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    Soave tra Identità e competitività

    È stato approvato, all’unanimità dal Consorzio, il “Progetto Identità Soave”, ovvero l’insieme di direttive e di buone pratiche che sono state adottate all’interno della denominazione del Soave, fra cui: la riduzione delle rese per ettaro, l’aumento al 30% delle verifiche da parte dell’ente di certificazione SIQURIA, maggiore attenzione all’ambiente, forte responsabilità della base produttiva e massima tutela dei consumatori.

    Dopo aver deliberato nella scorsa estate la sospensione degli impianti ai fini della rivendica per i vigneti realizzati dopo il 31 luglio 2023 e un blocco rivendica per le stagioni 2023 e 2024, è stata approvata nella seduta assembleare di fine dicembre la riduzione delle rese per ettaro previste dal disciplinare per tutte le produzioni Doc Soave. A seguire è stato inoltre collegialmente deciso un aumento al 30% delle verifiche da parte dell’organismo di certificazione SIQURIA sul rispetto della resa massima consentita: col 2024 quindi il 30% dei viticoltori della denominazione verrà ispezionato dall’ente di certificazione nel periodo di presenza del grappolo sulla pianta al fine della stima della resa potenziale del vigneto e del rispetto dei nuovi limiti produttivi stabiliti.

    Tali scelte in materia di gestione delle produzioni posizionano di fatto oggi il Soave tra le prime denominazioni italiane per percentuale di controlli effettuati in vigneto.

    Appoggio totale da parte della Regione del Veneto per la quale la DOC Soave è e rimane un asset strategico di fondamentale importanza.

    L’obiettivo a cui si punta con queste misure di gestione della denominazione è quello di porsi in maniera tonica rispetto ai mercati, in Italia e all’estero, proponendo un vino marcatamente identitario dal punto di vista del vigneto e del terroir, grazie a pratiche agricole condivise in grado di gestire la naturale esuberanza produttiva della Garganega. 

    Una scelta dal forte impatto non solo qualitativo, ma anche etico: dosare con lungimiranza la produttività dei vigneti significa di fatto ridurre l’apporto energetico nella loro complessiva gestione, dal vigneto alla cantina, in primis in termini di risorse idriche.

    Forte poi il senso di responsabilità nei confronti dei consumatori che avranno così la certezza di acquistare vini frutto di un importante lavoro di controllo e di selezione.

    Una misura, adottata oggi, che diventa strategica anche per i viticoltori: a partire da adesso potranno già effettuare i lavori di potatura programmando e decidendo fin da subito quali sono i vigneti più vocati da destinare alla produzione di Soave e quali invece ad altre tipologie.

    Sandro Gini

    «Quello che abbiamo posto in essere – evidenzia Sandro Gini, presidente del Consorzio di Tutela del Soave – è un insieme di misure che, da circa due anni, mirano ad una forte riorganizzazione interna sul fronte della produzione col risultato di garantire al consumatore finale vini frutto di una severa selezione, in grado di distinguersi per l’elevata qualità. È una risposta importante che come denominazione intendiamo dare ai mercati che, oggi più che mai, ricercano vini fortemente identitari, con una gradazione alcolica non troppo spinta».

    Per il Soave un richiamo ad essere semplicemente se stesso. Da qui il nome di Progetto Identità Soave.

    «La Garganega, madre del Soave, è un’uva generosa e per tale ragione va dosata la sua naturale esuberanza. Se coltivata con lungimiranza e intelligenza non ha nulla da invidiare a vitigni come lo Chardonnay o il Sauvignon e non deve temere il confronto con le varietà aromatiche. Il Soave  – conclude Gini – si caratterizza proprio per la sua “lievità olfattiva” che varia a seconda delle zone di produzione ma proprio questa sua caratteristica può dar vita ad una complessità affascinante, sostenuta dalla naturale vocazione di questo grande bianco veronese ad evolvere nel tempo». LEGGI TUTTO

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    Nasce a Vittoria l’Enoteca Regionale di Sicilia – sede del Sud-Est

    L’ufficializzazione è avvenuta questa mattina nella Sala degli Specchi “Ubaldo Balloni” di Palazzo Iacono alla presenza del Sindaco Francesco Aiello, dell’assessore ai Beni Culturali, Paolo Monello, del dirigente del Comune, Giorgio La Malfa del Presidente del Consorzio Cerasuolo di Vittoria, Achille Alessi e del segretario Generale del Comune, Anna Maria Carugno.  Dell’associazione fanno parte il Comune di Vittoria, il Consorzio di tutela dei vini Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria Doc, diversi produttori vitivinicoli e le associazioni di categoria. Saranno loro a gestire l’Enoteca Regionale di Sicilia – sede Sud Est. Questa enoteca è stata istituita dalla legge regionale n.13 del 2022 e avrà sede nello storico Palazzo Carfì a Vittoria, in via dei Mille n.131.L’associazione si occuperà della valorizzazione dei vini di qualità dell’isola e del territorio, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo rurale e la conoscenza del patrimonio agricolo, ambientale e culturale siciliano. In risposta alla manifestazione di interesse pubblicata nei mesi scorsi per partecipare all’associazione, i produttori vitivinicoli saranno protagonisti, in linea con la normativa che istituisce l’enoteca regionale.

    Il loro ruolo sarà presentare una selezione dei vini regionali, promuoverne la conoscenza e il consumo attraverso attività di degustazione e vendita, organizzare corsi formativi e promuovere la cultura vitivinicola. L’associazione “Enoteca Regionale Siciliana – Sede Sud Est” collaborerà con il Comune di Vittoria per l’attuazione del progetto regionale, che prevede la definizione di un polo d’eccellenza vitivinicola strettamente collegato al Consorzio del Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria Doc, ad altri enti istituzionali, associazioni e imprese del settore. Tra gli obiettivi vi è la realizzazione di un’esposizione permanente dei vini Docg, Doc e Igt della Sicilia, la promozione tramite corsi di formazione e degustazioni pubbliche, la diffusione dei vari “terroir” del vino, la creazione di workshop tra operatori di settore e giornalisti specializzati, nonché iniziative di informazione ai consumatori e organizzazione di missioni incoming per valorizzare le produzioni vitivinicole.

    Una parte delle attività sarà dedicata all’organizzazione di eventi culturali in abbinamento ai vini. La Regione ha assegnato al Comune di Vittoria fondi pari a 200 mila euro per la realizzazione delle varie attività destinate all’Enoteca regionale, che includono anche la creazione di una “cantina riserva” rappresentativa dell’offerta enologica siciliana. Sarà attivato un portale web e relativi canali social per diffondere ulteriormente gli obiettivi tra i winelovers e i futuri consumatori.L’assemblea ha eletto Silvio Balloni Presidente della costituenda Enoteca Regionale di Sicilia – Sede del Sud Est e Vicepresidente Roberta Sallemi. LEGGI TUTTO

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    Al via l’ottava edizione di Grandi Langhe 2024

    di Luciano Pavesio

    L’ottava edizione di Grandi Langhe supera quota 300 cantine presenti negli spazi delle OGR Torino lunedì 29 e martedì 30 gennaio per presentare in degustazione l’anteprima delle nuove annate in commercio delle DOCG e DOC di Langhe e Roero ai professionisti del mondo del vino.

    Buyer, enotecari, ristoratori e importatori internazionali saranno presenti alla più grande degustazione dedicata alle denominazioni di Langhe e Roero dalle 10 alle 17 presso la Sala Fucine delle OGR Torino in Corso Castelfidardo 22.Una significativa presenza di produttori (elenco disponibile sul sito www.grandilanghe.com) presenteranno le proprie etichette nei suggestivi spazi delle OGR Torino, luogo strategico confermato per il terzo anno di seguito per rimarcare la crescita nazionale e internazionale della manifestazione e consolidare il rapporto con la città di Torino.

    Migliora così di anno in anno la rappresentatività all’evento delle aziende vinicole di Langhe e Roero che raggiungono quest’anno cifra tonda e coprono quasi la totalità delle aziende associate al Consorzio.Dopo aver avuto come ospiti il Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, quest’anno la novità sarà la partecipazione attraverso un grande banco d’assaggio del Consorzio Alta Langa. 

    Confermata quindi l’intenzione è quella di tendere la mano ad altri territori per rappresentare al meglio l’intera regione vitivinicola piemontese.Ad apertura della due giorni, verrà organizzata la terza edizione di “CHANGES” che tratterà il tema ‘Langhe (not) for sale’ attraverso la presentazione della ricerca svolta quest’anno dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e che ha coinvolto più di 200 cantine delle Langhe proprio per approfondire il tema del cambio generazionale e l’interesse di capitali stranieri nei confronti delle nostre zone.L’evento si svolgerà lunedì 29 gennaio dalle 11 alle 12.30 nel Duomo delle OGR Torino. (Per partecipare scrivere a comunicazione@langhevini.it) LEGGI TUTTO

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    Al via il nuovo progetto “Wine Performance” dedicato all’aggiornamento continuo delle imprese

    Da lunedì 5 febbraio a mercoledì 7 febbraio 2024, nelle sale della bellissima e identitaria Villa Reale di Monza Viale Brianza, 1, (Monza-Milano), buyers provenienti da tutto il mondo porteranno le trattative commerciali con una selezione di aziende vitivinicole italiane con la distintiva formula dei one-to-one meeting. Nel corso della tre giorni, riservata esclusivamente agli operatori di settore, si svolgeranno incontri tra produttori e buyer creati su misura, tasting, masterclass e una serata di gala, declinandoli ulteriormente nell’innovativo approccio “human to human per consolidare i rapporti e creare partnership durature tra stakeholders.

    L’evento internazionale, completamente improntato sulla promozione e sull’export del Made in Italy vitivinicolo, torna con suoi incontri in formula one-to-one che hanno visto nelle precedenti edizioni la partecipazione di 80 aziende vitivinicole da tutta Italia, 80 buyer esteri e circa 40 giornalisti italiani e stranieri, e lancia un nuovo progetto “Wine Performance” dedicato all’aggiornamento continuo delle imprese costruendolo in collaborazione con l’Accademia della Vite e del Vino.

    Questi i punti di forza del format Italian Taste Summit – fondato e guidato da Joanna Miro, economista, marketer, broker, titolare dell’omonimo brand e CEO del gruppo Wine Global Aspect-WGA – che l’hanno reso il punto di riferimento per l’internazionalizzazione tailored made del vino italiano.

    Proprio il costante rapporto operativo sui mercati internazionali ha consentito e consente a Joanna Miro di rilevare e portare alla luce ogni dinamica ed evoluzione nelle logiche di marketing e vendita che prendono sopravvento e diventano dominanti sui mercati.

    “Sull’esperienza delle scorse edizioni dell’ITS cui ogni conferenza-seminario ha suscitato grande interesse da parte delle cantine partecipanti e a seguito del successo dei quattro seminari formativi proposti alla precedente edizione del 2023, e dai successivi ragionamenti in tema con l’Accademia Italiana della Vite e del Vino-AIVV – illustra Joanna Miro – è scaturita l’idea di unire le identità, quella innovativa di approccio human2human dell’Italian Taste Summit con il prestigio e la storicità della AIVV per una collaborazione che si concretizzerà nel format “Wine Performance” e dunque nell’organizzazione di seminari di aggiornamento permanente per le imprese del settore vitivinicolo sui temi di grande attualità e importanza per il comparto. Ho per questo avviato un percorso finalizzato a un accordo tra Wine Performance, di proprietà dell’ITS nonché fucina di formazione tecnica e consulenza per le aziende, e l’Accademia”.

    Joanna Mirò_ ITS

    “L’Accademia della Vite e del Vino – sottolinea Rosario Di Lorenzo dell’Università di Palermo che ne è presidente – per sua stessa natura è vicina al mondo della produzione, avendo tra i soci oltre che ricercatori anche imprenditori e altre componenti del mondo vitivinicolo. La domanda di formazione viene da più parti e interessa tutti i segmenti della filiera in considerazione del diverso livello di aggiornamento. Una risposta potrà venire dalla collaborazione tra l’Accademia della Vite e del Vino e WinePerformance/Italian Taste Summit”.

    I seminari saranno aperti a tutti gli attori della filiera – dall’azienda di produzione alle diverse figure della commercializzazione, fino ai comunicatori e ai giornalisti – con possibilità di frequenza anche da remoto. Verteranno sulle innovazioni in viticoltura ed enologia, sulla gestione aziendale, la legislazione e la fiscalità di settore e sul neuroselling.

    È evidente che in un contesto fortemente competitivo in cui la relazione commerciale è un elemento critico, sapere quali soluzioni e comportamenti sono più funzionali per il successo della vendita diventa strategico. “La dimensione del rapporto  human-to-human, che in neuroscienze si traduce in ‘brain to brain’, è fondamentale – illustra a questo proposito Vincenzo Russo, professore di neuromarketing alla IULM. Con le conoscenze di neuromarketing e le tecniche di neuroselling, disciplina che considera centrali le funzioni del cervello e il rapporto della mente umana con le emozioni e le scelte nei processi di vendita, coloro che si trovano in una condizione di concertazione e negoziazione potranno diventare più efficaci ed efficienti, aumentando le vendite e mandando in soffitta conoscenze obsolete che non servono più a nulla”.

    “I seminari – spiega Davide Gaeta, professore all’Università di Verona, consigliere e tesoriere dell’AIVV- saranno incentrati sulle principali acquisizioni della ricerca a partire dal vigneto fino ai mercati. L’approccio sarà applicativo per dare alle aziende e ai territori strumenti concreti per affrontare le criticità incontrate dal settore vitivinicolo”.

    Contatto per la stampa: Clementina Palese, giornalista professionista

    Mail: ItalanTasteSummit2024

    INFO E RIFERIMENTI

    IL FORMAT ITALIAN TASTE SUMMIT – Ispirato dai più grandi summit stranieri e forte dell’esperienza consolidata negli anni, Italian Taste Summit connette una selezione di aziende vitivinicole italiane con decine di buyers e operatori del settore provenienti da tutto il mondo, realmente interessati all’import delle produzioni italiane. Italian Taste Summit ha generato negli anni circa 4 mln di fatturato, oltre 220  trattative in sede e oltre 600 trattative di export dopo ciascuna edizione, posizionandosi tra i più importanti eventi di internazionalizzazione in Italia per importanza nel settore Wine&Beverage e unico format improntato all’export con ingresso riservato ai soli operatori del settore. La distintiva formula dei one-to-one meeting – declinata secondo l’innovativo approccio “human to human” – finalizzata a consolidare i rapporti e creare partnership durature tra stakeholder ha reso Italian Taste Summit il punto di riferimento per l’internazionalizzazione tailored made del vino italiano.

    JOANNA MIRO IDEATRICE E ANIMA DI ITALIAN TASTE SUMMIT

    Italian Taste Summit è il punto di riferimento per l’internazionalizzazione tailored made del vino italiano ed è nato nel 2019 da un’idea di Joanna Miro. Economista, marketer, broker e titolare dell’omonimo brand e AD del gruppo Wine Global Aspect, da oltre 15 anni Joanna è dedita al mondo del vino e all’approfondimento costante della conoscenza specifica del mondo enogastronomico italiano. La passione e la curiosità dedicata alla scoperta di piccole realtà vitivinicole, di vitigni rari e autoctoni e di tecnologie di produzione rare ed antiche hanno fatto di Joanna l’Ambassador dei vini Made in Italy nel mondo, distinguendosi per la profonda conoscenza dei processi gestionali delle realtà vitivinicole e la competenza nel posizionamento del brand nei mercati esteri e collaborando con i brand italiani più importanti e prestigiosi.

    Italian Taste Summit

    Via G. Marconi, 53 Residence Sorgente Milano 3 – Basiglio (MI)

    italian.taste.summit@joannamiro.com

    www.italiantastesummit.com

    Social:

    Instagram: https://www.instagram.com/italian.taste.summit/ LEGGI TUTTO

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    È nata l’associazione Piwi Italia

    PIWI Italia diventa ufficialmente un’associazione. Dopo la firma dello statuto durante l’evento nazionale Vini PIWI a Venezia all’Hotel Carlton on the Gran Canal di Venezia, l’associazione PIWI Italia, nata con lo scopo di promuovere vitigni resistenti alle malattie fungine e produrre vini sempre meno impattanti, è stata formalmente costituita e terrà la sua prima assemblea in primavera. L’atto costitutivo è stato registrato all’Agenzia delle Entrate venerdì 12 gennaio. Decisa anche la sede di PIWI Italia che sarà presso la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (TN).

    Le viti Piwi (“pilzwiderstandsfähig” in tedesco) sono incroci naturali tra vinifere europee e altre vitis di origini americane e/o asiatiche portatrici dei geni della resistenza e quindi sono piante in grado di difendersi da sole dalle principali malattie della vite. Questo significa maggior eco-compatibilità con l’ambiente circostante, maggior tutela della salute del consumatore, miglioramento della qualità di vita di chi lavora in vigna e di chi abita intorno al vigneto e riduzione delle emissioni di CO2 per un vino sano per chi lo acquista e lo beve.

    Il neo presidente di PIWI Italia Marco Stefanini firma lo statuto

    Il neo presidente di PIWI Italia è Marco Stefanini, responsabile dell’Unità di Genetica e Miglioramento Genetico della Vite presso il Centro di Ricerca ed Innovazione della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (TN). Il vice presidente è Riccardo Velasco, direttore del Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia (CREA-VE) di Conegliano. Le due nomine rappresentano il trait d’union tra due tra i più importanti istituti di ricerca presenti nel nostro Paese e questo binomio rafforza la mission di PIWI Italia in quanto la ricerca per il miglioramento genetico, inserendo i geni della resistenza nelle varietà di vite da vino, apre nuovi e importanti scenari per la viticoltura italiana. I soci fondatori sono i presidenti delle associazioni Piwi regionali oggi esistenti: Daniele Piccinin dell’Azienda Agricola Le Carline di Pramaggiore (Ve) per il Veneto, Thomas Niedermayr della tenuta Hof Gandberg di Appiano sulla Strada del Vino per l’Alto Adige, Antonio Gottardi della Cantina La-Vis e Valle di Cembra per il Trentino, Stefano Gri della Cantina Trezero di Valvasone (Pn) per il Friuli Venezia Giulia, Alessandro Sala di Nove Lune di Cenate Sopra (Bg) per la Lombardia e PierGuido Ceste dell’omonima azienda di Govone (Cn) per il Piemonte.

    «Gli obiettivi della nuova associazione – spiega il neo presidente di PIWI Italia Marco Stefanini – sono di far conoscere ed ampliare la conoscenza delle varietà resistenti e far pressione, anche a livello politico, affinché altre regioni le autorizzino nel rispetto delle peculiarità regionali. Sicuramente l’impiego di varietà resistenti rende la pratica agronomica più sostenibile dato che le resistenze sono di tipo naturale. Quello che cerchiamo di sviluppare a livello scientifico è una maggiore variabilità. Sono iscritte nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite circa 600 varietà di Vitis vinifera, le 36 Varietà Resistenti attualmente presenti nel Registro Nazionale non possono sostituire 600 genotipi. La nostra attività di ricerca avrà proprio lo scopo di mettere a disposizione dei viticoltori un numero sempre maggiore di varietà resistenti per poter valorizzare al meglio il proprio territorio con quelle più adatte».

    I vini Piwi sono un fenomeno che sta crescendo in tutta Europa in dimensioni e qualità, ora anche in nel nostro Paese grazie alla nascita ufficiale dell’associazione PIWI Italia che raggruppa tutti i produttori di varietà resistenti del territorio nazionale. «E’ un momento storico per la viticoltura italiana – continua Stefanini -. Chiunque inizi a piantare varietà resistenti può iscriversi all’associazione che di fatto conta ormai più di 250 produttori italiani». Il nostro Paese ha avuto un percorso diverso dagli altri Stati europei perché l’impiego delle varietà resistenti nei vigneti non sono state autorizzate a livello nazionale. L’Italia ha delegato le regioni e alcune, come il Veneto, si sono subito adoperate per mettere a dimora questi vigneti. Hanno poi dato l’autorizzazione ai viticoltori di piantare le varietà PIWI: il Trentino, l’Alto Adige, la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, il Piemonte (le regioni fondatrici insieme al Veneto), l’Emilia Romagna, le Marche, l’Abruzzo, il Lazio e la Campania. In termini di numeri il Veneto è la regione che la fa da padrone seguita dal Friuli-Venezia Giulia, ma con la metà delle varietà autorizzate rispetto al Veneto.

    La viticoltura, sebbene rappresenti solamente il 3% della superficie agricola europea, utilizza il 65% di tutti i fungicidi impiegati in agricoltura, ovvero 68 mila tonnellate/anno (fonte Assoenologi/Vini e Viti Resistenti). La diffusione massiccia di agenti patogeni, arginati da pesanti interventi chimici per non compromettere i raccolti, cozza oggi sempre di più con la nuova concezione socio-economica di transizione ecologica, di salubrità e di salvaguardia degli ambienti e quindi in questo contesto fare viticoltura convenzionale diventa sempre più complicato. Da qui la mission di PIWI Italia: la ricerca di varietà nuove, diverse e resistenti per garantire un futuro sostenibile e sano alle attività agricole come    chiave di volta per il rispetto del vigneto, di coloro che vi operano e del vino che verrà.

    Bisogna poi considerare che i cambiamenti climatici attualmente in corso porteranno alla necessità di individuare nuove varietà che meglio si adattino alle mutate condizioni. LEGGI TUTTO

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    I Virtual Tasting del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg

     Il nuovo anno si apre con la pubblicazione del calendario degli appuntamenti della terza edizione di Virtual Tasting organizzati dal Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg. Dopo il successo delle tre precedenti edizioni che hanno visto la partecipazione di numerosi produttori e circa 330 wine lovers provenienti da tutto lo stivale, il Consorzio ha voluto riproporre l’iniziativa completa: 5 nuovi appuntamenti che vedranno il coinvolgimento di 15 aziende del territorio e che accompagneranno gli appassionati da gennaio ad aprile. L’interesse è stato sin da subito così importante che il primo appuntamento fissato al 18 gennaio, è andato immediatamente sold out sul sito del Consorzio. Un segnale che conferma la volontà del pubblico di approfondire la conoscenza della Denominazione attraverso un’immersione virtuale nel territorio attraverso la degustazione guidata da esperti del settore come Cristina Mercuri – Dip WSET, Wine Educator e Presenter per i primi tre appuntamenti, e Filippo Bartolotta, Sommelier e Wine Expert per gli ultimi due in programma.

    Tutti gli incontri vedranno la partecipazione attiva dei produttori che insieme ai moderatori condurranno i partecipanti nel mondo delle bollicine più note e amate al mondo, sfatando i falsi miti per fare chiarezza sulla Denominazione, a partire dalla sua collocazione all’interno della piramide qualitativa, fino a raccontarne le caratteristiche peculiari che lo rendono uno spumante Superiore. Questi ultimi sono gli argomenti attorno ai quali ruota questa terza edizione di Virtual Tasting.

    Le diverse date si differenziano per gli argomenti trattati, che spaziano dall’ABC del Conegliano Valdobbiadene, alle varie tipologie, tra cui il fiore all’occhiello, il Superiore di Cartizze e Le Rive, menzioni geografiche a tutela della qualità, ma ci sarà anche un episodio interamente dedicato ai nuovi volti della Denominazione, per ascoltare il punto di vista dei giovani produttori e uno rivolto ai piccoli produttori “eroici” del Conegliano Valdobbiadene.

    Il calendario dei virtual tasting

    Tutti gli appuntamenti sono pensati in ottica conviviale, ovvero il consumatore sarà invitato a condividere la degustazione guidata in diretta con amici e parenti, tra un calice di Conegliano Valdobbiadene e un racconto direttamente dal vigneto. Per ognuno degli appuntamenti i partecipanti riceveranno un cadeau: il kit completo di tre bottiglie, indicazioni per il servizio e consumo, e materiali utili ad intraprendere insieme questa esperienza di degustazione; il tutto sarà contenuto nella scatola firmata Controversa che rimontata al contrario diventa un contenitore illustrato da conservare. L’obiettivo è quello di lasciare un ricordo dell’esperienza vissuta con un occhio di riguardo sempre rivolto alla sostenibilità: non generare rifiuti in eccesso, così che anche per il packaging dei vini si è optato per il cartone anziché il polistirolo.

    Per maggiori informazioni e per acquistare le esperienze virtuali: https://www.prosecco.it/it/virtual-tasting/ LEGGI TUTTO

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    Ci sono novità per la Denominazione di Origine Valdarno di Sopra

    Il 16 maggio 2023 si teneva, presso l’anfiteatro del Borro a San Giustino Valdarno, la prima edizione del “Valdarno di Sopra day”, manifestazione fortemente voluta e organizzata dal Consorzio Valdarno di Sopra Doc. Tra tutte le riflessioni  proposte nel corso di quella giornata, sicuramente la più ambiziosa e di fatto non immediatamente realizzabile, riguardava l’obbligo di inserimento del biologico nel disciplinare per la produzione dei vini facenti parte della Doc Valdarno di Sopra. L’idea di riferimento è mutuata dalla DO Cava, dove il consorzio spagnolo ha inserito il biologico in disciplinare come obbligatorio per la fascia più alta della sua produzione.

    Già in quella sede, la Dott.ssa Roberta Cafiero in rappresentanza del Ministero dell’Agricoltura sottolineava come a livello normativo la strada da percorrere sia abbastanza impervia, non perché l’idea non fosse condivisibile, anzi, assolutamente virtuosa,  ma il punto cruciale è che la Denominazione di Origine è una denominazione di prodotto, mentre quella del biologico è una certificazione di metodo e metterle entrambe come condizioni obbligatorie non è normativamente semplice. Tuttavia Cafiero lasciava una porta aperta per un costruttivo confronto sul tema.

    Oggi, a riprendere il filo del discorso e riaccendere una luce sull’ambizioso progetto del Consorzio Valdarno di Sopra Doc arriva un importante notizia. Dopo cinque anni si è concluso il 21 dicembre scorso con la valutazione positiva del Comitato Nazionale Vini l’iter delle modifiche al disciplinare della D.O. Valdarno di Sopra.

    È stata allargata la zona di produzione alla parte fiorentina del Valdarno di Sopra e parallelamente abolite le sottozone, riportando così ad unicità un territorio storicamente, naturalmente e ampelograficamente unito.

    È stata rafforzata la scelta di essere una denominazione di territorio e di monovitigno, con l’inclusione di diverse tipologie autoctone, accentuando in questo modo la caratteristica di valorizzazione del legame con il territorio, la sua storia, le sue tradizionali coltivazioni e professionalità.

    Sono state meglio identificate le basi ampelografiche del Valdarno di Sopra rosso e bianco, dando in questo modo maggiori potenzialità ai produttori.

    Infine è iniziato il processo di maggiore caratterizzazione e crescita dei vini con menzione “vigna” prevedendo per questi gli stessi valori analitici dei vini riserva. Una scelta in linea con la profonda convinzione dei produttori del Valdarno di Sopra che il futuro debba essere basato sulla qualità che si ritrova nei vigneti migliori, per quella loro composizione di terreno, posizione, base ampelografica, modalità di allevamento. Le vigne più pregiate che vengono iscritte e controllate, come previsto dalle norme, e che producono vini che solo al termine dei processi di cantina, anche questi controllati e certificati, possono fregiarsi della menzione “vigna”. Un primo passo per una caratterizzazione dei vini “vigna” che il Consorzio intende proseguire, Infatti sono state già presentate a Regione e Ministero le ulteriori modifiche, tra cui quella dell’obbligo per i vini con menzione “vigna” dell’utilizzo di uve biologiche, che andrebbe in parte nell’ottica della realizzazione dell’ambizioso progetto del Consorzio Valdarno di Sopra, ovvero dell’uso del biologico per i vini più pregiati della Doc Valdarno di Sopra. Non resta che rimanere sintonizzati in attesa di novità. LEGGI TUTTO

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    Consorzio di Tutela Vini DOC Cirò e Melissa avanti tutta

    Il Consorzio di Tutela Vini DOC Cirò e Melissa chiude un anno intenso, che lo ha visto protagonista di svariate iniziative locali e nazionali volte a promuovere le proprie aziende e il proprio territorio.

    Dai seminari tenuti dall’Associazione Italiana Sommelier, al Cirò Wine Festival che ha avuto tra i relatori delle masterclass Luca Gardini, alle conferenze tenute durante Vinitaly, l’anno 2023 è stato costellato di momenti che hanno messo in luce l’importanza di questa denominazione che sta compiendo grandi passi in avanti.

    È arrivato da poco anche il Pubblico Accertamento e la Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del riconoscimento a Docg per il Cirò Rosso Riserva, astro nascente della Denominazione, che rappresenta un passaggio chiave per la Denominazione rendendola ancor più competitiva sul mercato.

    “Un anno ricco di soddisfazioni, ma anche di sfide per i nostri produttori, in particolare la gestione del vigneto e della vendemmia sono stati momenti delicati, che hanno richiesto l’impegno costante in campo per portare a casa un prodotto di qualità. Siamo molto contenti del lavoro svolto, che ci ha permesso di tutelare il raccolto e assestarci in linea con la situazione vitivicnicola nazionale. Noi come Consorzio, abbiamo cercato di alzare il percepito dei nostri vini e delle nostre aree vitivinicole, e su questo punteremo anche nei prossimi anni, organizzando eventi e conferenze volti a valorizzare il nostro patrimonio enologico.

    Con piacere abbiamo registrato, rispetto al 2022 un incremento del turismo enogastronomico, che sempre di più vuole scoprire la tradizione e il valore culinario ed enologico della nostra terra” – afferma Raffaele Librandi, Presidente del Consorzio.

    Nonostante l’anno, dal punto di vista prettamente produttivo, sia stato particolarmente sfidante per il Consorzio, non ci sono stati scostamenti dalla media nazionale dal punto di vista di vendite e imbottigliamento , nel corso degli anni, ha intrapreso un cammino che ha portato i vini delle denominazioni a essere conosciuti e apprezzati a livello europeo e non solo. Molto lavoro è stato fatto per dare il giusto valore al territorio vitivinicolo e ai suoi prodotti, ed il Pubblico Accertamento che ha avuto luogo il 16 novembre della Docg Cirò Riserva è stato per il Consorzio una grande conferma che questo percorso virtuoso sta portando i suoi frutti.

    Raffaele Librandi

    Per il passaggio ufficiale a Docg ci vorrà ancora qualche tempo, dopo la Pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale si aspetta l’approvazione da parte della Comunità Europa. Tuttavia, l’iter, iniziato nel 2019, simboleggia la volontà di elevare il territorio e riconoscere il valore vitivinicolo e il pregio che esso possiede e renderlo competitivo all’interno del mercato. “La scelta di far conferire il marchio Docg solo al Rosso Doc Cirò Riserva – spiega Raffaele Librandi, Presidente del Consorzio – è motivata dalla volontà di valorizzare al meglio l’astro nascente della nostra Denominazione, un vino con la giusta struttura e carattere da poter essere competitivo sul mercato. Inoltre, esso viene prodotto con uno dei vitigni più identitari della nostra regione, il Gaglioppo.”

    Quando si parla di zona “classica”, da cui nasce il Rosso Doc Cirò Riserva, si intendono i comuni di Cirò e Cirò Marina. Il comprensorio si sviluppa all’estremo nord della Provincia di Crotone, sul litorale della costa Ionica e nel suo entroterra collinare sino alle prime pendici della Sila. Comprende un territorio esteso per circa 20.000 ettari che si estende lungo la fascia litorale ionica per circa 25 km e si spinge per oltre 10 km nell’entroterra.

    L’iter burocratico non è ancora terminato, e bisognerà aspettare ancora qualche settimana perché il riconoscimento sia ufficiale; tuttavia, i requisiti per accedere allo step finale sono presenti e l’auspicio è che il percorso giunga al più presto al suo compimento. LEGGI TUTTO