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    Ado Abruzzo: un ritratto dettagliato del vigneto regionale grazie a innovazione e tecnologia

    Più di 155 mila appezzamenti, quasi 34 mila ettari vitati e 118 varietà di uve: sono alcuni dei numeri che emergono dallo studio “Ado Abruzzo – Areali delle quattro D.O. Abruzzo per una caratterizzazione moderna”, un progetto che offre una mappatura approfondita delle vocazionalità viticole della regione. Presentato a Francavilla al Mare, lo studio è stato condotto dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo in collaborazione con Ager (Agricoltura e Ricerca), le aziende agricole Chiara Ciavolich, Francesco Labbrozzi, Sandro Polidoro, Tenuta i Fauri e Fratelli Cimini e con il supporto del dipartimento Agricoltura della Regione Abruzzo nell’ambito del programma di sviluppo rurale 2014-2024.

    Il progetto ha fatto leva su tecnologie avanzate di georeferenziazione e analisi di big data, integrando informazioni attraverso la piattaforma Enogis. Questo strumento ha permesso di delineare con precisione le caratteristiche pedoclimatiche delle quattro denominazioni regionali, individuando le aree più adatte alla coltivazione delle principali varietà locali. Il montepulciano si conferma il vitigno dominante con oltre il 52% del vigneto abruzzese, seguito dal trebbiano toscano (14%) e da altre varietà come trebbiano abruzzese, pecorino e chardonnay.

    “Il lavoro svolto è estremamente dettagliato e offre una visione completa del territorio,” ha dichiarato Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo. “Grazie a questa mappatura intuitiva, chiunque potrà accedere a dati fondamentali per orientare al meglio le scelte agronomiche e produttive, migliorando la qualità dei vini e riducendo i rischi legati a decisioni non ottimali.”

    La prima fase dello studio ha visto la digitalizzazione dei vigneti abruzzesi a partire dai dati 2023 dello Schedario viticolo della Regione Abruzzo. Queste informazioni sono state integrate nel webGis con la “Carta dei suoli della Regione Abruzzo – A.R.S.S.A.” (http://geoportale.regione.abruzzo.it/), che raccoglie dati sulla composizione dei suoli in scala 1:250.000. A questi si sono aggiunte le mappe climatiche elaborate dalla Fondazione Bruno Kessler (FBK) di Trento, basate su 22 anni di dati satellitari del programma Copernicus. Strumenti come l’indice di Winkler e l’indice De Martonne hanno permesso di identificare le aree più vocate alla viticoltura di qualità.

    L’Abruzzo si distingue per un clima sub-umido, con un indice De Martonne superiore a 20, condizione favorevole alla coltivazione della vite. Il progetto ha inoltre incrociato i dati di 47 stazioni automatiche di monitoraggio agro-climatico, permettendo un’analisi dettagliata su fattori come altitudine, esposizione e pendenza media dei vigneti.

    Tutti i dati raccolti sono liberamente consultabili sui portali del Consorzio e sulla piattaforma Enogis (https://abruzzodoc.enogis.it/mappe_abruzzodoc/wsgi). Inoltre, un modulo interattivo consente di visualizzare le unità vocazionali e ricevere suggerimenti per la progettazione degli impianti viticoli più adatti alle diverse aree.

    Grazie a questo studio, l’Abruzzo si dota di uno strumento avanzato per valorizzare il proprio patrimonio vitivinicolo, adottando un metodo di analisi rigoroso e basato su dati concreti. LEGGI TUTTO

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    Modigliana e il vino secondo Maurizio Costa: un’eredità di passione

    di Patrizia Vigolo

    La Cantina Maurizio Costa nasce da un sogno, anzi, da un’emozione. Un’emozione che ha spinto il suo fondatore, Maurizio Costa, a immaginare un vino capace di riflettere la magia di Modigliana, in Emilia-Romagna, nella provincia di Forlì-Cesena. Più che la perfezione tecnica, il suo obiettivo era la perfezione del cuore: non creare semplicemente un vino che piacesse a lui e alla sua famiglia, ma dare voce al territorio, permettendogli di raccontarsi al mondo attraverso ogni calice.

    Più di vent’anni fa, Maurizio Costa e sua moglie decidono di lasciarsi alle spalle la frenesia della grande città per iniziare una nuova vita a Modigliana, un borgo che li conquista con il suo equilibrio tra storia, natura e tradizione. Qui scoprono un ritmo più autentico, scandito dal tempo della terra e dai gesti antichi della comunità locale.

    Il loro amore per questo luogo si trasforma presto in un progetto concreto: piantano una vigna, la coltivano con cura e iniziano a produrre vino, scegliendo di esprimere così il profondo legame con la terra che li ha accolti. A Modigliana, il vino non è solo un prodotto agricolo, ma l’anima stessa della cultura locale, il filo conduttore di storie, tradizioni e identità. Ogni sorso diventa così un racconto, un’esperienza che va ben oltre il semplice piacere del bere.

    Con questa visione ben chiara, cinque anni fa Maurizio Costa decide di circondarsi di alcuni dei migliori esperti del settore, dall’agronomo Andrea Paoletti all’enologo Donato Lanati, per portare la sua cantina a nuovi livelli di eccellenza.

    Oggi, il suo sogno continua grazie ai figli, Angelo e Francesco Costa, che, con mente lucida e cuore aperto, proseguono l’opera del padre, purtroppo scomparso di recente. Con la stessa passione e dedizione, portano avanti la sua eredità, mantenendo vivo l’amore per questa terra e per il vino che la racconta.

    I numeri della cantina:

    – 113 ettari tra ulivi, boschi e vigneti

    – 14 ettari vitati

    – Tra 300 e 600 metri di altitudine sopra il livello del mare

    – 1000 ulivi DOP di Brisighella, le querce, tartufi bianchi

    – 2020: anno di inizio attività

    I tre vini di Maurizio Costa raccontano ciascuno a modo suo la voce del territorio.

    Il territorio

    Siamo quasi al confine con la Toscana, in un territorio composto di colline tra i 300 e 600 mt slm, boschi, a volte anche pascoli.

    Modigliana vanta un terroir unico, caratterizzato da un suolo straordinario: uno strato di sabbie gialle poggiato su una base di arenaria, costantemente accarezzato dalle brezze appenniniche che, scendendo dolcemente verso il mare, ne influenzano il microclima.

    In questo contesto privilegiato, il Sangiovese esprime al meglio il suo potenziale, dando vita a vini di straordinaria opulenza e raffinata complessità.

    A rendere ancora più prezioso questo ecosistema contribuiscono la presenza di 1000 ulivi DOP di Brisighella, querce secolari e tartufi bianchi pregiati, elementi che arricchiscono il paesaggio e sottolineano la straordinaria vocazione di questa terra per la viticoltura.

    Floss, Rubicone IGT Rosso 2021

    Da uve di Cabernet Franc coltivate a cordone speronato su terreni marnosi e arenacei. Un vino che, già al primo sorso, ti accoglie con tannini vellutati, lunga persistenza e una freschezza tipica del vitigno, accompagnata da una nota sapida di grande eleganza. I sentori di frutta rossa sono delicati, mai invadenti, e perfettamente bilanciati con le spezie dolci. Un Cabernet Franc che ha davvero qualcosa da dire, presentato in una bottiglia da 1 litro, un formato raro e in edizione limitata, con sole 1050 bottiglie numerate.

    Modi, Rubicone IGT Rosso 2021

    Sangiovese, Merlot e Cabernet Franc si uniscono per creare un vino che definirei perfetto per tutti. È il vino che, già dal suo profilo olfattivo, ti prepara a ciò che troverai al palato: un naso con una tendenza dolce e le classiche note di frutta rossa. È il classico “amicone” che sa unire le persone: elegante, giovane e, al contempo, un po’ impetuoso.

    Cento, Romagna DOC Sangiovese Modigliana 2020

    Questo vino rappresenta il cuore del Sangiovese a Modigliana, un vero e proprio regno con sole 300 bottiglie numerate. Il vigneto, datato 1922, è un esempio raro in Emilia Romagna, con viti allevate ad alberello su un terreno ripido, tanto da essere considerato quasi una viticoltura eroica. Con Cento si percepisce davvero l’anima di Modigliana: un incontro perfetto tra freschezza e potenza. La freschezza, portata dalla brezza degli Appennini che scende a mare, si fonde con la potenza delle colline e del difficile territorio che forgiano questo vino. Al naso, la frutta rossa regna sovrana, dalla ciliegia alla susina, mentre un tocco floreale di rosa rossa arricchisce la sua complessità. LEGGI TUTTO

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    Tre Master of Wine, un territorio da riscoprire: la sfida di “Salt West”

    È stato presentato a Bologna il progetto “Salt West”, iniziativa dedicata alla valorizzazione dello Stagnone, la laguna più estesa del Sud Italia. Nell’occasione, debutta in anteprima nazionale una selezione di tre Grillo provenienti da questo territorio unico, contraddistinti dal bollino “Radici nel mare”.

    Da ambasciatori del vino a promotori del territorio. Pietro Russo, Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi, gli unici tre Master of Wine italiani, hanno lanciato ufficialmente il loro progetto-manifesto durante il Portfolio Tasting di “Vino & Design” a Bologna. L’obiettivo è il recupero e la valorizzazione dello Stagnone, un ecosistema straordinario, recentemente inserito dal New York Times tra le destinazioni iconiche del 2025. Qui, tra mulini a vento, saline e vigneti nutriti dall’acqua salmastra, il potenziale enologico e turistico è immenso ma ancora poco valorizzato.

    “Salt West” nasce come progetto territoriale in divenire, con il coinvolgimento attivo dei produttori locali. Alla conferenza stampa-masterclass erano presenti anche Marco Fina di Cantine Fina e Francesco Li Mandri di Francesco Intorcia Heritage, che hanno già aderito all’iniziativa. L’evento ha registrato il tutto esaurito, con due sessioni per accogliere giornalisti, buyer, distributori e ristoratori.

    Il momento più atteso è stato il debutto del Grillo Sicilia DOC 2023 prodotto dai tre MW con la loro Officina del Vento, una vigna di poco più di un ettaro affacciata sull’isolotto di Mozia. Ogni fase della produzione, dalla potatura alla vinificazione, è seguita personalmente dai tre esperti. Le 4.170 bottiglie prodotte si distinguono per un’etichetta ispirata agli acquerelli di Houel, con rilievi tattili che richiamano i cumuli di sale e un carattere che esprime la forza del territorio e del vento di scirocco.

    “La nostra missione – afferma Pietro Russo, originario di Marsala – è riportare l’attenzione su una zona dal potenziale enologico straordinario, con una storia unica e un contesto naturale eccezionale. Abbiamo deciso di investire qui per dimostrare concretamente quanto questa terra possa attrarre enoturisti e appassionati di alto profilo, proprio come già avveniva ai tempi degli inglesi, che ne intuirono il valore”.

    Andrea Lonardi sottolinea: “Esperienze vinicole di successo in altre regioni del mondo, come la Valle del Douro in Portogallo o il Maule in Cile, ci mostrano che lo Stagnone può seguire modelli virtuosi di sviluppo. Questo progetto è nato dalla nostra voglia di esplorare e valorizzare un territorio che, a chiunque lo visiti, trasmette un’energia straordinaria”.

    Per Gabriele Gorelli, “Marsala e la Riserva Naturale dello Stagnone sono un vero e proprio patrimonio. Le viti qui crescono a pochi metri dal mare, nutrite dalle falde di acqua dolce che filtrano attraverso il plateau calcareo. Il paesaggio, con la laguna, le isole e i mulini, ha tutte le caratteristiche per rendere quest’area una zona di produzione di vini iconici. ‘Salt West’ è un progetto di restituzione e tutela di un luogo che per noi è diventato casa”.

    I pilastri di “Salt West” sono la tutela dei vigneti storici e del perimetro della Riserva, la sostenibilità ambientale, la promozione coordinata del territorio e uno stile enologico distintivo. Oltre al Grillo di Officina del Vento, sono stati presentati due nuovi Sicilia DOC Grillo: Vignarara 2024 di Francesco Intorcia Heritage e Firma del Tempo, Riserva 2023 di Cantine Fina. Un primo passo concreto per dare nuova linfa a un territorio straordinario e ancora tutto da raccontare. LEGGI TUTTO

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    Nasce Collio Evolution, il nuovo appuntamento dedicato ai vini del Collio

    Il Collio si appresta a vivere un momento storico. Dopo un 2024 segnato dalle celebrazioni per i 60 anni del Consorzio, il 26 e 27 ottobre debutta ufficialmente Collio Evolution, il primo evento interamente dedicato alla Denominazione. Un appuntamento destinato a diventare un riferimento annuale, mettendo sotto i riflettori un vino diverso a ogni edizione e inaugurando una nuova fase per il territorio e le sue eccellenze enologiche.

    Protagonista di questa prima edizione sarà il Friulano, vitigno simbolo della regione, al centro di un percorso sensoriale che intreccia tradizione e innovazione. Il cuore dell’evento sarà una degustazione tecnica riservata alla stampa, un’opportunità unica per esplorare le molteplici sfumature di questo vino attraverso il tema “Passato, Presente e Futuro del Friulano”. Accanto a questa esperienza, i produttori del territorio guideranno un walk-around tasting, offrendo un confronto diretto con chi custodisce e tramanda la tradizione vitivinicola del Collio. Un’occasione per scoprire il loro lavoro quotidiano e la passione che anima la produzione del Friulano e degli altri vini della Denominazione.

    Collio Evolution prevede anche un momento pensato per gli appassionati: sabato 25 ottobre andrà in scena “Enjoy Collio Experience”, un’esperienza immersiva che permetterà ai wine lovers di esplorare il territorio e i suoi vini da una prospettiva privilegiata.

    “Dopo sessant’anni di storia, è il momento di evolvere e dare alla Denominazione un evento tutto suo” – afferma Lavinia Zamaro, Direttrice del Consorzio. “Abbiamo scelto di partire dal Friulano, poiché incarna il legame autentico tra tutte le aziende del nostro territorio”, aggiunge il Presidente David Buzzinelli.

    Nel corso di Collio Evolution si svolgerà anche la diciottesima edizione del Premio Collio, istituito in onore del Conte Sigismondo Douglas Attems di Petzenstein, primo Presidente del Consorzio. Un riconoscimento che valorizza i contributi più significativi nel campo della viticoltura, dell’enologia e della promozione territoriale.

    Il 2025 si preannuncia un anno denso di iniziative per il Consorzio, con appuntamenti chiave come una giornata di degustazione dedicata ai vini del Collio per gli operatori di settore a Londra a marzo, in collaborazione con la UK Sommelier Association, la partecipazione a Vinitaly con un esclusivo aperitivo nel cuore di Verona, il Collio Day e molte altre iniziative.

    Collio Evolution non è solo un evento, ma un nuovo capitolo per la Denominazione: un segno distintivo della sua identità e del suo futuro, capace di unire i suoi vini unici alla straordinaria bellezza del territorio. Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato. LEGGI TUTTO

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    Verduno Pelaverga DOC: 30 anni di storia e tradizione

    Il 2025 segna un traguardo importante per il Verduno Pelaverga DOC, che festeggia i 30 anni dal riconoscimento della denominazione. Questo vino, unico nel panorama enologico piemontese, affonda le sue radici in una tradizione secolare. Il vitigno Pelaverga piccolo, coltivato nel territorio di Verduno dal XVII secolo, è il simbolo di una viticoltura che ha saputo preservare e valorizzare un patrimonio raro, grazie all’impegno dei produttori locali.

    Per celebrare questa ricorrenza, l’Associazione “Verduno è Uno” ha organizzato un fitto calendario di eventi in Italia e all’estero, con l’obiettivo di raccontare la storia, i sapori e le peculiarità di questo vino.

    Il vitigno Pelaverga

    L’origine del nome “Pelaverga” potrebbe derivare dal latino pellis virga, un riferimento a una tecnica tradizionale di maturazione dell’uva. In Piemonte esistono due varietà di questo vitigno autoctono: il Pelaverga grosso, coltivato nelle zone pedemontane del Cuneese e nel Torinese, e il Pelaverga piccolo, tipico di Verduno.

    A lungo si è pensato che il Pelaverga piccolo fosse una variante del grosso, ma studi scientifici hanno dimostrato che si tratta di una varietà distinta, con caratteristiche agronomiche e enologiche uniche.

    Il Pelaverga piccolo è un vitigno vigoroso e resistente, capace di adattarsi bene alle condizioni climatiche. Il suo germogliamento tardivo lo protegge dalle gelate primaverili, mentre la produttività è costante. Si coltiva prevalentemente a controspalliera, con grappoli medio-grandi, dalla forma conica o piramidale allungata, alati e compatti. Gli acini, piccoli e di forma sferoidale o ellissoidale, hanno una buccia di medio spessore con sfumature violette e una caratteristica pruinosità.

    Tradizionalmente vendemmiato nella prima decade di ottobre, oggi il periodo di raccolta si è anticipato alla seconda metà di settembre, in linea con l’evoluzione delle pratiche agricole e climatiche.

    Dal punto di vista enologico, il Verduno Pelaverga DOC si distingue per la sua freschezza e fragranza, con un profilo aromatico unico che unisce note speziate e fruttate.

    Un anno di eventi per celebrare il Verduno Pelaverga DOC

    Per tutto il 2025, il Verduno Pelaverga DOC sarà protagonista di una serie di iniziative che lo porteranno sui principali palcoscenici nazionali e internazionali. Tra gli appuntamenti più significativi:

    ✅ Nebbiolo Prima 2025 (23-24 gennaio, Alba) – Degustazioni dedicate ai giornalisti per far conoscere il Verduno Pelaverga DOC nel contesto dei grandi vini delle Langhe.

    ✅ Grandi Langhe 2025 (27-28 gennaio, Torino) – Brindisi inaugurale per il trentennale presso le OGR di Torino, seguito da cene tematiche nei ristoranti della città e un banco d’assaggio dedicato.

    ✅ Barolo & Friends, Stoccolma (17 febbraio) – Evento promozionale per far conoscere il Verduno Pelaverga DOC sul mercato scandinavo.

    ✅ Indigena World Tour – Houston (3 marzo) – Masterclass con Ian D’Agata, esperto di vitigni autoctoni, per approfondire le peculiarità del Verduno Pelaverga DOC.

    ✅ Incoming di sommelier internazionali (estate 2025, Verduno) – Un’esperienza immersiva con masterclass e cene tematiche per far conoscere il Pelaverga a professionisti del settore.

    ✅ Verduno Pelaverga e Contemporary Cuisine nei Paesi Bassi – Evento dedicato alla scoperta degli abbinamenti tra il Verduno Pelaverga DOC e la cucina contemporanea.

    ✅ Partecipazione ai principali eventi enologici italiani – Il Verduno Pelaverga DOC sarà presente a VINUM Alba (aprile 2025), agli eventi della Fiera del Tartufo e ad attività organizzate dalle Enoteche regionali.

    ✅ Incoming di giornalisti italiani (settembre 2025, Verduno) – Un incontro speciale con degustazione della nuova annata 2024 del Verduno Pelaverga DOC e la cerimonia di investitura degli Ambasciatori del Verduno Pelaverga DOC.

    Un anniversario che racconta un territorio

    “Il Verduno Pelaverga DOC – spiega Diego Morra, presidente dell’Associazione ‘Verduno è Uno’ – è molto più di un vino: è una storia secolare che unisce natura, tradizione e innovazione. Grazie alla tenacia dei produttori, il Pelaverga ha saputo resistere e distinguersi, diventando un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Questo trentennale è l’occasione perfetta per condividere con il mondo non solo un grande vino, ma anche un patrimonio di saperi e passioni che rende il Verduno Pelaverga DOC un ambasciatore autentico del territorio piemontese e delle Langhe.”

    Un vino dal carattere unico, un traguardo importante e una storia che continua a evolversi, nel rispetto della tradizione e con lo sguardo rivolto al futuro.

    Per maggiori informazioni: www.verdunopelaverga.it LEGGI TUTTO

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    Assovini Sicilia e Università di Milano: un progetto innovativo sul Nero d’Avola

    L’associazione di viticoltori Assovini Sicilia, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, ha avviato una ricerca pionieristica per esplorare nuove frontiere nella produzione vinicola. L’obiettivo principale è diversificare le tecniche enologiche, studiare la varietà del vitigno Nero d’Avola e sviluppare vini con un contenuto alcolico ridotto, mantenendo inalterata la qualità sensoriale. La presentazione del progetto, denominato InnoNDA, si è tenuta martedì 21 gennaio a Palermo presso la sede di Assovini Sicilia.

    Il progetto InnoNDA

    Il progetto InnoNDA riunisce una rete di partner di alto livello: Assovini Sicilia come capofila, l’Università degli Studi di Milano, i laboratori ISVEA e alcune aziende vitivinicole siciliane, tra cui Dimore di Giurfo (CT), Feudi del Pisciotto (CL), Tenute Lombardo (CL) e Tenuta Rapitalà (PA). A supporto del progetto collaborano tecnici e professionisti del settore, tra cui l’Innovation Broker Dott. Enol. Leonardo La Corte.

    L’iniziativa, avviata nell’aprile 2024, punta a individuare tecniche agronomiche ed enologiche innovative che consentano di ottenere vini con una gradazione alcolica ridotta, senza sacrificare l’intensità aromatica e il gusto distintivo del Nero d’Avola, il vitigno a bacca rossa più rappresentativo della Sicilia. Inoltre, il progetto esplora la diversificazione produttiva attraverso l’uso di anfore di terracotta e analizza le diverse espressioni del Nero d’Avola nei vari terroir siciliani.

    Macerazione e affinamento in anfora

    Una delle innovazioni centrali del progetto è rappresentata dalla macerazione e dall’affinamento in anfore di terracotta. Questa pratica, seppur antica, non è mai stata applicata sistematicamente al Nero d’Avola. L’obiettivo è comprendere come questa tecnica possa influire sulle caratteristiche organolettiche del vino, offrendo nuove opportunità di valorizzazione per il vitigno siciliano.

    Feudi del Pisciotto birdeyeview_credit@Alfio Garozzo

    La diversità del Nero d’Avola

    Il progetto pone particolare attenzione alla diversità del Nero d’Avola, esplorando come fattori come il terroir e l’età del vigneto influenzino le caratteristiche dell’uva e del vino. Vigneti più maturi, ad esempio, potrebbero dimostrarsi più resilienti agli effetti dei cambiamenti climatici, un aspetto cruciale per il futuro della viticoltura in Sicilia.

    Tenuta Rapitalà

    Riduzione del contenuto alcolico

    In un contesto di crescente attenzione alla salute e alle preferenze dei consumatori, la riduzione del grado alcolico nei vini rappresenta una sfida cruciale. Il progetto InnoNDA mira a rispondere a questa esigenza, sviluppando tecniche di vinificazione che consentano di preservare le caratteristiche sensoriali del Nero d’Avola, pur riducendone il tenore alcolico.

    Tenute Lombardo

    Sinergia tra ricerca e produzione

    La collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano e Assovini Sicilia è un esempio virtuoso di sinergia tra ricerca accademica e settore produttivo. Questo approccio consente di integrare conoscenze scientifiche e competenze pratiche, favorendo l’innovazione in un settore chiave per l’economia italiana.

    Dichiarazioni dei protagonisti

    “I cambiamenti climatici e le aspettative dei consumatori spingono le aziende di Assovini Sicilia a sperimentare nuove tecniche agronomiche e produttive”, ha dichiarato Lilly Fazio, vicepresidente di Assovini Sicilia. “Grazie a questa collaborazione con l’Università di Milano, supportata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, possiamo affrontare le sfide globali e migliorare la qualità della vita e la sostenibilità produttiva.”

    La Prof.ssa Daniela Fracassetti, responsabile scientifico del progetto, ha sottolineato: “InnoNDA introduce approcci enologici innovativi per il Nero d’Avola, fornendo strumenti utili ai produttori per una crescita consapevole e sostenibile del settore vitivinicolo.”

    Terre di Giurfo

    Infine, l’enologo Leonardo La Corte di ISVEA ha evidenziato: “Questo progetto offre un contributo significativo alla diversificazione della produzione e alla valorizzazione del Nero d’Avola come simbolo del Made in Sicily nel mondo.”

    Il progetto InnoNDA rappresenta una pietra miliare per il futuro della viticoltura siciliana, coniugando tradizione e innovazione per affrontare le sfide di domani.

    Assovini Sicilia

    Fondata nel 1998 da Giacomo Rallo, Diego Planeta e Lucio Tasca, Assovini Sicilia oggi conta 101 aziende associateche producono circa 900 etichette da cui si genera più dell’80% del valore del vino siciliano imbottigliato. Ad unire gli associati è il grande amore per la propria terra e la consapevolezza che il vino siciliano rappresenti un valore unico nel panorama enologico italiano e mondiale. Attraverso la Fondazione SOStain Sicilia, Assovini è inoltre impegnata nel promuovere e supportare la sostenibilità sociale, economica e ambientale, incentivando le buone pratiche per una vitivinicoltura sempre più green. Un’associazione dinamica e contemporanea che ha già tracciato la rotta per il futuro puntando sulle nuove generazioni. LEGGI TUTTO

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    Ronchi di Castelluccio e Poggio della Dogana: il sogno dei fratelli Rametta in Romagna

    La storia di alcuni vini italiani è davvero affascinante. Per un periodo della loro esistenza, questi vini sono diventati così iconici da essere elevati al rango di simboli: uno, al punto da diventare il feticcio di un premier francese; un altro, l’unico vino bianco servito durante un pranzo ufficiale al Quirinale, in occasione della visita di uno dei più importanti segretari generali del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

    Questi vini, avvolti da un’aura leggendaria, non hanno tuttavia mantenuto nel tempo il blasone riconosciuto a un Brunello di Montalcino di Biondi Santi o al Barolo Sperss di Gaja. Tra loro spiccano due nomi: il Capo di Stato, un taglio bordolese prodotto in Veneto, e il Sauvignon Blanc Ronco del Re, della cantina romagnola Ronchi di Castelluccio.

    Aldo Rametta

    Il Capo di Stato nasce a Venegazzù del Montello, in Veneto, grazie al Conte Loredan Gasparini, già negli anni ’60. Inizialmente noto come Venegazzù Rosso della Casa Riserva, era presente nelle carte dei vini degli hotel di lusso veneziani. Fu proprio in uno di questi contesti che il vino venne servito al presidente francese Charles de Gaulle, il quale, innamoratosene perdutamente, era convinto che fosse un vino francese sconosciuto. Con enorme stupore, scoprì invece che si trattava di un prodotto italiano. Questo episodio spinse il Conte Loredan a ribattezzare il vino con il nome di Capo di Stato.

    Oggi questo straordinario vino è ancora prodotto dalla famiglia Palla, attuale proprietaria della cantina Loredan Gasparini. Nonostante il suo valore, il Capo di Stato non gode però della notorietà che meriterebbe.

    Destini differenti ha vissuto il Sauvignon Blanc Ronco del Re, che negli anni ’80 era uno dei vini bianchi italiani più prestigiosi e costosi. Nel 1989, durante un pranzo ufficiale al Quirinale, fu scelto come unico vino bianco servito a Michail Gorbaciov, simbolo della qualità italiana.

    Vigneti a Poggio della Dogana

    Con il passare del tempo, però, il Ronco del Re finì nell’oblio, complice un cambio di proprietà e di visione aziendale. La sua storia ha conosciuto una svolta nel 2020, quando i fratelli Aldo e Paolo Rametta hanno acquisito la cantina Ronchi di Castelluccio, con l’intento di riprendere il progetto originario per ridare ai vini la collocazione meritano: tra i grandi vini d’Italia.

    Aldo e Paolo Rametta

    Il Progetto dei fratelli Rametta

    Aldo e Paolo Rametta, fratelli con origini tra New Orleans e la Svizzera, decidono nel 2016 di investire nella loro passione per la terra e il vino, legata alla Romagna, terra d’origine familiare. Nasce così Poggio della Dogana, una tenuta situata a Terra del Sole, tra le colline di Castrocaro Terme e Brisighella. Il progetto, dal 2023 certificato biologico, si dedica alle varietà autoctone come Sangiovese e Albana, con una forte vocazione internazionale.

    Nel 2020 i fratelli intraprendono un secondo ambizioso progetto acquisendo Ronchi di Castelluccio, storica azienda fondata nel 1974 dall’intellettuale e regista Gian Vittorio Baldi. Baldi, ispirato dall’eccellenza di Château Lafite-Rothschild, introdusse in Romagna un approccio pionieristico alla viticoltura di qualità, fino ad allora quasi sconosciuta in Italia. Con il supporto del critico Luigi Veronelli e la collaborazione dell’enologo Vittorio Fiore e dell’agronomo Remigio Bordini, avviò un progetto visionario basato su zonazione, selezione clonale e vinificazione per singole vigne. Grazie a queste innovazioni, Ronchi di Castelluccio produsse i primi cru di Romagna, vini longevi e di qualità straordinaria.

    Dopo essere stata guidata dalla famiglia di Vittorio Fiore, la tenuta è oggi gestita da Francesco Bordini, figlio di Remigio, che insieme ai fratelli Rametta punta a rilanciare l’azienda nel rispetto del progetto originario. I vigneti storici sono stati restaurati senza abbattere piante e ripristinando metodi tradizionali come il guyot e l’alberello. Ogni vigneto, o “Ronco”, è vinificato singolarmente per valorizzare le caratteristiche uniche del terroir.

    Il territorio delle colline di Modigliana, ricco di fossili e originato da sedimenti marini, è un luogo unico per la viticoltura. Qui si trovano i Ronchi, appezzamenti “strappati” al bosco con la roncola e circondati da una biodiversità preziosa, che dialoga con la vegetazione e il microclima.

    allevamento_Ronchi di Castelluccio

    Nel 2023, i Rametta ampliano la loro visione acquistando l’azienda agricola Fontana, una proprietà di 390 ettari con allevamenti biologici di vacche Limousine, uliveti e laghi. Questo sistema integrato consente di produrre fertilizzanti a km 0 e rafforza la sostenibilità ambientale dell’azienda, che mira anche a sviluppare un progetto di agrivoltaico per l’autosufficienza energetica.

    Poggio della Dogana si distingue non solo per i vini biologici di grande espressione territoriale, ma anche per la produzione di miele e per la scelta di celebrare la storia familiare con etichette ispirate ai disegni di Silvio Gordini, trisavolo di Aldo e Paolo.

    In entrambe le aziende, i fratelli Rametta perseguono un equilibrio tra eredità e avanguardia, guidati dalla volontà di riportare la Romagna al centro della scena vitivinicola internazionale, con un approccio etico, sostenibile e di alta qualità.

    I Vini degustati – Ronchi di Castelluccio

    Dalla vendemmia 2020 l’azienda è tornata a vinificare separatamente i quattro Ronchi originari: Ronco Casone, Ronco della Simia, la cui produzione mancava da oltre 25 anni, Ronco dei Ciliegi e il ritorno del Ronco del Re, prodotto solo nelle annate più convincenti. Tutti i cru sono 100% uve sangiovese, a eccezione del Sauvignon Blanc Ronco del Re, raccolte a mano tramite la cosiddetta “vendemmia eroica”, date le pendenze ardite. I grappoli sono trasportati nella cantina di proprietà e vinificati tramite fermentazione con lieviti indigeni e a temperatura controllata. Ciascun vino è affinato secondo diverse scelte relative all’impiego e alle tempistiche di acciaio e legno, nuovo e usato.

    A marzo 2022 sono inoltre uscite sul mercato le prime due novità firmate fratelli Rametta: il Sangiovese Buco del Prete e il Sauvignon Blanc Sottovento, con l’obiettivo di valorizzare gli omonimi vigneti piantati nel 1989. La vendemmia ricalca le modalità eroiche adottate per i prestigiosi “fratelli maggiori” Ronchi e la vinificazione avviene per single vineyards. I due vini si inseriscono commercialmente tra la linea d’ingresso e la gamma dei cru.

    La produzione media annua di Ronchi di Castelluccio è di 65.000 bottiglie, per il 90% destinate al mercato italiano, con una distribuzione per l’85% Ho.re.ca., mentre il 10% è esportato negli Stati Uniti.

    Sauvignon Blanc Rubicone IGT Bianco “Sottovento” 2021

    Monovarietale da uve sauvignon blanc raccolte da alberelli piantati nel 1989, creato dalle esperte mani dell’enologo Francesco Bordini. L’etichetta è un omaggio all’appezzamento di terreno in cui entrambi i vitigni sono stati piantumati nel 1989 e rappresenta, in visione onirica, la forte brezza che dal Mediterraneo abbraccia la vigna. Sauvignon di notevole finezza, lontano (per fortuna) dagli stereotipati sentori tipici del vitigno e con una importante prospettiva di longevità.

    Romagna DOC Sangiovese Modigliana “Buco del Prete di Castelluccio” 2021

    è un cru da viti del 1989 radicate nella parcella di Modigliana più impervia, circondata da una fitta macchia boschiva, e abbandonata per decenni proprio per la difficoltà di raggiungerla. L’etichetta riporta a quelle storiche dei Ronchi, con un disegno che riprende il bosco tutt’intorno al vigneto del Buco del Prete, raffigurato con la vista dal basso verso l’alto per stimolare la sensazione di trovarsi all’interno di un incavo. I colori sono volutamente astratti per riportare a un’atmosfera immaginifica, evocando un incredibile viaggio sensoriale. Vino dinamico, scorrevole e di bella beva.

    Sauvignon Bianco Colli di Faenza DOC “Ronco del Re” 2021

    L’unico cru da uve sauvignon blanc nasce da piante di circa 50 anni affacciate sulla Val Lamone, verso la Pieve del Thò del 1800. Il nome “Re” deriva da “rio”, fiume in dialetto romagnolo. La vigna, infatti, è formata da un sottile lembo di terra che affianca via Tramonto, in bilico tra la strada e il grande dirupo che la separa dal rio. In questa posizione incassata il Ronco raccoglie il calore del sole durante il giorno e della terra la notte, arricchendosi di profumi, assorbendo ogni anno i diversi modi con cui la natura si trasforma e rivela. Il Colli di Faenza Doc nasce in un appezzamento a 370m s.l.m. anch’esso restaurato nel 2019, allevato a cordone speronato e disposto a giropoggio. La produzione è limitata a meno di mille bottiglie. Un sentito ringraziamento ai fratelli Rametta per aver fatto rinascere questo grandissimo vino bianco unico, intrigante e di grande espressività.

    Fabio Castellucci_Paola Antonello

    Romagna DOC Sangiovese Modigliana “Ronco della Simia” 2020

    è un Sangiovese carnoso, da un clone con buccia spessa e ricchissima in struttura che si trasforma in una trama intensa e impenetrabile. Le naturali doti di finezza si intrecciano con una potenza insolita da domare grazie a una lunga maturazione in bottiglia. Il cru è esposto a Est e si trova a 440m s.l.m. Il Ronco della Simia ha una singolare etichetta che deriva direttamente dal Corpus Aldrovandino conservato nella Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Il curioso nome del vino si rifà a una leggenda con protagonista un militare americano di istanza a Modigliana durante la Seconda Guerra Mondiale. Si racconta che, al termine del conflitto, il soldato decise di stabilirsi in queste terre insieme alla fidata compagna di avventure, una scimmietta. Quando l’animale morì, il militare volle renderle omaggio seppellendola vicino al pozzo presente nel ronco, considerato un luogo mistico. Da qui il nome Ronco della Simia. In questo momento il capolavoro dei fratelli Rametta, complesso e profondo. Ho riassaggiato la bottiglia a quattro giorni dall’apertura e conservata a temperatura ambiente, aveva mantenuta intatta tutta la sua eleganza, caratteristica che si addice solo ai grandi vini.

    Poggio della Dogana

    I Vini degustati – Poggio della Dogana

    La produzione vinicola di Poggio della Dogana è in regime biologico,certificato a livello europeo da Suolo e Salute,e pone al centro le varietà più rappresentative del territorio romagnolo, ovvero il sangiovese, la cui presenza è attestata da un atto notarile datato 1672, custodito nell’Archivio di Stato di Faenza e l’Albana, uva vinificata in purezza dall’azienda versione secca o nell’originale da uve stramature.

    La scelta delle etichette dei vini di Poggio della Dogana è un tributo alla storia familiare dei Rametta, le grafiche riprendono, infatti, i bozzetti e gli studi di Silvio Gordini, uno degli artisti più noti dell’Emilia-Romagna, trisavolo di Aldo e Paolo da parte di mamma.

    La produzione totale di Poggio della Dogana è di 40.000 bottiglie, il 90% distribuite sul mercato italiano, quasi totalmente in Ho.re.ca., mentre l’export si concentra sugli Stati Uniti e destina una piccola quantità alla Germania.

    Romagna DOCG Albana Secco “Belladama” 2023 ​

    Versione secca della varietà allevata a Brisighella, in località “Pideura”, da vigneti di 20 anni allevati a guyot tra i 200m e i 300m s.l.m. La vinificazione in assenza di bucce segue la procedura tradizionale con la pressatura verticale lenta. La fermentazione avviene in tini di acciaio a temperatura controllata con lieviti indigeni. L’affinamento è di dieci mesi in cemento non vetrificato, con periodici bâtonage sulle fecce fini, e di almeno quattro mesi in bottiglia. Il nome è un omaggio a Rosanna, madre di Aldo e Paolo: Belladama era, infatti, l’esemplare della scuderia di cavalli da trotto del nonno materno che lei amava di più da bambina. L’etichetta rappresenta un fiore simile alla bocca di leone. Vino incisivo e gastronomico, un ottima bevuta.

    Romagna DOCG Albana Secco “Farfarello Brix” 2022 ​

    Questa è la prima annata di produzione per un vino le cui uve provengono da un vigneto di 20 anni, situato a un’altitudine tra i 200 e i 300 metri nel comune di Brisighella. Con questo vino, l’Azienda Poggio della Dogana entra a far parte dell’Associazione Brisighella, Anima dei Tre Colli, nata nel 2023 grazie all’iniziativa di cinque aziende, che ora sono 19, con l’obiettivo di valorizzare e definire un nuovo stile per l’Albana di Romagna. A tale scopo, è stato avviato il progetto Brisighella Brix, che ha istituito un disciplinare di produzione rigoroso al quale le aziende partecipanti devono attenersi. Vino  dal sorso elegante e incisivo, con un intrigante gioco tra note di frutta matura e note vegetali di fiori di campo. Da tenere d’occhio.

    Nella foto di copertina da sx Paolo Rametta-Aldo Rametta-Fabio Castellucci. LEGGI TUTTO

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    Nama in verticale: Chardonnay d’autore dall’Alto Adige

    Nals Margreid è una delle più importanti cooperative italiane, nata dalla fusione delle cantine sociali di Nalles e quella di Magrè. La cantina sorge lungo la strada che collega Nalles alla frazione di Sirmian, integrandosi armoniosamente nel paesaggio circostante, sia naturale che urbano.

    Qui, le uve, raccolte da vigneti distribuiti su tutto il territorio altoatesino, vengono trasformate con maestria. Le diverse altitudini, comprese tra i 200 e i 900 metri, offrono condizioni climatiche e caratteristiche del suolo uniche, che si riflettono nell’identità di ciascun vino. Il risultato è una gamma di prodotti che esprime freschezza alpina, una profonda connessione con il terroir e una naturale vocazione internazionale.

    La struttura della cantina, rinnovata nel 2011 su progetto dell’architetto Markus Scherer, rappresenta un dialogo raffinato tra eredità e innovazione. L’uso sapiente di rovere, cemento, acciaio e vetro conferisce all’edificio un’identità contemporanea, mentre elementi storici come i ciottoli del 1764, le travi e le colonne arricchiscono l’estetica con richiami al passato. Questa armonia tra antico e moderno riflette l’approccio produttivo della cantina, che fonde sapientemente l’evoluzione senza dimenticare le radici. Il vetro, utilizzato per rendere visibili la zona di produzione e parte della barricaia, è simbolo di trasparenza nei confronti dei consumatori; il legno, invece, evoca un senso di continuità con la natura, mentre l’acciaio simboleggia l’unione tra architettura e processo enologico. Questa straordinaria combinazione architettonica è stata premiata nel 2012 alla Biennale di Venezia, nell’ambito del concorso internazionale Le Cattedrali del vino, per la categoria Interior Design.

    Le origini di Nals Margreid risalgono al 1764, anno inciso sul pavimento dell’edificio storico. Nel 1932, trentadue famiglie di viticoltori decisero di rilevare la cantina, iniziando una nuova fase di storia e dedizione. Oggi, sono 138 le famiglie che collaborano alla coltivazione di 160 ettari di vigneti, lungo la Strada del Vino dell’Alto Adige, con una predominanza di uve bianche (70%) rispetto alle rosse (30%).

    Come di consueto, Nals Magreid ha presentato al Merano Wine Festival la nuova annata di Nama, il suo vino più celebre e celebrato, cogliendo l’occasione per testarne l’evoluzione nel tempo con un’imperdibile verticale che si è tenuta presso la cantina di Nalles.

    Nama in verticale

    Nama nasce dall’esperienza dei viticoltori di Nals Margreid, unita a un’accurata ricerca delle microzone più adatte. Nato come Cuvée nel 2016 e diventato 100% Chardonnay dal 2019, questo progetto si basa su una filosofia di sostenibilità che l’azienda persegue con dedizione. I vigneti di Chardonnay, situati a Magrè nella Bassa Atesina, si trovano tra i 300 e i 400 metri di altitudine su terreni di ghiaia calcarea ricchi di humus, con esposizione sud/sud-est. Il clima mediterraneo, caratterizzato da estati calde, inverni miti e venti pomeridiani, crea le condizioni ideali per la coltivazione. Le uve, raccolte e selezionate a mano, fermentano e invecchiano per 15 mesi in piccole botti di rovere. Successivamente, il vino affina per 12 mesi in serbatoi d’acciaio e per un anno in bottiglia, seguendo un processo attento e rispettoso della qualità.

    Nama Cuvèe 2016 e Nama Cuvèe 2018 Alto Adige Doc85% chardonnay, 9% pinot bianco, 6% sauvignon. Per entrambe le annate seguono queste note ricavate dalla scheda tecnica: chardonnay raccolto a mano a Magrè, nella Bassa Atesina, tra i 250 e i 350 metri di altitudine. Pinot bianco e  sauvignon sono stati raccolti a mano a Nalles, in Valle dell’Adige, a un’altitudine compresa tra i 500 e 700 metri. Fermentazione e invecchiamento per 18 mesi in piccole botti di rovere e successivo assemblaggio. Seguono 12 mesi di invecchiamento in serbatoi d’acciaio fino all’imbottigliamento con un ulteriore anno di affinamento in bottiglia. Entrambi vini di estrema finezza con uno spettro gusto-olfattivo che si esprime con grazia, naturalezza e armoniosità, con l’annata 2018 che raggiunge vette paradisiache a cui  aspira ogni bianchista che si definisca tale.

    Nama 2019 Alto Adige Doc

    La prima annata 100% chardonnay, raccolto a mano a Magrè, nella Bassa Atesina, tra i 300  e 400 metri di altitudine. Fermentazione e invecchiamento per 18 mesi in piccole botti di rovere e successivo assemblaggio. Seguono 9 mesi di invecchiamento in serbatoi d’acciaio fino all’imbottigliamento con un ulteriore anno di affinamento in bottiglia.  Pieno, vibrante con un grande potenziale di invecchiamento ancora tutto da esprimere, ma già adesso è un grande vino, non c’è che dire.

    Paolo Porfidio, Gottfried Pollinger e Harald Schraffl

    Nama 2020 Alto Adige Doc

    100% chardonnay raccolto a mano a Magrè, nella Bassa Atesina, tra i 300  e 400 metri di altitudine. Le pratiche di vinificazione sono le stesse del 2019. Nonostante l’annata complicata il vino è incisivo sia all’olfatto che al palato che risulta essere sapido e fresco con una bella coerenza naso-bocca e un allungo persistente.

    Paolo Porfidio – Stefania Mafalda

    Nama 2021 Alto Adige Doc (non ancora in commercio)

    100% chardonnay raccolto a mano a Magrè, nella Bassa Atesina, tra i 300  e 400 metri di altitudine. Le pratiche di vinificazione sono le stesse del 2019. Vendemmiato a settembre inoltrato dopo un’annata con importanti escursioni termiche che hanno pretermesso di portare in cantina un’uva perfetta. All’olfatto manifesta tutta la sua incisività virando più su note vegetali che fruttate. Il palato è ancora alla ricerca di equilibrio. Un vino da lunghissimo invecchiamento, con un grande potenziale che si esprimerà con prepotenza nei prossimi anni. LEGGI TUTTO