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    Masi – risultati 2024

    di Marco Baccaglio

    Masi archivia senza ombra di dubbio il peggiore anno da quanto analizziamo i conti (2014). Sebbene le vendite abbiano tenuto, i margini sono ulteriormente calati, scendendo sotto il 4% a livello operativo, e il peso del maggiore debito (i forti investimenti continuano) ha portato il bilancio a chiudere in leggera perdita, cosa mai capitata nemmeno nello scellerato 2020. La storia degli ultimi anni è stata quella di continui investimenti, soprattutto nella brand house Monteleone21, che sembra essere pronta per l’apertura al grande pubblico nel 2025. In questo senso, e pur considerando che Masi ha un posizionamento difficoltoso se consideriamo Valpolicella-Amarone (vini rossi, grado alcolico elevato), ci sono le premesse per vedere una inversione della tendenza negativa degli ultimi anni (vedendo anche un secondo semestre migliore) e un rientro dalla situazione debitoria che ha raggiunto quota 27 milioni (36 compreso IFRS16), rispetto ai 16 dello scorso anno e ai circa 9 del 2019, anno precedente alla crisi del Covid.
    Passiamo a commentare qualche numero insieme con grafici e tabelle.

    Le vendite sono stabili a 67 milioni, con un primo semestre in calo del 9% e un secondo semestre a +10%. Masi ha avuto un anno eccellente in Canada (dopo un paio di anni bui), portando il fatturato del Nord America a +11% (22 milioni), mentre ha perso terreno in Europa (-7% a 21 milioni) ed è rimasta stabile in Italia (21 milioni).
    Dal punto di vista dei prodotti, i top wines calano dell’8% a 18 milioni, i premium wines (che includono Campofiorin) sono in leggera crescita (+2%) a 31 milioni, mentre i classical wines con una crescita dell’8% (18 milioni) tornano al livello del 2022, che è anche il più elevato da quando osserviamo i dati.
    Il gross margin è stabile al 60%, per un valore di 40 milioni di euro. Con i costi operativi in crescita del 4%, di cui un +2% deriva dai costi straordinari. L’EBITDA riportato cala dunque del 16% a 6.1 milioni (-6% a 6.8 milioni senza le partite straordinarie) e l’utile operativo scende a 1.8 milioni (2.4 milioni aggiustato), con una perdita netta di 1 milione. Gli ammortamenti stabili indicano che l’ammortamento del nuovo centro visitatori non è ancora partito in pieno.
    Dal punto di vista finanziario, Masi ha un debito finanziario di 27 milioni, +11 milioni rispetto al 2023, e sta rinegoziando un allungamento delle scadenze con il sistema bancario. Ovviamente, data l’enorme dote di attivi fissi (vigneti, immobili e via dicendo) non è un dato particolarmente preoccupante, anche se chiaramente gli investimenti degli ultimi anni si sono fatti sentire (11 milioni nel 2024, probabilmente il “colpo finale” per completare il centro visitatori). I dividendi pagati agli azionisti sono scesi da 2 milioni a 1 milione di euro, mentre il capitale circolante ha determinato un assorbimento di 4 milioni, nonostante il magazzino stabile, a causa dell’aumento dei crediti verso clienti per il buon andamento delle vendite del secondo semestre.

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco LEGGI TUTTO

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    Esportazioni di vino Italia – aggiornamento febbraio 2025

    di Marco Baccaglio
    Le esportazioni italiane si mantengono in equilibrio in febbraio (613 milioni), con un dato stabile che però nasconde un forte squilibrio geografico: da una parte gli USA hanno continuato a farsi spedire vino (+22%) in anticipazione della potenziale (e reale) introduzione di maggiori dazi, tutto il resto del mercato messo insieme è calato con la Russia osservato speciale in negativo dopo esserlo stato in positivo l’anno scorso. Volendo fare un calcolo dell’andamento al netto di questi due mercati in forte oscillazione, potremmo calcolare in calo nel “mondo ex Russia e USA” del 2.5%, da 441 a 429 milioni di euro. Osservando le diverse categorie, potremmo dire che sono gli spumanti quelli dove l’impatto americano è più marcato (+43%), considerando anche la bassa stagionalità del periodo. Due considerazioni finali: primo, allargando lo sguardo ai 12 mesi, siamo a +4% per 8.2 miliardi, senza gli USA saremmo a +1.3% (5.98 miliardi), quindi direi non male visto il periodo. Secondo, curiosando a quello che succede in Francia, sui primi 2 mesi le loro esportazioni erano in calo dell’1% a 1572 milioni, mentre nel primo trimestre sono migliorati, chiudendo con un +2%, anche loro con un febbraio peggiore di gennaio ma un rimbalzo in marzo.
    Passiamo all’analisi dei dati in dettaglio con tutti i grafici e le tabelle.

    Nel mese di febbraio 2025, le esportazioni di vino sono stabili a 613 milioni di euro, che combinato con l’incremento del 7% di gennaio porta il saldo del bimestre a +4% rispetto al 2024. Il dato annualizzato (ultimi 12 mesi) tocca quota 8.2 miliardi di euro (+4%).
    I volumi sono invece già in calo. A febbraio sono stati esportati 1.63 milioni di ettolitri, -5%, il che porta il bimestre a 3.2 milioni di ettolitri, -2%. Ne consegue un incremento del prezzo medio di esportazione, che sale a 3,75 a febbraio (+6%) e 3,76 €/litro nel bimestre (+5%)
    Il dato di febbraio è influenzato dal calo della categoria dei vini sfusi (e mosti), che scende del 10%, compensato dall’incremento del 4% a 172 milioni di euro dei vini spumanti. Sono invece stabili le esportazioni dei vini imbottigliati a 407 milioni di euro.
    Come dicevamo nell’introduzione, forti divergenze tra i diversi mercati. Gli Stati Uniti a febbraio crescono del +22% (173 milioni), addirittura accelerando leggermente rispetto a gennaio. Il dato mensile americano è compensato evidentemente da tutto il resto. Se la Germania rimane stabile (90 milioni), il Regno Unito è in calo (56 milioni, -6%), così come la Francia e la Svezia, per quanto il dato più “eclatante” sia la marcia indietro della Russia che vedete già ben visibile sul dato annuale. In Febbraio la Russia cala del 60%, il dato annuo sugli ultimi 12 mesi indica 204 milioni, ancora +11% sui 12 mesi precedenti, ma si sono già persi 27 milioni dalla fine dell’anno scorso.

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    La produzione di vino nel mondo 2024 – aggiornamento OIV

    OIV ha ridisegnato al ribasso la nuova stima della produzione mondiale di vino 2024. A ottobre aveva detto 231milioni di ettolitri, il nuovo dato indica 226m/hl. Si tratta di una revisione del 2% circa al ribasso, guidata principalmente dalla produzione USA di vino, ora vista a 21m/hl contro i precedenti 23.6m/hl, il che significa una produzione del 10-11% sotto la media storica per il paese, e dall Spagna, ora inserita nel database con 31m/hl contro i 33.6m/hl precedenti. Per converso la produzione italiana è stata rivista al rialzo da 41 a 44 milioni di ettolitri (ISTAT dice 48 ma sappiamo che OIV prende il dato del MIPAAF basato sulle dichiarazioni di produzione).
    La produzione mondiale di 226m/hl pone il 2024 come l’annata più scarsa della storia, -5% sul 2023. Ciò si accompagna alla costante riduzione della superficie vitata, che scende al ritmo di 40-50mila ettari all’anno (nel 2024 OIV calcola 7.1 milioni di ettari, -0.6%). Ovviamente il tutto si richiama al calo del consumo. Come abbiamo visto qualche giorno fa è sceso nel 2024 del 3% circa a 214m/hl, seguendo una linea immaginaria dal 2017 a questa parte di 4 milioni di ettolitri di riduzione ogni anno. Tornando alla produzione, l’Italia torna a essere il maggiore produttore mondiale, seguito dalla Francia e dalla Spagna.
    Continuiamo il commento con tutti i dati e ulteriori grafici nel resto del post.
    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

    La produzione mondiale di 226m/hl si suddivide in circa 138 m/hl nell’Unione Europea, in calo del 4% rispetto al 2023 e del 12% circa al di sotto della media decennale; e 88 milioni di ettolitri nel resto del mondo, -6% sul 2023 e il 15% sotto la media degli ultimi 10 anni.
    Pur restando circa l’8% sotto la media storica, l’Italia con 44m/hl tornano in cima alla lista, oltretutto con una superficie vitata che cresce costantemente invece che calare come in quasi tutto il resto del mondo.
    Secondo OIV in Francia si è prodotto solo 36m/hl di vino nel 2023, un po’ lo specchio dell’Italia tra 2023 e 2024, con un calo del 24% (+15% sul 2023 per l’Italia).
    Sia per Francia che per Spagna (31m/hl nel 2024) la vendemmia 2024 è stata il 16-17% sotto la media storica.
    Fuori dall’Unione Europea, va segnalato il dato americano, 11% sotto la media storica a 21m/hl e un ulteriore ribasso stimato per la produzione cinese (a ottobre la casellina era vuota) a 2.6m/hl. Soffermandoci per un attimo sul dato cinese è ovvio che i 753mila ettari di vigneto sono ormai sempre più dedicati a produzioni alternative, anche se è stupefacente notare come la produzione di vino sia passata nel giro di qualche anno da 12 milioni di ettolitri a meno di tre…
    Bene, vi lascio alla tabella, ricordandovi che i dati completi (ossia con molte altre nazioni) sono disponibili nella sezione Solonumeri.

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    I consumi di vino nel mondo – aggiornamento 2024 OIV

    Mettiamo oggi in linea I nuovi dati di OIV sul consumo mondiale di vino, che è stimato in calo di circa il 3% nel 2024 (214 m/hl), principalmente a causa dell’andamento negativo in alcuni paesi quali gli USA (-6%), la Francia (-4%) e (poteva non mancare?) la Cina per la quale OIV stima un calo del 19% dei consumi. Ora, quando leggete questi dati dovete tenere conto di un paio di questioni: primo, i consumi sono sempre una stima e per alcuni mercati questa stima è ancora più vaga. OIV ha le sue fonti e quando non le ha fa il suo calcolo (produzione+import-export = consumo). Quindi non dovete stupirvi se i dati sono modificati anche per il passato, perlomeno dal 2022 in avanti, e questo lo vedete soprattutto sul dato americano.
    Tornando ai nostri dati, la conclusione e ovvia: il consumo di vino ha preso a calare dal 2017 a questa parte e anche il 2024 si è posto sulla medesima linea. La superficie vitata mondiale (7.1m/ha) e la produzione mondiale di vino (227m/hl nel 2024) non hanno fatto altro che seguire dolcemente questo andamento, tenendo quindi il mercato in equilibrio (considerato che circa il 10% della produzione viene impiegato per “usi industriali”).
    Secondo i dati OIV, l’Italia insieme a Spagna, Portogallo e Russia è uno dei mercati che non ha perso terreno nel 2024, con un consumo di 22.4m/hl.
    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.
    Passiamo all’analisi dei numeri in dettaglio.

    Nel 2024, il consumo di vino nel mondo è calato del 3.3% a 214 m/hl, secondo OIV, ponendosi quindi il 7% sotto la media degli ultimi 5 anni e il 9% sotto la media decennale.
    Il principale mercato restano gli USA, accreditati di 33.3 m/hl. Qui OIV dice -6% su un 2023 che è diventato 35.4. Se leggete il post dell’anno scorso, leggete per il 2023 33.3, il che indicherebbe un dato stabile. Calwine, nel suo rapporto dice che il consumo 2023 di vino è stato di 34.0m/hl, ma per gli anni precedenti ha dei dati completamente diversi da quelli di OIV, visto che si spinge su livelli di 40m/hl (che sembrano un po’ inverosimili).
    OIV mette poi insieme l’Unione Europea (che noi non siamo riusciti a ricomporre con i numeri forniti), dove il consumo è stato di 103.6 milioni di ettolitri (48% del consumo mondiale). Anche qui il calo è del 3% circa sul 2023 e del 5% sugli ultimi 5 anni (un po’ meno di quello mondiale).
    La Francia resta il secondo consumatore al mondo con 23 milioni di ettolitri, -3.6% rispetto al 2023 e -5% rispetto alla media quinquennale. L’Italia resta terza a livello mondiale con un consumo stabile di 22.3 milioni di ettolitri (-4% rispetto alla media degli ultimi cinque anni). La Germania, terzo mercato europeo, ha un consumo stimato di 17.8 milioni di ettolitri nel 2024 (-3%), mentre la Spagna è stabile poco sotto i 10 milioni di ettolitri.
    Il Regno Unito è il quinto mercato mondiale con un calo dell’1% a 12.6 milioni di ettolitri.
    Esiste poi un dato sulla Russia, piuttosto interessante in quanto non si hanno dati sulle importazioni. OIV dice +2,4% a 1 milioni di ettolitri, quasi il 5% sopra la media quinquennale.
    Abbiamo detto della Cina, dove secondo OIV il consumo è crollato del 19% nel 2024 a 5.5 milioni di ettolitri. Il dato non mi convince affatto nel senso che nel 2024 la Cina ha importato vino per 0.3m/hl in più rispetto all’anno precedente, e quindi a meno di una produzione vinicola in ulteriore crollo (la casellina del rapporto OIV è vuota) penso ci sia qualcosa di strano in questo numero…
    Vi lascio alle tabelle e ai grafici animati.

    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

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    Importazioni di vino in Italia – aggiornamento 2024

    Le importazioni italiane di vino stanno gradualmente cambiando faccia. Lo si vede molto bene anche dai dati 2024, che evidenziano un incremento dell’import del 3% a 592 milioni. Il dato dei volumi è molto forte (+45% a 3.1 milioni di ettolitri) e probabilmente fuorviante, rispetto a quello che vedo “sotto i dati”, essendo molto legato ai volumi di vino sfuso importato, che a sua volta si livella in base all’andamento delle nostre vendemmie (quando abbiamo poco vino dobbiamo importarne di più).
    Il vero fattore di cambiamento va cercato nelle importazioni di vino fermo in bottiglia, che ormai da diversi anni crescono costantemente, guidate ovviamente dai prodotti francesi. Nel 2024, abbiamo importato 129 milioni di euro di vino in bottiglia, 81 dalla Francia, 49 dal resto del mondo, Portogallo, Spagna e Germania principalmente. Come si è visto per tanti mercati, è stato invece un anno negativo per lo Champagne anche in Italia, con le importazioni di spumanti francesi calate da 350 a 300 milioni di euro. Se sommate questi 300 milioni, altri 10 di altri spumanti e i 129 dei vini in bottiglia arrivate a 440 milioni, che sono le vere importazioni di prodotto finito del nostro paese. Nel 2019 erano 264, il che ci fornisce diversi spunti di discussione!
    Nel resto del post trovate tabelle e ulteriori grafici.

    Le importazioni di vino in Italia sono cresciute del 3% a 592 milioni di euro. Di queste, 129 milioni sono di vino in bottiglia (+11%), 107 milioni sono di vino sfuso (+51%) e 312 milioni sono di vini spumanti. Il volume di vino importato è stato di 3 milioni di ettolitri.
    Il principale fornitore è la Francia, in calo del 7% a 398 milioni di euro, essenzialmente a causa della riduzione dei vini spumanti (312 milioni, -14%), mentre i vini in bottiglia crescono da 71 a 81 milioni di euro (+14%).
    La Spagna è il nostro secondo fornitore con 134 milioni di euro, +41%, essenzialmente relativi ai vini sfusi, 84 milioni, +44%.
    Tutti gli altri paesi hanno un export verso l’Italia marginale, da intorno a 10 milioni di euro in giù.
    Secondo UNComtrade, dei 3 milioni di ettolitri importato, 2.4 milioni vengono dalla Spagna, 370mila dalla Francia, 133mila dal Cile – e questa è una novità – e 25-30mila ciascuno da Portogallo, Austria e Germania.

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    Vendite al dettaglio di vino (GDO Italia) – dati Circana, primo trimestre 2025

    Ricevo e analizzo a stretto giro i dati di vendita di vino nella GDO come sempre cortesemente forniti da Circana. Il primo (e secondo) trimestre sono usualmente i periodi meno importanti per le vendite di vino e sono tipicamente influenzati dalla tempistica ballerina delle vacanze Pasquali, che fornisce certamente un impulso ai consumi. Nel periodo gennaio-marzo 2025 le vendite sono calate dell’1% a 702 milioni (vino fermo + spumante + Champagne), dopo il calo dell’1.5% del quarto trimestre 2024, a causa di un forte calo dei volumi acquistati (-3.5%, -4% per il vino fermo soltanto). Gli spumanti sono di nuovo un po’ meglio dei vini fermi (+2% contro -2%), i bianchi e i rosati sono meglio dei vini rossi, mentre più sorprendente è il calo dei vini DOC (-3.4%), cui fa da contraltare un andamento migliore per i vini IGT, che costano mediamente il 35% in meno… e che rappresentano quindi un segno molto tangibile del taglio della spesa dei consumatori.
    Bene (anzi male), tutti i dati con tabelle e grafici (sempre base 2019, dal prossimo trimestre cambierò…) e ulteriori commenti all’interno del post.

    Nel primo trimestre 2025 si sono venduti vini per 1.73 milioni di ettolitri nella GDO italiana, -3.5% sul primo trimestre 2024, di cui 1.52 milioni di vino fermo (-4%), 210 mila ettolitri di vini spumanti (+2%) e 1.7 mila di Champagne (+20%).
    In termini di valore, stiamo parlando di 702 milioni di euro, -0.9%, di cui 548 milioni di vino fermo (-2%), 145 milioni di spumante (+2%) e 9 milioni di euro di Champagne (+25%). Ne consegue un prezzo medio di vendita di 4 euro al litro nel trimestre, +3% (ma +8% rispetto al medesimo periodo del 2023).
    Dicevamo sopra del “trading down”. I vini DOC stanno ripiegando, come vedete bene dai grafici allegati, a favore dei vini IGT ed è tutta una questione di prezzo. Per i vini DOC i prezzi sono cresciuti del 4% in un anno e del 7% in 2 anni, quelli dei vini IGT sono stabili (-0.1%) negli ultimi 12 mesi e +3% in due anni e sono oggi il 35% più bassi dei vini DOC, il che probabilmente fa la differenza di questi tempi. Quindi nel primo trimestre +1.6% per i vini IGT (156 milioni), -3.4% per i vini DOC (295 milioni).
    I vini rossi continuano a calare, anche in uno dei periodi migliori per questo tipo di vino (insieme al quarto trimestre). Nel periodo, le vendite calano del 3% a 301 milioni di euro, quando i vini rosati e bianchi sono all’incirca stabili (247 milioni combinati).
    Nel segmento degli spumanti va notato il risultato molto positivo per i metodo classico (+10%, 26 milioni) e quello molto negativo – visti gli andamenti recenti – dei vini Charmat secchi, stabili a 108 milioni di euro.

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    Esportazioni di vino Italia – aggiornamento gennaio 2025

    Il 2025 parte benino per le esportazioni italiane di vino. Come abbiamo già commentato nei mesi precedenti i dati recenti sono fortemente influenzati dalla tempistica delle spedizioni in USA, che molti esportatori hanno anticipato in previsione dei dazi. Il dato di gennaio, +7% a 579 milioni di euro è ovviamente positivo ma include un incremento del 19% delle spedizioni in USA. Se “scorporassimo” questo contributo dalle esportazioni arriveremmo a un incremento del 3% (da 403 a 416 milioni di euro per il resto del mondo). Giusto per darvi un punto di riferimento, la Francia a gennaio 2025 ha fatto +5% nelle esportazioni, cui è seguito un calo del 9% in febbraio, dove dovremo anche considerare il numero di giorni lavorativi più basso (il 2024 era bisestile).
    Resta comunque un buon dato considerando che il mese è anche “debole” dal punto di vista del mix, visto che i vini spumanti tendono a essere poco rappresentati (+6% nel mese). I dati degli altri mercati “importanti” sono buoni con Germania, Regno Unito, Francia e Svizzera  tra 2% e +6%, il Canada a +23% e soltanto la Russia molto negativa (-54%).
    Passiamo a una breve analisi dei dati con ulteriori grafici e tutte le tabelle.

    Le esportazioni italiane di vino crescono del 7% a 579 milioni in gennaio, portando il totale annuo a 8176 milioni con un incremento del 4%. I volumi sono saliti del 2% e il totale annuo viaggia sui 21.85 milioni di ettolitri, per un prezzo mix degli ultimi 12 mesi di 3.74 euro, +3%.
    I vini imbottigliati sono cresciuti dell’8% in gennaio e portano l’anno mobile a +4% per 5.3 miliardi di euro, con un prezzo mix in miglioramento del 2%. I vini spumanti nel mese crescono del 6% (150 milioni) e il totale annuo a fine gennaio è 2396 milioni.
    Gli USA accelerano ulteriormente portandosi a +11% sugli ultimi 12 mesi, un ritmo chiaramente insostenibile, mentre sia per Germania che per il Regno Unito l’andamento di gennaio è migliore di quello dell’ultimo anno, che resta intorno a 0-1%. Il Canada resta su un ritmo molto sostenuto del +15% (anch’esso difficile da mantenere), mentre per Francia e Svizzera il dato annuale resta negativo per il 2-3%.
    Nel segmento degli spumanti il discorso si ripete, con un incremento totale di poco meno del 6%, di cui +17% per gli USA (42 milioni) e +2% per il resto del mondo (109 milioni di euro). Tutti i mercati sono positivi sull’anno mobile a gennaio salvo la Svizzera, che cala dell’8% (con un mese di gennaio anch’esso negativo).

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    Produzione di vino Italia 2024 – dati ISTAT

    ISTAT ha aggiustato i dati sulla produzione di vino 2024, che analizziamo oggi. Vi ricordo che ISTAT fornisce un dato stimato di produzione, che è differente (= più alto) di quello dichiarato dal MIPAAF (= Ministero) e redatto sulle basi delle dichiarazioni di produzione. Quale sia il dato corretto è difficile da dire, quello che è facile dire è che sul blog usiamo i dati ISTAT perchè sono disponibili, mentre non usiamo i dati MIPAAF perchè per qualche ragione a me oscura non sono condivisi pubblicamente (eppure sono un onesto contribuente).Spegniamo la polemica e accendiamo l’analisi. Secondo ISTAT la produzione è stata di 48 milioni di ettolitri, +13% sul 2023 e quasi in linea con la media decennale di 48.7. Crescono più i vini rossi dei bianchi (+16% contro +11%), anche se in prospettiva storica si produce più vino bianco e meno vino rosso (come ovvio dalle tendenze dei consumi e dal boom degli spumanti, che qui sono compresi tra i bianchi). I vini DOC erano scesi meno nel 2023 e quindi crescono meno nel 2024 e rappresentano il 46% della produzione totale. Tra le macroregioni, secondo ISTAT, il recupero più importante è stato nel Centro Italia, che ha anche la produzione più elevata rispetto alla sua media storica.L’analisi prosegue con le tabelle dettagliate e ulteriori grafici.
    L’analisi prosegue con le tabelle dettagliate e ulteriori grafici.
    Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

    Secondo ISTAT la produzione di vino in Italia è stata di 48.0 m/hl, +13% sul 2023 e sostanzialmente in linea con la produzione storica (2014-23).
    La produzione di vino rosso e rosato è cresciuta del 16% a 19.8 m/hl, ma resta il 7% sotto la media, mentre i vini bianchi (spumanti compresi) toccano quota 28.2 m/hl, +11% sul 2023 e +3% sulla media decennale.
    Per categoria, i vini DOC sono cresciuti dell’8% a 21.9 m/hl, quindi meno della media ma restano il 5% sopra il dato storico. I vini IGT rimbalzano del 21% sul terribile 2023 a 13.8 m/hl, anch’essi il 5% sopra la media storica. Di vini comuni ne sono stati prodotti 12.3 m/hl ben lontano dalla media storica di 14.8 m/hl.
    I dati regionali offrono diversi spunti di riflessione. Anzitutto i dati non sono molto lontani dalle medie storiche: +2% al Nord, +6% al Centro, -7% al Sud. Vi farei notare la divaricazione tra Piemonte, ancora il 10% sotto la media storica e la Toscana, tornata il 10% sopra la media storica, e il dato molto negativo rilevato per la Sicilia a 4.2 m/hl, il 20% sotto la media 2014-23. Dopo un 2023 drammatico, sembra tornata la normalità in alcune regioni come l’Abruzzo, la Campania e il Lazio (7-8% sopra media nel 2024).
    Vi lascio alle numerose tabelle e vi invito a consultare la sezione Solonumeri. Non appena i dati di MIPAAF saranno disponibili aggiornerò la tabella.

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