secondo i dati forniti da Circana il fatturato è salito del 3% a 724 milioni di euro, portando il saldo da inizio anno a 1.4 miliardi, +1.2%. La “ripresa” è essenzialmente guidata dai vini spumanti, i più sensibili alle festività. Parliamo di un incremento nel trimestre del 13% a 166 milioni di euro, che porta il saldo della categoria (italiana) a un solido +8%. Il mercato dei vini fermi resta invece al palo: il secondo trimestre è stabile a 550 milioni, il che significa niente recupero sui dati negativi del primo trimestre e una chiusura del semestre a -0.7%. Le tendenze di fondo non sembrano cambiare di molto: abbiamo visto negli ultimi due anni un incremento dei vini IGT rispetto ai vini DOC (cattivo segno…), nel secondo trimestre le due categorie sono praticamente allineate (+0.9% per i DOC, +0.3% per gli IGT), mentre continua ad allargarsi la forbice tra vini bianchi e rosati da una parte e vini rossi dall’altra.
    Il prossimo trimestre è un banco di prova per i vini rosati e bianchi, mentre sarà un periodo interlocutorio per i vini rossi, che invece sono molto pesanti nel quarto e primo trimestre dell’anno. Ma per ora passiamo ad analizzare i dati in dettaglio.

    Le vendite di vino e spumanti nella GDO sono cresciute dell’1.2% a 1429 milioni di euro nel primo semestre dell’anno, con un primo trimestre di 704 milioni, -0.6% e un secondo trimestre di 724, +3%. Come dicevamo a fare la differenza sono state le feste pasquali, che hanno spostato una quota piuttosto importante di vendite di spumante dal primo trimestre (nel 2024) al secondo (nel 2025).
    I volumi venduti sono calati dello 0.7% nel secondo trimestre dopo il -3.2% del primo trimestre, da cui deriva una chiusura del semestre a -2% per 3.48 milioni di ettolitri. Il dato si compone di un -3.3% per i vini fermi e di un +8% per i vini spumanti.
    Entrando nelle categorie, i vini fermi sono stabili nel secondo trimestre, 551 milioni, con un -2% per i vini rossi, +5% per i vini rosati e +2% per i vini bianchi. I vini DOC sono a +1%, i vini IGT a +0.3% mentre i vini da tavola calano di quasi il 2%. In termini di volume, invece tutte le categorie e colori sono in calo, fatta eccezione per i vini rosati e bianchi che sono largo circa stabili.
    Nel segmento degli spumanti, ormai dominati dalla categoria degli Charmat secchi (Prosecco), la crescita del 13% del secondo trimestre che trovate qui sotto nelle tabelle è essenzialmente legata ai volumi, che sono cresciuti del 16%.
    Vi lascio alle tabelle e ai grafici.

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    Frescobaldi – risultati e dati di bilancio 2024

    Il 2024 è stato un altro anno soddisfacente per Frescobaldi che chiude con un fatturato poco più che stabile (con un piccolo aiuto dall’acqiusizione in Oregon del luglio 2023)  e l’utile netto più elevato di sempre a quasi 36 milioni di euro.
    I dati che esponiamo oggi non si confrontano perfettamente con quelli degli anni precedenti a causa di un cambiamento dei principi contabili relativo al modo in cui gli sconti vengono contabilizzati (vi risparmio i dettagli), che determina un calo di circa 3 milioni del fatturato 2023 corrispondente (da 166 a 164), di circa 1.5 milioni dell’EBITDA e dell’EBIT fino a ricongiungersi ed essere perfettamente neutrale a livello di utile netto. Ovviamente nessun riflesso sulla posizione finanziaria.
    Tornando al 2024 di Frescobaldi, è stato un anno senza grandi operazioni straordinarie, salvo che per l’acquisto dell’1% di Ornellaia e Masseto per un importo di 5.2 milioni di euro, tramite una controllata (Tenute di Toscana) di cui Frescobaldi detiene il 74%. Oltre al fatturato stabile, i margini si sono riportati al 39% (EBITDA) e dopo investimenti di circa 25 milioni di euro e dividendi di 13 la posizione di cassa netta del gruppo è salita da 44 a 57 milioni di euro. Il 2025 vede l’entrata di Frescobaldi nei vini dell’Etna, con l’acquisizione del 40% di Tenuta delle Terre Nere, per un investimento, secondo Winenews, di 15-20 milioni di euro.
    Passiamo a un breve commento dei principali dati finanziari.

    Le vendite sono cresciute dello 0.5% a 163 milioni di euro, avendo neutralizzato l’impatto del 2% circa del nuovo principio contabile. Come era già successo nel 2023, l’Italia cresce (+5% a 67 milioni) più che l’estero, che addirittura cala leggermente a dati comparabili (-3% a 96 milioni di euro).
    L’EBITDA cresce da 62 a 64 milioni di euro, +3%, beneficando della minore incidenza dei costi delle materie prime e dei servizi, compensato parzialmente da un leggero incremento dei costi del personale. Il margine, pur non completamente comparabile con il passato, passa al 39.2% (+0.9% rispetto al 2023 ribasato), quasi al massimo storico del 2022.
    L’utile netto di 35.7 milioni cresce del 7% sul 2023, supportato anche da una gestione finanziaria positiva (inclusa la rivalutazione di una partecipazioni) e dal solito tax rate particolarmente contenuto (5%).
    La cassa netta come dicevamo sopra progredisce di 13 milioni di euro a 57 milioni di euro, dopo investimenti di 25 milioni, un assorbimento di circolante piuttosto importante (22 milioni) e dividendi di 12.5 milioni, leggermente in calo rispetto al dato dell’anno precedente.

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    Spagna – produzione di vino 2024

    La produzione di vino spagnola nel 2024 si riprende dopo il minimo quasi storico del 2023 e raggiunge quota 31m/hl, ma resta largamente sotto le medie storiche che più vanno indietro più sono elevate. Si tratta di un logico adattamento, in alcune annate forzato dalle condizioni metereologiche, agli stili di consumo che vedono sempre meno bottiglie di vino attorno al tavolo. Questi dati, oltre al calo produttivo, ci dicono però altre due cose: la prima è che la Spagna continua a spostarsi sempre più verso i vini bianchi, diventati il 58% della produzione, da circa il 45-50% di soltanto pochi anni fa. La seconda è sta forse calando la quota dei vini DOC a favore dei vini varietali, altro segno delle difficoltà di giustificare i costi superiori (anche burocratici e logistici) delle denominazioni.
    Bene passiamo a un’analisi più dettagliata con tabelle e grafici.

    La produzione vinicola spagnola nel 2024 ha registrato un incremento del 10% a 31m/hl rispetto all’anno precedente, anche se rimane ancora del 9% al di sotto della media storica del periodo 2019-2023.
    L’analisi per categorie qualitative mostra dinamiche contrastanti. I vini DOP hanno continuato un trend negativo già partito prima del Covid, registrando nel 2024 una produzione di 11m/hl, in calo del 9% rispetto al 2023 e del 17% rispetto alla media storica. All’interno della categoria DOP, i vini rossi hanno subito il declino più pronunciato, scendendo a 5.8m/hl (-18% rispetto al 2023 e -27% rispetto alla media storica), mentre i vini bianchi DOP sono cresciuti del 5% a 5.3m/hl, pur rimanendo del 3% sotto la media storica. I vini IGP sono invece in ripresa, + 16% a 3.5m/hl, per entrambi i segmentei, anche se la produzione resta sotto la media storica del 16% per i vini bianchi e del 13% per i vini rossi. È invece il segmento dei vini varietali a mostrare la migliore performance con 9.3m/hl e +31% sul 2023 (+13% rispetto alla media storica). Anche in questo caso sono in vini bianchi varietali (6.4m/hl) a essere ben sopra la media storica (19%). Chiudono i vini comuni, +19% nel 2024 ma comunque il 14% sotto la media storica a 7.2m/hl.
    Il 2024 conferma lo spostamento verso i vini bianchi, 18.1m/hl, 4% sopra la media storica, contro i vini rossi che con 13m/hl sono oltre il 20% sotto.
    In allegato trovate anche la tabella con la produzione per aree geografiche.

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    Tannico – risultati 2024

    Tannico ha pubblicato il bilancio consolidato 2024 con diverse novità rispetto allo scorso anno, quali il cambio dell’area di consolidamento (che determina una variazione dei dati non operativi del gruppo, e l’acquisto delle minoranze di Ventealapropriete (Valap, 33%) come da accordi originariamente sottoscritti per 18 milioni di euro circa. Se invece ci concentriamo sull’andamento operativo del gruppo, non possiamo dire che il 2024 sia stato un anno soddisfacente. Le vendite sono calate (come peraltro per diversi concorrenti) del 7% a 60 milioni di euro, il margine loro è sceso del 9%, l’utile operativo, anche escludendo le svalutazioni straordinarie dell’avviamento si è mantenuto negativo per circa 15 milioni di euro. Se consideriamo il contributo dei soci di 22 milioni per coprire l’acquisto delle minoranze di Valap e mettiamo in conto la riduzione della cassa netta da 5 a 3.4 milioni di euro, l’attività ha assorbito cassa per circa 6 milioni di euro nel 2024, contro poco meno di 5 calcolati nel 2023.
    Passiamo all’analisi in dettaglio dei numeri.

    Le vendite calano del 7% a 60 milioni di euro, con un andamento leggermente più negativo per Tannico (-7.4%) che per Valap (-6%). L’azienda non fornisce alcun dettaglio della ripartizione geografica dei ricavi.
    Il margine lordo scende dal 30.3% al 29.6%, il livello più basso da quando viene riportato il combinato Tannico+Valap, e non cambia in relazione al nuovo perimetro di consolidamento. I costi operativi sono in crescita del 3-4%, anche questi coerenti con il perimetro precedente.
    Le cose cambiano sotto l’EBITDA per così dire, nel senso che con Dioniso viene incamerato un ammortamento dell’avviamento di oltre 3 milioni di euro, che porta gli ammortamenti da 5 milioni a quasi 9 milioni di euro. In secondo luogo, l’azienda ha svalutato i marchi per un ammontare di 37.6 milioni di euro. Questo è il motivo per cui vedete una perdita operativa di 53 milioni di euro, che si confronta con 16 milioni del 2023 nel nuovo perimetro (circa 11 con il precedente). Se volessimo tirare fuori la svalutazione arriveremmo comunque a una perdita operativa di 15 milioni, non dissimile dai 15.7 registrati lo scorso anno. La perdita netta è di 54 milioni di euro.
    A livello finanziario Tannico resta in equilibrio grazie al contributo dei soci di 22 milioni di euro, che seguono ai 10 apportati nel 2023, ai 3 del 2022 e ai 32 contribuiti nel 2021 quando però fu acquistata la maggioranza di Valap. Proprio per onorare l’impegno di comperare la restante parte del capitale Tannico ha pagato 17.8 milioni di euro quest’anno. La posizione di cassa passa da 5 a 3.4 milioni di euro, il che significa 1.6 milioni di euro in meno cui si sommano i 4.2 milioni di “saldo” tra l’aumento di capitale e l’esborso per Valap, il che porta a calcolare un consumo di cassa di poco meno di 6 milioni.
    La relazione degli amministratori e il bilancio non fanno alcun riferimento agli obiettivi o all’andamento del 2025, salvo riferirsi alla forza degli azionisti (Campari e LVMH) per garantire la continuità aziendale.

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