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    Danimarca – importazioni di vino, dati 2022

    English translation with Bing Translator powered by GPT
    Fonte/Source: inumeridelvino.it, dati grezzi (raw data) from UN Comtrade
    Le importazioni di vino danesi sono rimaste stabili a un livello molto elevato di circa 830 milioni di euro nel 2022, raggiunto dopo il possente balzo registrato nel 2021. La prima differenza rispetto al 2021 è però determinata dalla quantità di vino importato, che è calata del 9% da 2.2 a 2 milioni di ettolitri, il che significa un incremento del prezzo medio di importazione del 10% circa, da 375 a 415 euro per ettolitro. La seconda differenza è che calano i vini fermi e crescono i vini spumanti. La terza differenza è nel fatto che i danesi nel 2022 hanno preferito i prodotti del nuovo mondo rispetto a quelli “tradizionali” di Italia e Francia, che sono passati tra il 2021 e il 2022 da 50% al 46% delle importazioni totali. A onore del vero e come potete vedere dal grafico delle quote di mercato all’interno del post, l’Italia stava già perdendo quota di mercato da diversi anni (all’interno di un mercato in crescita), mentre per la Francia la battuta d’arresto del 2022 è il primo segnale negativo dopo anni di progressi. Vedremo se questa nuova tendenza, che ha premiato soprattutto le importazioni americane e australiane (e in parte, curiosamente, quelle svizzere, ma qui potrebbe trattarsi di un canale di importazione e non di vero prodotto svizzero) continueranno in futuro. Per adesso proseguiamo con l’analisi del post.
    Danish wine imports remained stable at a very high level of about 830 million euros in 2022, reached after the mighty leap recorded in 2021. The first difference compared to 2021 is however determined by the quantity of wine imported, which fell by 9% from 2.2 to 2 million hectoliters, which means an increase in the average import price of about 10%, from 375 to 415 euros per hectoliter. The second difference is in the fact that the Danes in 2022 preferred the products of the new world compared to those “traditional” of Italy and France, which passed between 2021 and 2022 from 50% to 46% of total imports. To be fair and as you can see from the graph of market shares within the post, Italy had already been losing market share for several years (within a growing market), while for France the setback of 2022 is the first negative signal after years of progress. We will see if this new trend, which has rewarded above all American and Australian imports (and partly, curiously, those Swiss, but here it could be a channel of import and not of true Swiss product) will continue in the future. For now we continue with the analysis of the post.

    Con gli 830 milioni di importazioni del 2022, le importazioni di vino della Danimarca sono stabili dal 2021 ma registrano un eccellente +7.5% annuo nel corso degli ultimi 5 anni.
    Il dato si compone di 589 milioni di euro di importazioni di vini fermi in bottiglia, in calo del 4% nel 2022 ma a +7% annuo dal 2017, 117 milioni di euro di vini fermi sfusi, +2% sul 2021 e +4% annuo dal 2017 e ben 123 milioni di euro di importazioni di spumanti, +29% sul 2021 e +16% dal 2017.
    La Francia “guida” il mercato ma la sua quota di mercato cala dal 30% al 27%, per un calo in valore assoluto dell’8% a 227 milioni circa contro il 2021, che la lascia comunque a un +11% annuo dal 2017. Vanno meno bene le cose per l’Italia, -9% nel 2021 a 152 milioni e stabile in valore assoluto dal 2017 in avanti, mentre gli USA mantengono i dato del 2021 a circa 68 milioni e fissano la crescita annua dal 2017 al 20% annuo. Sono mediamente buoni i dati spagnoli (+7% sul 2021), mentre vanno analizzati brevemente sia Australia che Svizzera.
    Per l’Australia si tratta di un dato veramente positivo, +19% a 46 milioni che “suggella” il +22% annuo dal 2017, quindi la continuazione di un trend positivo che nessun altro importatore ha visto. Per la Svizzera si tratta di un dato “strano” perché il dato cresce da 27 a 44 milioni di euro, principalmente per via degli spumanti… non saranno magari vini francesi e italiani ri-esportati?
     With 830 million imports in 2022, Danish wine imports are stable from 2021 but record an excellent +7.5% annual over the last 5 years.
    The figure consists of 589 million euros of imports of still wines in bottles, down 4% in 2022 but +7% annually since 2017, 117 million euros of bulk still wines, +2% on 2021 and +4% annually since 2017 and well 123 million euros of imports of sparkling wines, +29% on 2021 and +16% since 2017.
    France “leads” the market but its market share drops from 30% to 27%, for an absolute drop in value of 8% to about 227 million compared to 2021, which still leaves it at +11% annually since 2017. Things are going less well for Italy, -9% in 2021 to 152 million and stable in absolute value from 2017 onwards, while the USA maintains the data of 2021 at about 68 million and sets the annual growth from 2017 to 20% per year. The Spanish data are on average good (+7% on 2021), while both Australia and Switzerland need to be briefly analyzed.
    For Australia it is a really positive figure, +19% to 46 million which “seals” the +22% annual since 2017, therefore the continuation of a positive trend that no other importer has seen. For Switzerland it is a “strange” figure because the figure grows from 27 to 44 million euros, mainly due to sparkling wines … maybe they are not French and Italian wines re-exported?

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco More

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    Cina – importazioni di vino 2022

    L’annuncio che la Cina entrerà nell’OIV è certamente una buona notizia, che servirà a mettere ordine e a capire meglio la prospettiva del vino nel paese. I dati che presentiamo oggi, fonte UN Comtrade, sulle importazioni di vino sono particolarmente negativi. Non sappiamo bene quanto vino ha prodotto la Cina negli ultimi anni, ma sappiamo che ha importato meno della metà di quanto faceva qualche anno fa, circa 3.3 milioni di ettolitri nel 2022, con un calo costante negli anni. Certamente il Covid ha avuto un’influenza importante, ma credo ci sia dell’altro. Simpaticamente ChatGPT mi suggeriva stamattina che la mancanza dei prodotti australiani per i dazi è stato un fattore negativo, ma anche che “I cambiamenti nelle preferenze e nelle abitudini dei consumatori cinesi, che si stanno orientando verso altre bevande alcoliche come la birra, il baijiu (un distillato tradizionale) o il whisky”. Ad ogni modo, le importazioni sono ulteriormente scese del 5% in valore in Euro (-11% in valuta locale) a fronte di un calo dei volumi di oltre il 20%. Per l’Italia, poco male verrebbe da dire: eravamo in posizione di rincalzo e quindi è un “danno limitato”. Nel mercato c’è un solo vincitore, il Cile, che di fatto ha rimpiazzato l’Australia come fornitore di un certo tipo di vino nel paese. Passiamo a commentare qualche dato, ricordandovi che tabelle molto più dettagliate sono disponibili nella sezione Solonumeri del blog. Passiamo ai numeri.

    Le importazioni cinesi di vino calano del 5% a 1.36 miliardi di euro nel 2022, di cui 1.16 miliardi sono di vino fermo, -6%, 118 milioni sono di vino sfuso, +17% e 83 milioni sono di vini spumanti, -14%.
    La Francia mantiene la leadership nel mercato con 629 milioni di euro di esportazioni, stabile rispetto al 2021 ma largamente sotto i livelli del passato (nel 2017 aveva sfiorato 1 miliardo di euro).
    Sono invece molto positivi i dati del Cile che ha esportato 310 milioni di euro di vino nel 2022, +11% sul 2021 e sostanzialmente in linea con il dato pre-covid, quando però la Cina importava quasi il doppio in valore rispetto al 2022.
    L’Italia mantiene la terza posizione nel mercato, con 129 milioni di euro di esportazioni e un calo dell’8%. Per quanto riguarda i vini italiani, le importazioni di vino in bottiglia sono 110 miloni, -8%, quelle di vino sfuso irrilevanti (3 milioni), quelle di vini spumanti 16 milioni (-8%).
    Un cenno ai volumi importati, che sono stati 3.34 milioni di ettolitri, -21%. Il Cile primeggia in termini di volume con 1.3 milioni di ettolitri, +6%, precedendo la Francia (0.9 milioni di ettolitri, -22%), la Spagna a 0.4 milioni di ettolitri, -37% e poi l’Italia con 259mila ettolitri e un -19%.
    Vi lascio alle tabelle e ai grafici. More

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    Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – aggiornamento 2022

    Approfondimento annuale sulle esportazioni italiane di vino per tipologia e in base all’origine delle aziende esportatrici. Beh, dietro un 2022 apparentemente molto positivo si nascondono alcune tendenze interessanti, tra cui forse la principale è che nel segmento dei vini in bottiglia è stato un anno di forte crescita per i vini da tavola (+34%) e IGT (+8%), mentre i vini DOP sono rimasti stabili, pur rappresentando oltre la metà del totale. Nel poco dettaglio fornito dalle tabelle esportative si può comunque rintracciare l’ottimo anno per i vini piemontesi rossi e un calo importante dei vini DOP bianchi (-10%) un po’ difficile da spiegare date le ultime tendenze. Ad ogni modo, se invece ci spostiamo sulla seconda statistica che affrontiamo nel post, ossia le esportazioni per origine regionale delle aziende (stavolta applicata al totale esportato), troviamo Veneto e Friuli-Venezia-Giulia di nuovo in cima alla classifica, grazie al Prosecco, insieme alla Sicilia che negli ultimi anni sta crescendo ben oltre la media. Passiamo all’analisi dei dati, che trovate anche caricati nella sezione Solonumeri.

    Nell’analisi dell’export regionale (per origine aziendale) che si applica al totale esportato di 7.9 miliardi di euro e limitandoci alle grandi regioni italiane, troviamo il Friuli-Venezia-Giulia in crescita del 40% a 200 milioni di euro, la Sicilia a +21% 170 milioni di euro il Veneto a +13% per la bellezza di 2.8 miliardi di euro. In “uscita” dal Covid, quindi contro il 2019, oltre alle regioni di cui abbiamo detto emerge anche l’Emilia Romagna (+39% contro il +22% generale) e probabilmente si potrebbe parlare della Toscana (+25%). Se confrontato con il totale, il Veneto rappresenta il 36% dell’export italiano, seguito dal Piemonte e dalla Toscana con il 16% ciascuno.
    L’altra statistica va invece nel dettaglio dei 5.25 miliardi di euro di export di vino fermo in bottiglia, concentrandosi sull’origine del vino di alcune regioni e tipologie. Dunque le DOC sono 2.7 miliardi di euro e sono stabili, i vini IGT sono 1.4 miliardi di euro e +8%, i varietali come sempre non contano niente mentre i vini comuni sono saliti da 759 milioni a 1 miliardo di euro, quindi +34%.
    Scavando nei dati emerge l’ottima prestazione dei vini rossi piemontesi (+13% a 384 milioni) e dei bianchi del Trentino (+16% a 272 milioni). Si nota uno spostamento nei vini bianchi dalla categoria DOP alla categoria IGT (-10% contro +19%), mentre l’andamento dei vini rossi, meno marcato è più coerente tra le categorie.
    Vi lascio alle tabelle e ai grafici.

    Se siete arrivati fin qui……ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco More

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    Importazioni di vino in Italia – aggiornamento 2022

    Le importazioni di vino in Italia sono cresciute quasi del 20% nel 2022 al livello record di 513 milioni di euro. Tale incremento va però contestualizzato correttamente: primo, a fronte di tale incremento i dati di UN Comtrade registrano un calo di quasi il 30% dei volumi (2.2 milioni di ettolitri) rispetto a un anomalo dato del 2021. Si tratta quindi di un incremento determinato unicamente dalla dinamica dei prezzi. Secondo, il commercio mondiale di vino ha comunque avuto un “super-anno” nel 2022 in termini di crescita, tanto che le nostre esportazioni sono cresciute del 10% circa. Mettendo import e export insieme si determina la bilancia commerciale, che migliora ulteriormente passando da 6.7 a quasi 7.4 miliardi di euro, dato che questi 83 milioni di euro di importazioni aggiuntive sono stati spazzati via dagli oltre 700 milioni di euro di maggiori esportazioni. La geografia delle nostre importazioni di vino è molto chiara da diversi anni ormai: si importa Champagne (con una crescita incredibile negli ultimi 2 anni, manco avessimo tutte ‘ste cose da festeggiare) e vino in bottiglia dalla Francia, e questo da più del 70% del totale, poi vino sfuso dalla Spagna altro 15-20% circa del totale, e poco più. Bene, passiamo a un commento dei dati.

    Le importazioni di vino in Italia nel 2022 sono state 513 milioni di euro, di cui 313 milioni di euro di vini spumanti (+36%), 101 milioni di vino fermo in bottiglia (+9%) e 86 milioni di euro di vino sfuso (il totale non torna essendoci alcuni altri prodotti marginali come mosti e via dicendo).
    In termini di volumi dopo il forte incremento del 2021 (oltre 3 milioni di ettolitri) la situazioni torna “quasi normale” con 2.2 milioni di ettolitri, di cui 1.73 milioni di vini sfusi, 187 mila ettolitri di vini in bottiglia e 120mila ettolitri di vini spumanti.
    Ovviamente è la Francia a guidare la classifica in valore, date le importazioni di 303 milioni di vini spumanti (+50%, incredibile, ossia +80% rispetto al 2019) e 54 milioni di euro di vini in bottiglia. Dopo i 368 milioni di euro francesi (+44%, da arrotondare con sfusi e altro) ci sono gli 88 milioni della Spagna, -8%, poi il Portogallo, con 12 milioni di euro e +46% e la Germania con 10 milioni, -57% ma dopo un fortissimo 2021.
    Come vedete tutti numeri molto volatili… vi lascio alle tabelle e ai grafici.

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    Concha y Toro – risultati 2022

    I danni dell’inflazione sui costi si sono fatti sentire in modo ancora più marcato nei risultati del secondo semestre di Concha y Toro, portando gli utili indietro di qualche anno nonostante l’aumento delle vendite e costringendo il management a “ritirare” in qualche modo gli obiettivi di profitti e margini sul fatturato a suo tempo comunicati al mercato. Il produttore che ha fatto del Casillero del Diablo il suo cavallo di battaglia per aggredire la fascia alta del mercato ha chiuso il 2022 con un fatturato record di 871 miliardi di peso (960 milioni di euro circa), +4% nonostante un calo dei volumi del 10% circa, ma ha largamente mancato l’obiettivo di 140 miliardi di utile operativo, chiudendo a 104. Il margine è dunque sceso di 4 punti percentuali rispetto al 2021, dal 19% al 15% circa, di cui 1 punti perso sul margine industriale (stabile in valore assoluto) e invece ben 3 punti sui costi operativi. Come dicono giustamente nei “closing remarks”, la strategia 2018-22 di “premiumizzazione” ha funzionato ma adesso è ora di rimettere l’azienda su un percorso di crescita per ritrovare leva operativa. Oltretutto, il rallentamento dei volumi ha riempito il magazzino, portando il debito a 322 miliardi di peso, con una leva salita a 2.4 volte l’EBITDA, il livello più alto dal 2019 a questa parte. L’azione in borsa ha pagato pegno: le azioni sono scese pesantemente, riportando l’azione ben sotto i livelli pre-Covid. Bene, anzi male. Passiamo a un’analisi più dettagliata dei conti, per intanto.

    Le vendite crescono del 4% a 871 miliardi di peso, sostenute soprattutto dalle esportazioni dal Cile (581 miliardi contro 553), mentre le vendite nel mercato locale sono stabili (96) e quelle locali in USA (crescono marginalmente a 130 miliardi). Per i 4 principali mercati di esportazioni, gli USA sono a +3%, il Brasile è stabile, il Regno Unito cala del 3%. La strategia premium tiene, con la parte ultrapremium a +33% e la Superpremium a +10%.
    Come abbiamo detto i volumi calano del 10-11%, mentre la differenza al +4% la fanno gli incrementi dei prezzi e l’effetto favorevole del cambio (svalutazione del peso cileno).
    I margini li abbiamo già analizzati sopra: l’impatto è soprattutto dovuto all’effetto dell’inflazione sui costi operativi e della forte svalutazione del peso cileno che ha gonfiato i costi in dollari americani.
    Il debito ritorna a 322 miliardi di peso e la leva a 2.4 volte, dopo due anni intorno a 1.5.
    Vi lascio alle tabelle e ai grafici del post.

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    La produzione di vino in Italia nel 2022 – dati definitivi ISTAT

    ISTAT ha prodotti i dati definitivi sulla produzione di vino italiana nel 2022, che differiscono in modo piuttosto significativo (5 m/hl) dal primo lancio. Come vedete dal grafico sopra la differenza rispetto al post pubblicato con i dati preliminari si concentra nel segmento dei vini bianchi, che con 31m/hl prodotti restano stabili rispetto alla produzione totale, e alla produzione di vini DOC, per cui vale la medesima conclusione.
    Vale la pena di sottolineare che ho chiesto conto a ISTAT di questa revisione e del fatto che i nuovi dati siano molto differenti dalle previsioni Assoenologi (non ho ancora vista niente pubblicato da MIPAAF): la risposta dell’ente è stata la seguente: “I dati diffusi a marzo, definitivi 2022, vengono raccolti attraverso la rilevazione “Stima delle superfici e produzioni delle coltivazioni agrarie, floricole e delle piante intere da vaso” che viene eseguita dall’Istat attraverso la collaborazione delle Regioni e delle Province autonome (Assessorati Agricoltura e Uffici di statistica) che trasmettono mensilmente, in forma di previsione di semina, previsione, dato provvisorio e definitivo secondo la coltura di riferimento, e a livello provinciale, le informazioni. Considerata la peculiarità della rilevazione (che viene svolta in ottemperanza al Regolamento n. 543/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2009, relativo alle statistiche sui prodotti vegetali e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 837/90 e (CEE) n. 959/93), per l’esecuzione delle rilevazioni in oggetto, gli Uffici di statistica delle regioni si avvalgono della collaborazione di esperti di settore al fine di garantire una migliore qualità delle informazioni raccolte. Non conosco le fonti e modalità di rilevazione degli altri enti ma credo che come l’ISTAT possiamo vantare dell’ufficialità delle nostre informazioni. Nel caso specifico le posso motivare l’aumento del dato di produzione del vino, rispetto al nostro stesso dato provvisorio, con la dichiarazione di alcune regione che, pur tenendosi prudenti nel dichiarare il dato, hanno poi con il definitivo indicato un aumento della produzione.”
    Passiamo a un commento dei dati ricordandovi che maggiori dettagli sono disponibili nella sezione Solonumeri del blog.

    Con 54m/hl di produzione di vino in Italia, la vendemmia 2022 è di ben il 14% sopra la media decennale di 47m/hl. Con 31.2m/hl, sono i vini bianchi ad avere una produzione più significativa, toccando il 58% del totale, 20% sopra la media storica (influenzata dai vini spumanti), mentre per i vini rossi si tratta di una vendemmia del 7% sopra il livello storico.
    Dal punto di vista delle tipologie, la maggiore revisione ha riguardato i vini DOC, che hanno chiuso a 24.5m/hl, quindi il 25% sopra la media storica.
    Se guardiamo alle aree geografiche, il gap importante sulla produzione media si registra al sud, con 22.9 milioni di ettolitri al 21% sopra la media storica, mentre al Nord 25.3 m/hl e al centro (5.9) siamo rispettivamente il 10% e il 6% sopra la media decennale.
    Dal punto di vista delle regioni, sono stati rivisti in modo importante i dati di Sicilia (da 4.9 a 5.9m/hl) e Veneto (da 9.6 a 11.9m/hl) in particolare. Le conclusioni si quali regioni restano molto sopra la media non cambiano di molto: alla Puglia (+40%), Marche (+53%), Friuli (+35%) tra quelle con i dati rilevanti si aggiunge il Veneto (+20%), che tra l’altro resta la regione con la maggior produzione (secondo i dati preliminari nel 2022 sarebbe stata la Puglia).
    Sono invece inferiori alle medie storiche i dati di produzione in Umbria, Basilicata e Calabria.
    Buona consultazione. More

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    Esportazioni di vino Italia – aggiornamento gennaio 2023

    Buongiorno, oggi per chi ha voglia di leggere un po’ ho deciso di far commentare qualche tabella delle esportazioni italiane di gennaio a ChatGPT, giusto per farvi vedere quale tipo di risultato si può ottenere (in questo caso si tratta di ChatGPT montato sul motore Bing, che funziona in Italia). È un puro esercizio di “test” per capire dove stiamo andando a finire. Tornando a noi (e qui vi assicuro che sono io a scrivere!), le esportazioni di gennaio sono veramente poco significative per entità dei numeri nel contesto dell’anno, e in questo caso anche per quello che ci dicono i dati, ossia un valore stabile a 475 milioni di euro e di un calo del 4% del volume esportato, il che significa un incremento del prezzo medio di esportazione del 4.4% a 3.51 euro al litro. Stabili gli USA, cresce la Germania, giù Regno Unito (terzo mese consecutivo) e Canada (quarto mese consecutivo). Bene, ci sono tante tabelle, ma se siete curiosi di leggere che cosa vi avrebbe scritto ChatGPT (e non Marco Baccaglio), proseguite nella lettura!

    Eccoci. Questo di seguito in italico è quello che ha scritto la modalità creativa di Microsoft Bing sottoponendogli le tabelle del post… (a proposito, ho impiegato più tempo che scrivere il commento io stesso, giusto per la cronaca)
    Le esportazioni di vino italiano hanno mantenuto il valore record raggiunto nel 2021, con 7,875 miliardi di euro nei 12 mesi precedenti e una crescita dell’8,9% rispetto al 2022. La tipologia di vino più esportata è quella imbottigliata, con una quota del 66,7% sul totale e una crescita del 5,9% nei 12 mesi precedenti. Tuttavia, questa tipologia ha registrato una lieve flessione a gennaio 2023 (-2,1%) rispetto a gennaio 2022. La tipologia di vino che ha mostrato la maggiore crescita è quella degli spumanti, con un aumento del 17% nei 12 mesi precedenti e del 2,9% a gennaio 2023. Questa tipologia ha beneficiato soprattutto del successo del Prosecco sui mercati internazionali. La tipologia di vino che ha mostrato la minore crescita è quella dei frizzanti, con un calo dell’1,9% nei 12 mesi precedenti e una crescita appena dell’1,2% a gennaio 2023. Questa tipologia ha sofferto la concorrenza degli spumanti e dei vini fermi. Il prezzo medio delle esportazioni di vino italiano è aumentato del 10,9% nei 12 mesi precedenti e del 4,4% a gennaio 2023, segnando un valore di 3,51 euro al litro. Questo dato riflette la domanda di vini di qualità da parte dei consumatori stranieri.

    Gli Stati Uniti sono il primo mercato di destinazione del vino italiano, con una quota del 25,3% sul totale e una crescita dell’1,9% a gennaio 2023 e del 7,6% nei 12 mesi precedenti. La Germania è il secondo mercato di destinazione del vino italiano, con una quota del 17,3% sul totale e una forte crescita del 15,4% a gennaio 2023 e del 5,1% nei 12 mesi precedenti. Il Regno Unito è il terzo mercato di destinazione del vino italiano, con una quota dell’8,6% sul totale, ma ha subito una forte contrazione del 19% a gennaio 2023 e una modesta crescita del 4,6% nei 12 mesi precedenti. Il Canada e il Giappone sono i mercati che hanno registrato le maggiori perdite a gennaio 2023, con cali rispettivamente del 27,8% e del 33,4%, ma hanno comunque mostrato una crescita positiva nei 12 mesi precedenti (+7,4% e +23,6%). La Francia è il mercato che ha registrato la maggiore crescita a gennaio 2023, con un aumento del 34,7%, seguito dalla Russia con un +17,2%. Anche nei 12 mesi precedenti questi due mercati hanno mostrato una forte dinamica positiva (+27,9% e +14,8%).

    Le esportazioni di vino italiano in bottiglia hanno subito una lieve flessione a gennaio 2023 (-2,1%) rispetto a gennaio 2022, ma hanno registrato una crescita del 5,9% nei 12 mesi precedenti, confermando il valore record raggiunto nel 2021. Gli Stati Uniti sono il primo mercato di destinazione del vino italiano in bottiglia, con una quota del 25,2% sul totale e una leggera diminuzione dell’2% a gennaio 2023 e una crescita del 6,8% nei 12 mesi precedenti. La Germania è il secondo mercato di destinazione del vino italiano in bottiglia, con una quota del 18,9% sul totale e una forte crescita del 7,6% a gennaio 2023 e del 2,5% nei 12 mesi precedenti. Il Regno Unito è il terzo mercato di destinazione del vino italiano in bottiglia, con una quota del 6,6% sul totale, ma ha subito una leggera contrazione del 2,9% a gennaio 2023 e una crescita appena dello 0,5% nei 12 mesi precedenti. Il Canada e il Giappone sono i mercati che hanno registrato le maggiori perdite a gennaio 2023, con cali rispettivamente del 29,1% e del 33,7%, ma hanno comunque mostrato una crescita positiva nei 12 mesi precedenti (+5,5% e +24,5%). La Francia è il mercato che ha registrato la maggiore crescita a gennaio 2023, con un aumento del 47,4%, seguito dalla Belgio con un +6,1%. Anche nei 12 mesi precedenti questi due mercati hanno mostrato una forte dinamica positiva (+24,7% e +9,1%).

    Le esportazioni di vino spumante italiano hanno registrato una crescita del 2,9% a gennaio 2023 rispetto a gennaio 2022, e una crescita del 17% nei 12 mesi precedenti, confermando il trend positivo iniziato nel 2021 dopo il calo del 2020. Gli Stati Uniti sono il primo mercato di destinazione del vino spumante italiano, con una quota del 29,5% sul totale e una crescita del 12,5% a gennaio 2023 e del 13,9% nei 12 mesi precedenti. Il Regno Unito è il secondo mercato di destinazione del vino spumante italiano, con una quota del 14,5% sul totale, ma ha subito una forte contrazione del 33,2% a gennaio 2023 e una crescita modesta del 9,6% nei 12 mesi precedenti. La Germania è il terzo mercato di destinazione del vino spumante italiano, con una quota dell’8,4% sul totale e una forte crescita del 44,1% a gennaio 2023 e dell’8% nei 12 mesi precedenti. La Francia e la Lettonia sono i mercati che hanno registrato le maggiori crescite a gennaio 2023, con aumenti rispettivamente del 33,3% e del 91%, seguiti dalla Russia con un +13,4%. Anche nei 12 mesi precedenti questi tre mercati hanno mostrato una forte dinamica positiva (+26,9%, +101,1% e +27,1%). Il Canada e la Svezia sono i mercati che hanno registrato le maggiori perdite a gennaio 2023, con cali rispettivamente del 10,7% e del 10,9%, ma hanno comunque mostrato una crescita positiva nei 12 mesi precedenti (+17,9% e +2,7%). More

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    Vendite di vino per denominazione nella GDO Italiana – aggiornamento 2022

    Il Chianti resta il vino più venduto in Italia nella grande distribuzione anche nella nuova configurazione della ricerca (che ora include anche l’ecommerce), redatta da Circana, nuova veste della vecchia IRI. Il confronto con i dati del passato è diventato molto difficile ma ho lo stesso cercato di costruire un trend storico fatto delle variazioni percentuali delle vendite in euro, mentre invece per i volumi, il “salto” di un anno nel 2021 rende impossibile ricongiungere le serie. È questo il problema di queste statistiche “pubblicitarie” redatte in occasione del Vinitaly, nelle quali si fanno vedere i dati di breve termine senza occuparsi delle prospettive storiche. Ad ogni modo, i numeri che vedete oggi vi fanno rendere molto bene conto del trend di crescita dei vini bianchi (a proposito, ho escluso il Prosecco che da quest’anno viene incluso nella classifica), esemplificata dal grande successo del Vermentino, ma anche dal rimbalzo di un vino come il Muller Thurgau. Seconda considerazione: sono un po’ meno lanciati i vini rossi pugliesi, capaci comunque di una crescita a doppia cifra negli ultimi 5 anni, al pari del Vermentino. Vermentino che resta il prodotto fermo tra questi più venduti con il prezzo di vendita più elevato. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

    Come abbiamo già discusso qualche settimana fa le vendite di vino al dettaglio sono calate del 2% nel 2022. Con questo “spartiacque” possiamo quindi fare qualche calcolo su chi è andato meglio o peggio in Italia. E il risultato è che ci sono pochi che sono andati molto bene, e tanti sono andati leggermente peggio.
    Vale il leggermente peggio per il Chianti, che con 95 milioni di vendite resta in cima alla classifica, redatta includendo anche l’ecommere, ma cala del 3.6%. E’ vero per il Lambrusco che per la seconda volta in tantissimi anni non è più il numero 2 della classifica ma il numero 3, con un calo del 4% a 60 milioni di euro. Ma lo stesso vale per Barbera, Primitivo (dopo la grande corsa degli ultimi anni), Nero d’Avola, Bonarda, Sangiovese.
    Nel 2022 salgono soltanto il Vermentino, +10%a 69 milioni e il Muller Thurgau, +6% a 51 milioni di euro.
    Vi propongo poi la solita matrice volumi prezzi, dove potete vedere il posizionamento dei prodotti, con il Vermentino in cima a quella dei prezzi e il Chianti con il Lambrusco a quella dei volumi, mentre si nota come il Primitivo si stia caratterizzando sempre di più per essere l’alternativa al Chianti nella sua fascia di prezzo.
    Vi lascio alle tabelle e al grafico animato.


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